{"id":27610,"date":"2014-08-01T00:00:00","date_gmt":"2014-07-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-brexit-inglese-rischia-di-fare-scivolare-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:15","slug":"il-brexit-inglese-rischia-di-fare-scivolare-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/il-brexit-inglese-rischia-di-fare-scivolare-lue\/","title":{"rendered":"Il Brexit inglese rischia di fare scivolare l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Pochi lo desiderano, ma l\u2019Unione europea (Ue) potrebbe scivolare su un piano inclinato al cui termine c\u2019\u00e8 Brexit, ovvero l\u2019uscita della Gran Bretagna. Forse c\u2019\u00e8 stato un vizio d\u2019origine. Ogni contratto contiene compromessi che possono essere interpretati in modo diverso; in genere il tempo o un\u2019autorit\u00e0 superiore risolvono i problemi.<\/p>\n<p>La storia dell\u2019integrazione europea \u00e8 stata contorta e conflittuale; tutti i paesi hanno motivi d\u2019insoddisfazione perch\u00e9 l\u2019Europa \u201creale\u201d non corrisponde alla particolare idea che se n\u2019erano fatti. Mentre altri hanno progressivamente modificato la loro peculiare \u201cidea di Europa\u201d cercando di adattarla all\u2019evoluzione e alle circostanze, lo stesso non \u00e8 successo per la Gran Bretagna.<\/p>\n<p><b>Antieuropeismo inglese: dai laburisti ai conservatori<\/b><br \/>Dall\u2019adesione sono passati quarant\u2019anni, l\u2019Europa \u00e8 oggi molto diversa e il Regno Unito ha avuto otto Primi ministri; la natura del dibattito interno non \u00e8 per\u00f2 mai sostanzialmente cambiata, anche se la bandiera dell\u2019anti-europeismo, un tempo appannaggio dei laburisti \u00e8 passata nelle mani dei conservatori. Abbiamo conosciuto due crisi; questa \u00e8 la terza.<\/p>\n<p>La motivazione comune \u00e8 la diffidenza verso l\u2019integrazione intesa come progetto politico e non solo economico. Il \u201crinegoziato\u201d di Wilson del 1975 fu una farsa destinata a calmare l\u2019ala sinistra del partito; quello thatcheriano degli anni \u201880 era una questione di soldi la cui conclusione min\u00f2 le fondamenta del bilancio comunitario. In seguito si \u00e8 risolto il problema concedendo esenzioni da importanti politiche comuni: Schengen, l\u2019euro.<\/p>\n<p>Finora le richieste del premier David Cameron sono abbastanza vaghe, ma prese complessivamente sembrano voler cambiare la natura dell\u2019Ue: pi\u00f9 restrizioni per gli immigrati (anche comunitari), salvaguardia degli interessi della City, rimpatrio di competenze su alcune politiche comuni, rinuncia formale alla famigerata \u201cunione sempre pi\u00f9 stretta\u201d. Il tutto dovrebbe essere consacrato in un nuovo trattato.<\/p>\n<p><b>Il referendum di Cameron<\/b><br \/>Il problema \u00e8 che la Gran Bretagna si appresta a negoziare con un\u2019Europa in costante evoluzione. Da un lato, dopo gli allargamenti successivi, bisogna trovare il mezzo per gestire un\u2019Ue pi\u00f9 differenziata; esigenza formalmente riconosciuta nel trattato di Lisbona. <\/p>\n<p>Dall\u2019altro, l\u2019euro non pu\u00f2 essere considerato una semplice \u201ccooperazione rafforzata\u201d. La crisi ha dimostrato che chi ne fa parte \u00e8 obbligato a ricercare un\u2019integrazione sempre maggiore. La coabitazione con chi \u00e8 all\u2019esterno pu\u00f2 essere gestibile per paesi che comunque prevedono di aderirvi (come la Polonia) e per paesi che non aderiranno ma sono piccoli (come la Danimarca); il caso della Gran Bretagna \u00e8 strutturalmente diverso.<\/p>\n<p>Il buon senso avrebbe suggerito di gestire il problema in modo pragmatico, ma la dinamica interna al Regno Unito ha imposto un\u2019accelerazione. Quando annunci\u00f2 l\u2019intenzione di rinegoziare le condizioni dell\u2019adesione e promise un referendum sul risultato, Cameron sperava di calmare l\u2019impazienza di una parte del suo partito e togliere spazio ai movimenti populisti.<\/p>\n<p>\u00c8 successo invece il contrario: il disastroso risultato delle elezioni europee lo obbliga ora a rilanciare in senso sempre pi\u00f9 euroscettico, come si \u00e8 visto con il recente rimpasto del governo.<\/p>\n<p>Nutrire la belva populista non fa che accrescerne la fame. Il partito laburista sembra anch\u2019esso caduto nella trappola di promettere un referendum in caso di vittoria elettorale. Se esistesse un premio internazionale all\u2019insipienza politica, Cameron sarebbe il candidato naturale.<\/p>\n<p> Sul continente, salvo poche eccezioni nessuno desidera Brexit. L\u2019apporto del Regno Unito \u00e8 considerato essenziale per motivi economici e politici. Alcune richieste britanniche suscitano simpatia anche in altri paesi. Nessuno vuole essere obbligato ad affrontare le complesse conseguenze dell\u2019uscita di un socio cos\u00ec importante. Si pu\u00f2 quindi prevedere che notevoli sforzi saranno fatti per aiutare Cameron.<\/p>\n<p><b>Rischio contagio per l\u2019Ue<\/b><br \/>Tuttavia il continente affronta la prova con le sue fragilit\u00e0 interne; ci vorr\u00e0 tempo per superarle e per recuperare il consenso degli elettorati. Il pericolo di \u201ccontagio\u201d britannico esiste anche per altri paesi. <\/p>\n<p>L\u2019Ue avr\u00e0 bisogno di una nuova architettura e di un nuovo trattato, ma non pu\u00f2 farsi dettare i tempi dal negoziato britannico e ci devono essere dei paletti insormontabili. Il rafforzamento dell\u2019eurozona \u00e8 una priorit\u00e0 che non pu\u00f2 essere sacrificata. Ci sono limiti alle eccezioni che si possono consentire alle politiche esistenti, per esempio in materia di libera circolazione delle persone e di mercato interno, senza correre il rischio di aprire il vaso di Pandora.<\/p>\n<p>Infine \u201cl\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta\u201d, anche se non ne conosciamo la forma concreta, non \u00e8 un artificio retorico residuo di un passato eroico, ma \u00e8 ancora oggi la condizione per accettare compromessi giustificati solo da un obiettivo strategico.<\/p>\n<p>Nel Regno Unito, l\u2019adesione all\u2019Ue \u00e8 sempre stata difesa da importanti pezzi dell\u2019establishment. La loro \u201cnarrativa\u201d \u00e8 per\u00f2 minimalista e distante da quanto faticosamente si cerca di fare sul continente; il risultato \u00e8 che sono gli euroscettici a definire i termini del dibattito. Ci vorr\u00e0 buon senso da parte di tutti ed \u00e8 lecito sperare nella fantasia dei negoziatori.<\/p>\n<p>Errori catastrofici sono sempre possibili; la Gran Bretagna ha una lunga tradizione di vedere doppiezza dove c\u2019\u00e8 solo la sua incapacit\u00e0 di capire la politica europea dei partner, in primo luogo della Germania. \u00c8 comunque difficile prevedere il risultato di un referendum che sar\u00e0 come sempre giocato sulla pancia contro la ragione.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: anche se dovessero prevalere i voti contrari a Brexit, non sar\u00e0 la fine del dramma, ma solo di un altro capitolo.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi lo desiderano, ma l\u2019Unione europea (Ue) potrebbe scivolare su un piano inclinato al cui termine c\u2019\u00e8 Brexit, ovvero l\u2019uscita della Gran Bretagna. Forse c\u2019\u00e8 stato un vizio d\u2019origine. Ogni contratto contiene compromessi che possono essere interpretati in modo diverso; in genere il tempo o un\u2019autorit\u00e0 superiore risolvono i problemi. La storia dell\u2019integrazione europea \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[90,140],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27610"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=27610"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27610\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62521,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27610\/revisions\/62521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=27610"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=27610"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=27610"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}