{"id":27810,"date":"2014-08-23T00:00:00","date_gmt":"2014-08-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/questa-guerra-ha-bisogno-di-una-strategia\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:07","slug":"questa-guerra-ha-bisogno-di-una-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/08\/questa-guerra-ha-bisogno-di-una-strategia\/","title":{"rendered":"Questa guerra ha bisogno di una strategia"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo aspettato gli americani mentre gli americani aspettavano noi. Attribuendo loro \u2018la responsabilit\u00e0 delle responsabilit\u00e0 nelle attuali vicende irachene, come se gli europei, in un modo o nell\u2019altro, non vi avessero partecipato. <\/p>\n<p>Nel frattempo, non abbiamo raccolto informazioni sufficienti sulla portata del fenomeno IS (<i>Islamic State<\/i>), e il suo straordinario dinamismo. Solo ora, che gli americani sono entrati  in scena, adducendo ragioni umanitarie e di sicurezza del proprio personale in loco, ma in realt\u00e0 guidati dall\u2019incubo del 9\/11, stiamo avviando il lavoro di ricognizione: quanti sono? chi sono? chi li guida? chi li finanzia e perch\u00e9? Dove sono le basi operative? Chi \u00e8 all\u2019apice di questa efficientissima catena di comando? Dove comincia e dove finisce il califfato? Chi sono gli emiri di oggi, e quelli in pectore di domani? <\/p>\n<p>Sull\u2019 IS disponiamo delle notizie, atroci, che l\u2019IS stesso vuole far sapere al mondo. Sappiamo tuttavia che ha allargato rapidamente i propri insediamenti in Siria , che si muove con scioltezza tra Siria e Iraq fino alle porte di Baghdad, che usa metodi spietati e un sistema spregiudicato di alleanze con clan sunniti alla disperazione, che unisce ad armamenti sofisticati tattiche da guerriglia, che agisce con lucidit\u00e0 e precisione militare, che ha sradicato almeno mezzo milione di persone tra cui migliaia di curdi di Siria, che considera gli sciiti nemici da contrastare, e le minoranze, cristiane e non, presenze da eliminare, e che vede nell\u2019Occidente il principale nemico. <\/p>\n<p>Assassinio di James Foley docet. Da non sottovalutare nemmeno la citazione di Roma, e in sott\u2019ordine Istanbul, come mete da abbattere. Come per Al-Qaida in tempi recenti, il vero nemico dell\u2019IS \u00e8 l\u2019Occidente, evidentemente percepito in caduta libera, e arroccato sulla difensiva, non pi\u00f9 incline a intraprendere crociate. Anche l\u2019IS commette errori di valutazione.<\/p>\n<p>Ora l\u2019Occidente, pur con estrema lentezza e mille remore, sta reagendo. E quanti, altrove, hanno finanziato e rifornito le armate dell\u2019IS cominciano a temere per la solidit\u00e0 dei propri reami. La Nato metter\u00e0 a fuoco il problema il 5 settembre. La Ue lo ha fatto il 15 agosto in una riunione di emergenza.<\/p>\n<p><b>I Peshmerga non bastano<\/b><br \/>\u00c8 chiaro che armare i peshmerga pu\u00f2 essere solo un tassello di una strategia ampia e complessa. Un primo passo, un\u2019idea brillante gi\u00e0 sperimentata a suo tempo con successo, valida a fornire risposta alle nostre opinioni pubbliche, cristiane e non, inorridite dall\u2019efferatezza esibita in video. E ad evitare almeno per il momento di posare i \u2018boots on the ground\u2019, argomento che non vale solo per gli americani. <\/p>\n<p>Un secondo passo \u00e8 stato convincere Al Maliki a lasciare il posto. Il terzo, cruciale, dovr\u00e0 essere convincere i clan sunniti di Anbar e dintorni a schierarsi con Al Abadi, e i curdi stessi ad accantonare per ora l\u2019obiettivo dell\u2019indipendenza. <\/p>\n<p>Occorrer\u00e0 dotarsi davvero di buoni argomenti, visto che da anni ai sunniti di Iraq \u00e8 stato riservato il ruolo di vittime e che i curdi intravedono un\u2019occasione storica (per molti versi meritata) per sganciarsi. Ma la strategia non pu\u00f2 esaurirsi qui.<\/p>\n<p>Spuntano da Parigi e da Londra iniziative di conferenze internazionali. L\u2019idea non \u00e8 nuova, e suona perfino banale visto che analisti appena pi\u00f9 esperti dell\u2019area l\u2019hanno enunciata da tempo. Uno schema gi\u00e0 sperimentato negli anni scorsi per i Balcani, peraltro non senza difficolt\u00e0 e tempi lunghi. <\/p>\n<p>Una conferenza internazionale, perch\u00e9 non vada fallita e non faccia emergere contrasti piuttosto che appianarli, presuppone una serie di decisioni a monte, da far maturare con una vasta e impegnativa concertazione. <\/p>\n<p>Presuppone anche che si guardi non solo al breve ma al medio-lungo termine. E che essa non sia  sporadica ma \u2018permanente\u2019, per accompagnare un movimento di de-scalation dapprima e poi una stabilizzazione regionale il pi\u00f9 possibile democratica, a partire dalla ricostruzione di istituzioni inclusive e proseguendo con aiuti alla modernizzazione e allo sviluppo. <\/p>\n<p>Presuppone, soprattutto, che tutti i protagonisti regionali e internazionali vi partecipino <i>bona fide<\/i>, ognuno conferendo il contributo di competenza.<\/p>\n<p><b>Due questioni da affrontare <\/b><br \/>Nessuna strategia pu\u00f2 prescindere dal considerare il bacino Siria-Irak-Libano nel suo insieme. Non solo perch\u00e9 l\u2019IS ha scavalcato le frontiere a partire da basi verosimilmente collocate in Siria (in primis Raqqa, in zona curda) e si muove con agio nei due territori investendo anche il Libano, ma perch\u00e9 la Siria si \u00e8 dimostrata la madre di tutte le battaglie, il luogo in cui si esercitano tutte le ambizioni e velleit\u00e0 dei paesi vicini, senza che nessuna forza abbia potuto per ora prevalere: non basta respingere l\u2019IS nelle sue roccaforti in Siria, equivarrebbe ad avvallarne la presenza in area, a prolungarne le capacit\u00e0 militari, a sottovalutarne il potenziale dirompente di sovversione nel vicinato e di terrorismo nei nostri paesi <\/p>\n<p>Occorre fare chiarezza su quali possano essere gli assetti futuri nell\u2019area: vogliamo preservare i confini e puntare su assetti inclusivi di minoranze etnico-religiose, immaginando Stati che fondino la propria legittimit\u00e0 sulla <i>rule of law<\/i>, rispetto dei diritti umani, standard sufficienti a garantire tutti i cittadini, criteri di modernizzazione e sviluppo che implichino pari opportunit\u00e0 per tutti\/tutte? <\/p>\n<p>Oppure siamo disposti a percorrere scorciatoie basate sulla separazione atavica tra sciiti e sunniti, cristiani e islamici, emiri e califfi, o altro? e in tal caso quale sarebbe la spartizione delle risorse (energia anzitutto, ma anche terreni fertili o meno)? <\/p>\n<p>Teniamo presente che nel secondo caso sarebbe tra l\u2019altro ineluttabile un qualche implicito riconoscimento all\u2019accorpamento di Crimea e magari Ucraina orientale sotto il manto protettivo della \u201cmadrepatria\u201d Russia. La stessa problematica si pose a suo tempo per i Balcani ove, nell\u2019incertezza, imperversarono conflitti, pulizie etniche, esodi di intere comunit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Il ruolo chiave degli attori regionali<\/b><br \/>\u00c8 necessario che le risposte a queste domande siano concordate e consolidate in una larga intesa anzitutto con i protagonisti regionali, in particolare Golfo, con in testa Arabia Saudita, Turchia, Iran, e pi\u00f9 oltre Egitto, Lega Araba, Unione Africana.<\/p>\n<p>Questi stessi protagonisti regionali andrebbero richiamati ad un\u2019immediata uscita dall\u2019ambiguit\u00e0: un conto \u00e8 offrire generoso riparo a profughi e migranti e un conto \u00e8 alimentare la conflittualit\u00e0 con finanziamenti, forniture di armi, libero transito di miliziani dal proprio territorio, tolleranza rispetto all\u2019estremismo ideologico-religioso &#8211; aspetto questo davvero cruciale, per il quale le democrazie occidentali non stanno dimostrando particolare attivismo, come inibite da una dipendenza energetica e logistica che rischia di essere pagata in termini di sicurezza nazionale e globale.<\/p>\n<p>Tutti questi paesi hanno ora buone ragioni per correggere una politica destinata prima o poi a  tracimare con effetti sovversivi entro i loro confini.<\/p>\n<p>Essenziale \u00e8 il coinvolgimento dell\u2019Iran, che sta sostenendo la Siria di Assad ma potrebbe dar prova di pragmatismo ove, come gi\u00e0 dichiarato, possa ottenere una chiusura soddisfacente della questione nucleare e, soprattutto, ove il risultato finale dell\u2019intera operazione si traduca in un nuovo equilibrio di influenze in area tra arabo-sunniti e sciiti: un \u2018rebalancing\u2019 probabilmente messo in conto dallo stesso Obama.<\/p>\n<p>Oltre la regione, occorre naturalmente la partecipazione diplomatica della Russia, oggi in rotta di collisione con l\u2019Occidente sulla vicenda ucraina, ma ben consapevole dei rischi di commistione dell\u2019estremismo mediorientale con le mai sopite istanze del mondo islamico interno. La Russia di Putin potrebbe anche scorgere un interesse a collaborare per mantenere una influenza in area nonch\u00e9 riscattare il proprio prestigio e credibilit\u00e0 internazionali. Senza escludere che, paradossalmente, lo scacchiere mediorientale possa contribuire ad alleggerire lo scontro in quello est-europeo.<\/p>\n<p><b>Non si pu\u00f2 aggirare la questione siriana<\/b><br \/>  Infine, l\u2019aspetto forse pi\u00f9 difficile: la Siria. Nella partita siriana, non vi sono peshmerga su cui poggiare una strategia internazionale di contrasto all\u2019IS. N\u00e9 i curdi siriani (rifugiatisi nei mesi scorsi in Kurdistan e da ultimo unitisi alle fila dei curdi iracheni) n\u00e9 tantomeno il ceto medio, imprenditori, professionisti, insegnanti o altro, organizzatosi in opposizione al regime, paiono in grado di esercitare, da soli, una qualche resistenza efficace all\u2019IS. <\/p>\n<p>Si pu\u00f2 discutere sulla opportunit\u00e0 di fornire anche a loro armi e addestramento militare. Ma i tempi stringono. Occorrer\u00e0 quindi riflettere se e come utilizzare la professionalit\u00e0 delle Forze Armate siriane (o parte di esse), le sole che dimostrano una capacit\u00e0 di contrasto e che da ultimo hanno inflitto all\u2019IS sconfitte e arretramenti. <\/p>\n<p>Del resto, questo Esercito, in larghissima parte sunnita, che ha combattuto pressoch\u00e9 compatto per anni senza mai sfaldarsi (isolati i casi di diserzione, che secondo alcune fonti si sarebbero uniti proprio all\u2019IS) potrebbe rivelarsi fedele allo Stato pi\u00f9 che al regime, e non andrebbe in ogni caso smantellato per non ripetere l\u2019errore compiuto in Iraq. Al ceto medio, per contro, spetter\u00e0 il compito di ricostruire la Siria del futuro, e di governarla. <\/p>\n<p>Un\u2019operazione dunque particolarmente complessa, che richiede unanimit\u00e0 di intenti innanzi tutto tra europei e occidentali, senza fughe in avanti unilaterali o arretramenti, chiarezza di obiettivi, e un\u2019informativa accurata presso le opinioni pubbliche che non sia dettata da animosit\u00e0 o emotivit\u00e0 del momento.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo aspettato gli americani mentre gli americani aspettavano noi. Attribuendo loro \u2018la responsabilit\u00e0 delle responsabilit\u00e0 nelle attuali vicende irachene, come se gli europei, in un modo o nell\u2019altro, non vi avessero partecipato. Nel frattempo, non abbiamo raccolto informazioni sufficienti sulla portata del fenomeno IS (Islamic State), e il suo straordinario dinamismo. 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