{"id":27630,"date":"2014-08-04T00:00:00","date_gmt":"2014-08-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-strano-torpore-dei-mercati\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:14","slug":"lo-strano-torpore-dei-mercati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/lo-strano-torpore-dei-mercati\/","title":{"rendered":"Lo strano torpore dei mercati"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 impressionante la bonaccia dei mercati finanziari e commerciali a fronte dei venti di guerra che segnano i nostri giorni. Le pagine di cronaca internazionale e quelle di economia sembrano appartenere a giornali di epoche diverse.<\/p>\n<p>Eppure quello che si usava chiamare &#8220;arco delle crisi&#8221; \u00e8 tornato prepotente, dai trecento morti dell&#8217;aereo di linea malese abbattuto nei cieli della &#8220;drole de guerre&#8221; ucraina fino al caos libico, passando per lo scontro mortale fra etnie in Iraq e Siria e il devastante attacco israeliano a Gaza.<\/p>\n<p><b>Volatilit\u00e0 mercati finanziari <\/b><br \/>Il &#8220;ritorno della geopolitica&#8221; \u00e8 stato ripetutamente proclamato, in particolare in occasione dell&#8217;annessione russa della Crimea, pur avvenuta senza quasi colpo ferire. Da parte sua, il ministro degli esteri britannico ha parlato di &#8220;systemic disorder&#8221;.<\/p>\n<p>Per contro, l&#8217;indice di volatilit\u00e0 dei mercati azionari si muove intorno a un quarto dei valori dell&#8217;inizio di febbraio (al tempo delle brutte notizie dalle economie emergenti), a loro volta situati a circa un quarto di quelli attorno a cui oscillavano alla fine del 2008, allo scoppio della Grande Recessione.<\/p>\n<p>Il calo degli indici di borsa nel mese di luglio \u00e8 attribuito principalmente a valutazioni economiche. E i manager degli hedge funds non coinvolti nel default argentino fanno sapere di essere andati in vacanza.<\/p>\n<p>E, malgrado le instabilit\u00e0 coinvolgano duramente importanti produttori di idrocarburi, i prezzi del petrolio tendono a situarsi verso il basso delle forchette previste dagli analisti.<\/p>\n<p>Due letture si possono dare di questo stato di cose un po&#8217; sorprendente. La prima \u00e8 quella del fenomeno contingente. I mercati sono relativamente calmi anche grazie all&#8217;attuale larghezza della banche centrali.<\/p>\n<p>Ad ogni momento, a partire dall&#8217;indomani della redazione di queste note, una pi\u00f9 forte percezione dell&#8217;instabilit\u00e0 a causa dell&#8217;acuirsi di una qualsiasi di queste crisi pu\u00f2 portare a oscillazioni e cadute dei corsi. Cosa che peraltro alcuni osservatori finanziari danno comunque per molto probabile entro la fine dell&#8217;anno, ma pi\u00f9 per effetto di un cambio di rotta di Janet Yellen, governatore del Fed, che di un&#8217;alzata di ingegno del presidente russo, Vladimir Putin.<\/p>\n<p>La seconda lettura \u00e8 di sistema, in quanto contempla uno spostamento dell&#8217;asse del sistema internazionale dalla geo-politica all&#8217;interdipendenza economica.<\/p>\n<p><b>Mercato della sicurezza in declino<\/b><br \/>Per usare un gergo da borsa, si potrebbe sostenere che oggi il mercato della sicurezza \u00e8 in declino. La domanda non tira. Morire per la Crimea? Immischiarsi fra sciiti e sunniti? Meglio Assad o i jihadisti? Eccetera.<\/p>\n<p>Ma anche l&#8217;offerta \u00e8 debole: il presidente americano \u00e8 restio a usare la forza (fra le critiche di politologi e oppositori, ma con il consenso di gran parte dell&#8217;opinione pubblica nazionale); dell&#8217;Europa non parliamo.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra parte, l&#8217;economia mondiale \u00e8 impegnata nel tentativo di uscire dalla crisi e dai conseguenti sconquassi che hanno reso fragili tante delle sue componenti nazionali. La globalizzazione non \u00e8 morta e i mercati danno prova di callosit\u00e0 rispetto alle guerre, ai rifugiati e ai morti.<\/p>\n<p>E se mai, \u00e8 l&#8217;economia a invadere il terreno della sicurezza, dal momento che le sanzioni sono spesso chiamate a fungere da protesi sostitutive delle armi tenute in serbo, per una logica fondata sull&#8217;interdipendenza.<\/p>\n<p>Non necessariamente le due letture sono alternative. Il declino della geo-politica non pu\u00f2 che essere parziale e graduale. Ma forse \u00e8 irreversibile, e gi\u00e0 sembra dirci che l&#8217;asticella delle crisi oltre la quale si ha lo sconquasso, o comunque l&#8217;instabilit\u00e0, dei mercati \u00e8 adesso pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p>L&#8217;Unione europea pu\u00f2 beneficiare di un maggior peso dell&#8217;economia nella sicurezza internazionale, data la sua poca consistenza in materia di &#8220;hard power&#8221;. <\/p>\n<p>Ma questo non significa potersi adagiare nell&#8217;irresponsabilit\u00e0. Significa elaborare una concezione pi\u00f9 strategica dell&#8217;economia, inclusa la valutazione dei costi (economici) e dei ritorni (in termini di sicurezza) nell&#8217;uso dei suoi strumenti. A cominciare dalle sanzioni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 impressionante la bonaccia dei mercati finanziari e commerciali a fronte dei venti di guerra che segnano i nostri giorni. 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