{"id":27680,"date":"2014-08-05T00:00:00","date_gmt":"2014-08-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lintroduzione-delleuro-i-vincitori-e-i-vinti\/"},"modified":"2017-11-03T15:24:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:24:14","slug":"lintroduzione-delleuro-i-vincitori-e-i-vinti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/lintroduzione-delleuro-i-vincitori-e-i-vinti\/","title":{"rendered":"L\u2019introduzione dell\u2019Euro, i vincitori e i vinti"},"content":{"rendered":"<p>Con l&#8217;introduzione dell&#8217;euro non si \u00e8 deciso solo di creare la prima e unica unione monetaria non legata ad un solo Stato. Dietro, vi \u00e8 una scelta politica pi\u00f9 profonda che ha portato i paesi membri a trasferire gradualmente la loro autonomia sulle politiche fiscali e a perdere sempre pi\u00f9 il controllo su molte dinamiche finanziarie, produttive e salariali interne. <\/p>\n<p>Dopo pi\u00f9 di dieci anni dalla sua introduzione e soprattutto durante la crisi del debito sovrano, il dibattito sui costi e benefici dell\u2019euro \u00e8 pi\u00f9 che mai intenso. \u00c8 quindi opportuno tentare una parziale analisi sul tema che sia il pi\u00f9 possibile rigorosa e completa.<\/p>\n<p><b>Gli effetti redistributivi dell\u2019euro tra paesi<\/b><br \/>La maggior parte della letteratura economica si \u00e8 finora focalizzata sulla valutazione degli effetti redistributivi dell\u2019euro a livello nazionale, vale a dire come l&#8217;euro ha avuto un impatto sulla disuguaglianza tra stati membri. <\/p>\n<p>L&#8217;introduzione di una moneta comune in Europa \u00e8 stata trainata dalla fede idealistica che il conseguente aumento del commercio e una pi\u00f9 sana politica monetaria avrebbero portato gli stati membri a godere di sempre maggiori livelli di prosperit\u00e0, ad accelerare il processo di convergenza e a favorire la creazione di un unico comune e il mercato pi\u00f9 efficiente. <\/p>\n<p>Allo stesso tempo, questo avrebbe favorito un processo di <i>catch up<\/i> &#8211; raggiungimento &#8211; tra gli stati membri, beneficiando quindi di pi\u00f9 i paesi relativamente meno sviluppati. <\/p>\n<p>L\u2019analisi economica finora non ha raggiunto tuttavia una risposta univoca sull\u2019effettivit\u00e0 di questo processo. Nel periodo tra il 2000 e il 2007 vi \u00e8 stato un notevole grado di convergenza delle variabili nominali, suggerendo forti progressi nel benefico processo di convergenza gi\u00e0 in corso prima del 1999. La crisi, tuttavia, sembra aver invertito questo meccanismo: considerando in tutto il periodo 2000-2014, i paesi con il pi\u00f9 alto livello iniziale di Pil pro capite sono infatti cresciuti relativamente di pi\u00f9.<\/p>\n<p><b>Gli effetti redistributivi dell\u2019Euro all\u2019interno dei paesi<\/b><br \/>\u00c8 ora giusto chiedersi se l&#8217;euro ha aumentato la parit\u00e0 economica all&#8217;interno degli stati, cio\u00e8 la distribuzione del reddito all&#8217;interno degli stessi paesi. Analizzando l&#8217;andamento delle disparit\u00e0 di reddito nella zona euro nel suo insieme, dopo il 1999, il coefficiente di Gini che misura la diseguaglianza di una distribuzione \u00e8 aumentato da 0,28 nel 2000 a 0,30 del 2007, un livello che in qualche modo uguale rispetto all\u2019indicatore medio Gini dei paesi dell&#8217;Ocse. <\/p>\n<p>Tuttavia, il solo indicatore aggregato non \u00e8 necessariamente corretto, dal momento che esso nasconde importanti differenze interne. Consideriamo i due paesi che ora appaiono pi\u00f9 lontani dal punto di vista di performance economica, Grecia e Germania. <\/p>\n<p>Nel primo, tutti i decili (le dieci frazioni in cui \u00e8 stata divisa la popolazione) hanno visto il loro reddito crescere pi\u00f9 di quanto ogni decile tedesco ha visto fare negli ultimi dieci anni. La crescita del reddito disponibile \u00e8 stata molto bassa in quasi tutta la distribuzione in Germania, ma in particolar modo nei decili pi\u00f9 bassi: questo \u00e8 particolarmente evidente dalla partenza del processo di convergenza al 2008 quando il 30% dei tedeschi pi\u00f9 poveri ha subito una crescita negativa del reddito reale.<\/p>\n<p>In direzione opposta, \u00e8 il caso della Grecia, dove i decili pi\u00f9 bassi hanno guadagnato nello stesso periodo rispetto al resto della popolazione. <\/p>\n<p>Inoltre, osservando la quota di reddito nazionale equivalente di ciascun quintile, emerge come nel periodo 1999-2007 (barra blu), il quintile superiore della popolazione tedesca ha guadagnato circa il 4 per cento, nonostante una diminuzione in tutti gli altri quintili di reddito. <\/p>\n<p>In Grecia, invece, il primo, il secondo e il quinto quintile hanno tutti guadagnato prima dello scoppio della crisi. Considerando anche il periodo della crisi (barra rossa), emerge come in Grecia i quintili centrali della distribuzione (2-4) sono riusciti a guadagnare relativamente il massimo in termini di quota di reddito nazionale, compensando i guadagni degli altri prima del 2007. <\/p>\n<p>Questa tendenza di contro-bilanciamento delle evoluzioni 1999-2007 non \u00e8 presente in Germania, dove negli ultimi anni il guadagno relativo del quintile superiore \u00e8 diminuito solo parzialmente.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/giovannini.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><b>Un pi\u00f9 serio dibattito sull\u2019Euro<\/b><br \/>Queste mere statistiche necessitano un\u2019analisi pi\u00f9 attenta e completa per determinare vincitori e vinti dell\u2019introduzione dell\u2019euro. Tuttavia, essi suggeriscono come sia necessario un dibattito diverso e pi\u00f9 completo di quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che ha portato a forti contrapposizioni ideologiche alquanto inconcludenti. <\/p>\n<p>Solo grazie ad un\u2019analisi simile, accompagnata dalla definizione dei componenti principali attraverso i quali la moneta comune ha avuto un impatto sulla distribuzione del reddito, sar\u00e0 possibile ottenere indicazioni utili su quelle politiche necessarie per migliorare il funzionamento della zona euro e assicurare una maggiore prosperit\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;introduzione dell&#8217;euro non si \u00e8 deciso solo di creare la prima e unica unione monetaria non legata ad un solo Stato. 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