{"id":27800,"date":"2014-08-19T00:00:00","date_gmt":"2014-08-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/buone-intenzioni-difficilissime-da-attuare\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:09","slug":"buone-intenzioni-difficilissime-da-attuare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/buone-intenzioni-difficilissime-da-attuare\/","title":{"rendered":"Buone intenzioni, difficilissime da attuare"},"content":{"rendered":"<p>La \u201cguerra civile\u201d in Iraq sembra arrivata a un punto di non ritorno. L\u2019IS (Stato islamico), minaccia non solo il Kurdistan, ma anche Baghdad. Il collasso delle truppe irachene suscita serissimi dubbi sulla tenuta politica e militare sciita. <\/p>\n<p>La ricomposizione dei rapporti fra sciiti, sunniti e curdi iracheni che isoli l\u2019IS \u00e8 ora, comunque, l\u2019obiettivo del dopo Maliki, sostenuto dagli Usa, dall\u2019Iran, dal carismatico leader religioso sciita Al-Sistani e da alcuni (quanti?) capitrib\u00f9 sunniti.<\/p>\n<p><b>\u00c8 in gioco il sistema creato dopo il 1918<\/b><br \/>Obiettivo realistico o ennesima illusione? Difficile fare previsioni ma il pessimismo \u00e8 d\u2019obbligo. L\u2019indipendenza del Kurdistan appare oggi ai curdi pi\u00f9 che mai necessaria per fermare l\u2019espansionismo sunnita nel proprio territorio, ricco di petrolio e quindi strategico per il nuovo \u201ccaliffato\u201d. Altro motivo di divisione interna che complica il quadro del conflitto sunnita-sciita. <\/p>\n<p>\u00c8 impressione diffusa, infine, che un massiccio coinvolgimento militare americano sarebbe controproducente. In definitiva, se al disastro iracheno si aggiunge quello siriano \u00e8 difficile evitare l\u2019interrogativo di fondo: \u00e8 possibile pacificare il Medio Oriente senza rimettere in discussione quella <i>Peace to end all Peace<\/i>  (cos\u00ec definita dallo storico americano David Fromkin) che ridisegn\u00f2 il mondo arabo dopo il collasso dell\u2019Impero ottomano? <\/p>\n<p>L\u2019offensiva dell\u2019IS ha reso esplicito lo stretto collegamento tra la situazione irachena e quella siriana. In entrambi i casi siamo di fronte (e non da oggi) al fallimento di due Stati privi di solide radici storiche, tenuti in piedi per decenni da regimi totalitari governati da una minoranza interna (alawita in Siria, sunnita in Iraq). <\/p>\n<p>Ci\u00f2 spiega (anche) lo \u201cstraripamento\u201d dell\u2019IS in Iraq. Sperare quindi che in questi due paesi si affermino formule di tipo federale, ideali sulla carta, che garantiscano a ogni setta una quota prestabilita di potere (lo schema libanese) appare oggi, purtroppo, irrealistico: sia in Siria, sia in Iraq. <\/p>\n<p>N\u00e9 gli alawiti siriani, \u201ccugini\u201d degli sciiti, n\u00e9 i sunniti iracheni, possono pi\u00f9, d\u2019altra parte, illudersi di \u201ccomandare\u201d come se niente fosse successo. Ci\u00f2 potrebbe avvenire soltanto con il ripristino di regimi dittatoriali come unico modo per tenere insieme realt\u00e0 etniche e culturali incapaci di convivere in un contesto democratico.<\/p>\n<p><b>Usa, potenza indispensabile<\/b><br \/> La vicenda dei cristiani e dei yazidi minacciati di genocidio (crocifissioni, decapitazioni, stupri, massacri e conversioni forzate che ricordano i tempi oscuri della storia) continua a suscitare un vasto ripudio. <\/p>\n<p>Obama, con i raid sull\u2019IS ha reagito con estrema prontezza. Ha dimostrato, con buona pace degli eterni critici degli Stati Uniti, che l\u2019America resta un paese \u201cindispensabile\u201d, per intervenire efficacemente in situazioni drammatiche di crisi umanitaria. <\/p>\n<p>Cos\u00ec facendo Obama ha riproposto la complessa questione, gi\u00e0 posta criticamente da Hillary Clinton e altri, dell\u2019eventuale aiuto militare ai settori moderati del sunnismo in Siria, ora intrappolati, ad Aleppo e altrove, tra i fuochi incrociati dell\u2019IS e dell\u2019esercito di Al Assad. Aiuto che molti, negli Usa, giudicano necessario per evitare che la comunit\u00e0 sunnita percepisca sempre di pi\u00f9 \u201cl\u2019intervento in Iraq e il non intervento in Siria\u201d come il risultato di una politica dei \u201cdue pesi, due misure\u201d.<\/p>\n<p><b>Buoni propositi, ma come?<\/b><br \/>Se il nuovo governo che si profila a Baghdad non riuscir\u00e0 a fare il miracolo di recuperare le trib\u00f9 sunnite che hanno sfidato il potere centrale, l\u2019IS continuer\u00e0 probabilmente a dominare una parte importante del territorio iracheno. In ogni caso saranno cruciali nuovi rapporti tra Iran e paesi sunniti, Turchia e Arabia saudita in particolare, per ora assai cauti nei riguardi dell\u2019IS. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte la pacificazione in Medio Oriente dipende non solo da una soluzione condivisa della questione palestinese, ma anche dal superamento del conflitto sunniti-sciiti. <\/p>\n<p>Il che richiederebbe un approccio strategico americano meno condizionato dai parametri che hanno provocato, ha detto recentemente Obama all\u2019Accademia militare di West Point, \u201calcuni degli errori pi\u00f9 costosi che abbiamo commesso, nati dalla nostra ansia di avventurismo militare\u201d (evidente il riferimento alla guerra in Iraq del 2003). <\/p>\n<p>Come? Occorre, ha spiegato, \u201caccompagnare gli strumenti tradizionali della politica estera con l\u2019aiuto allo sviluppo, le sanzioni, l\u2019esortazione a rispettare il diritto internazionale e, solo se fosse efficace e imprescindibile, l\u2019azione militare multilaterale\u201d. Un approccio che esprime uno spirito nuovo, pi\u00f9 necessario che mai alla superpotenza costretta ad agire in un mondo sempre pi\u00f9 frammentato.<\/p>\n<p><b>Gli europei cominciano a svegliarsi?<\/b><br \/>L\u2019Unione europea (Ue), fino ad ora assente dalla scena, potrebbe avere grande peso nella ricerca di una soluzione positiva in Medio Oriente. La recente riunione straordinaria dei Ministri degli Esteri Ue (15 agosto), tenacemente promossa dall\u2019Italia e dalla Francia, rappresenta un primo passo in questa direzione. <\/p>\n<p>Alcuni paesi europei affiancheranno gli Stati Uniti negli aiuti militari ai curdi, gli unici in Iraq capaci in questa fase di opporsi all\u2019IS. Novit\u00e0 da non sottovalutare.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cguerra civile\u201d in Iraq sembra arrivata a un punto di non ritorno. L\u2019IS (Stato islamico), minaccia non solo il Kurdistan, ma anche Baghdad. Il collasso delle truppe irachene suscita serissimi dubbi sulla tenuta politica e militare sciita. 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