{"id":27780,"date":"2014-08-19T00:00:00","date_gmt":"2014-08-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/stanno-passando-al-piano-b\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:07","slug":"stanno-passando-al-piano-b","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/stanno-passando-al-piano-b\/","title":{"rendered":"Stanno passando al Piano B"},"content":{"rendered":"<p>Il Vertice del 14-16 luglio scorso a Fortaleza in Brasile dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ha segnato un passaggio importante nella vita di questa organizzazione, per lungo tempo considerata come poco pi\u00f9 che la concretizzazione di un acronimo fortunato, creato nel 2001 da un banchiere di Goldman Sachs. <\/p>\n<p>N\u00e9 per la verit\u00e0, nei primi anni, aveva fatto molto per correggere una simile impressione, aldil\u00e0 dell\u2019affermazione di voler svolgere un ruolo pi\u00f9 incisivo sulla scena internazionale, per riequilibrare a favore delle economie emergenti &#8211; e pi\u00f9 in generale del Sud del Mondo &#8211;  lo strapotere economico dell\u2019Occidente e delle istituzioni finanziarie da esso dominate.<\/p>\n<p>L\u2019ambizione sembrava quella di riprendere, aggiornandolo, il progetto politico degli anni di Perez Guerrero, che vedeva nell\u2019Unctad lo strumento per rovesciare la logica tradizionale del rapporto Nord-Sud e promuovere una autonoma dimensione Sud-Sud, foriera di una <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2774\" target= \"blank\"><b><u>diversa relazione Sud-Nord<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Ma essa era rimasta sinora essenzialmente confinata in dichiarazioni politiche di principio, sebbene la quota dei paesi Brics sul totale del commercio mondiale sia andata gradualmente aumentando. Oggi si aggira intorno al 20%: un dato rispettabile, ma non decisivo. <\/p>\n<p><b>Ora provano a farlo da soli<\/b><br \/>Ora per\u00f2 il quadro \u00e8 cambiato, a seguito della creazione, decisa a Fortaleza, di una Banca di Sviluppo dei Brics (<i>New Development Bank<\/i> &#8211; Ndb) con una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari, e di un Fondo di intervento straordinario (<i>Contingency Riserve Arrangement<\/i> &#8211; Cra) con una dotazione iniziale di 100 miliardi di dollari. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 non tanto sotto il profilo strettamente quantitativo: le sole Cina, India e Brasile sono esposte nei confronti della Banca Mondiale per 66 miliardi di dollari, una cifra che supera l\u2019intera capitalizzazione della nuova Ndb. <\/p>\n<p>Cos\u00ec come i 100 miliardi del Cra potrebbero far poco per ovviare ad una crisi finanziaria di dimensioni significative. Il dato di rilievo \u00e8 politico ed \u00e8 quello che, per la prima volta, una organizzazione regionale ha messo in discussione la posizione dominante del Fmi e della Banca Mondiale, dando vita a propri strumenti volti ad affrontare gli stessi problemi con una prospettiva e con modalit\u00e0 di azione sottratte all\u2019imperio delle economie avanzate.<\/p>\n<p>Una riforma, approvata nel 2010, si era proposta di risolvere l\u2019annosa questione dei criteri di ripartizione delle quote del Fmi, correggendo il pesante squilibrio in danno dei paesi emergenti, che attribuiva ai paesi occidentali (e in primis agli europei) una posizione di privilegio che non aveva pi\u00f9 giustificazione nel mutato contesto economico mondiale. <\/p>\n<p>L\u2019opposizione, in particolare degli Stati Uniti, ha portato ad uno stallo che ha di fatto posto nel nulla la riforma ed ha indotto i paesi Brics &#8211; i quali gi\u00e0 nel primo loro Vertice tenutosi ad Yekaterinenburg nel 2009 avevano manifestato la loro insoddisfazione &#8211; a rompere gli indugi ed accelerare la decisione. Dietro la quale si intravedono interessi convergenti, che vanno oltre la questione delle quote, per tracciare i primi lineamenti di quel nuovo ordine mondiale di cui molto si \u00e8 sin qui parlato ma poco si \u00e8 visto. <\/p>\n<p><b>Alla loro testa \u00e8 la Cina<\/b><br \/>La Cina fa ovviamente la parte del leone in una operazione di cui \u00e8 di gran lunga il primo finanziatore; se ne potr\u00e0 servire per rafforzare le sinergie con le altre strutture finanziarie regionali cui sta lavorando (dalla <i>Chang Mai Iniziative Multilateralisation<\/i> &#8211; Cmim &#8211; alla proposta di una <i>Asian Infrastructure Investment Bank<\/i> &#8211; Aiib), ma soprattutto per crearsi una <i>costituency <\/i>che dia credibilit\u00e0 all\u2019ambizione di svolgere un ruolo di potenza globale anche a livello finanziario. <\/p>\n<p>La Russia, espulsa dal G8, potr\u00e0 trovare, non certo una soluzione a lungo termine dei suoi problemi, ma uno strumento di buona utilit\u00e0 negoziale nei confronti dei suoi (ex) partner finanziari dell\u2019Occidente. <\/p>\n<p>L\u2019India, cui \u00e8 stata riservata una posizione di rilievo nella <i>governance <\/i>delle nuove istituzioni, ha interesse a vedere da un lato confermata la sua posizione di <i>major player<\/i> internazionale, e dall\u2019altro di partner politicamente anche se non finanziariamente paritario della Cina, lasciando intravedere in prospettiva uno scenario di mutuo vantaggio fra le due Super-potenze asiatiche, che potrebbe risultare decisivo per una maggiore stabilit\u00e0 geo-politica del Continente.<\/p>\n<p>Sud Africa e Indonesia non possono che trarre vantaggio da qualsiasi strumento che in qualche modo possa alleggerire la pressione esercitata nei loro confronti dal combinato disposto Banca Mondiale e Fmi.<\/p>\n<p><b>Un multilaterale alternativo?<\/b><br \/>Parlare di una rivoluzione in atto sarebbe prematuro. Il livello dell\u2019ambizione dovr\u00e0 trovare conferma nella capacit\u00e0 di porre a disposizione risorse finanziarie importanti e &#8211; cosa ancor pi\u00f9 decisiva &#8211; di essere in grado di elaborare nel tempo una strategia comune. <\/p>\n<p>Fra i paesi Brics permangono molte differenze, di struttura economica e di visione politica, che potrebbero creare tensioni in grado di porre nel nulla gli entusiasmi di Fortaleza. Ci\u00f2 detto, resta il fatto incontrovertibile che le decisioni prese hanno aperto una diversa prospettiva nella gestione degli equilibri finanziari globali, in nome del mutato rapporto fra le grandezze economiche rispettive, anche se (non ancora) delle rispettive capacit\u00e0 di azione politica a livello globale. <\/p>\n<p>\u00c8 uno scenario su cui da tempo si discetta a livello teorico e che ora si presenta come una realt\u00e0 concreta: si tratta di un dato che non dovrebbe essere percepito tanto come una minaccia, quanto come una opportunit\u00e0 per fare &#8211; ciascuno per la sua parte &#8211; i propri \u201ccompiti a casa\u201d prima che diventi troppo tardi per dedicarvisi con la necessaria ponderazione. <\/p>\n<p>Nel frattempo &#8211; come ha dichiarato il Presidente del <i>National Security Advisory Board <\/i>indiano, l\u2019ambasciatore Shyam Saran, \u201cil sesto Vertice del Brics in Brasile ha segnato il passaggio da un gruppo unito da preoccupazioni condivise, ad un gruppo legato da comuni interessi\u201d.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vertice del 14-16 luglio scorso a Fortaleza in Brasile dei paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) ha segnato un passaggio importante nella vita di questa organizzazione, per lungo tempo considerata come poco pi\u00f9 che la concretizzazione di un acronimo fortunato, creato nel 2001 da un banchiere di Goldman Sachs. 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