{"id":27900,"date":"2014-09-01T00:00:00","date_gmt":"2014-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/crisi-di-attenzione-e-di-modelli\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:03","slug":"crisi-di-attenzione-e-di-modelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/crisi-di-attenzione-e-di-modelli\/","title":{"rendered":"Crisi di attenzione e di modelli"},"content":{"rendered":"<p>Qualche centinaio o diverse migliaia: sul numero dei combattenti per la jihad islamica provenienti da paesi occidentali non vi sono certezze, ma il fenomeno ha preso una dimensione che, prima ancora di preoccupare, lascia esterrefatti.<\/p>\n<p>I centri di reclutamento sembrano fiorire in Europa, un po\u2019 ovunque: se all\u2019inizio si pensava che la concentrazione massima potesse essere laddove maggiore era la presenza di comunit\u00e0 immigrate &#8211; in Francia e in Gran Bretagna soprattutto &#8211; si \u00e8 visto che, grazie ad una azione capillare attentamente preparata, la rete si \u00e8 estesa sempre pi\u00f9, dalla Scandinavia sino all\u2019Italia. <\/p>\n<p>Le affermazioni dei rappresentanti dell\u2019Ucoii (Unione delle Comunit\u00e0 islamiche d\u2019Italia), secondo cui da noi il problema sarebbe del tutto marginale, se non quasi inesistente, sono state rapidamente contraddette da quanto continua ad emergere circa l\u2019esistenza di reti di collegamento in varie parti del paese.<\/p>\n<p><b>Colti di sorpresa e disattenti<\/b><br \/>Che ci si sia tutti accorti in ritardo del diffondersi di un fenomeno che cresceva sotto i nostri occhi senza lasciare apparentemente tracce visibili, \u00e8 fuori di dubbio. Cos\u00ec come \u00e8 indubbio che ci siamo trovati impreparati nel tentare di decifrare le ragioni che hanno indotto una quota non irrilevante di cittadini europei (oltre ai combattenti veri e propri, va tenuto conto di un\u2019area grigia pi\u00f9 vasta di complicit\u00e0 e sostegni pi\u00f9 o meno clandestini) a rispondere ad un appello che nega in radice i principi di tolleranza cui dichiarano di ispirarsi le nostre societ\u00e0. <\/p>\n<p>Da un lato, si pone un problema di prevenzione; dall\u2019altro, c\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di approfondire percezioni psicologiche e condizionamenti su cui siamo stati evidentemente troppo distratti.<\/p>\n<p>Alle frange estremiste delle comunit\u00e0 musulmane sembra essere stata riservata a lungo un\u2019attenzione di routine. Un controllo simile a quello con cui venivano tenuti d\u2019occhio estremismi di varia fattura e consistenza, senza troppo preoccuparsi del fatto che, in questo caso, si trattava di comunit\u00e0 ad un tempo discriminate e coese, in costante contatto con i paesi di provenienza dove, con buona pace delle \u201cprimavere arabe\u201d, la pianta dell\u2019estremismo stava facendo rapidamente proseliti.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 stato cos\u00ec che segnalazioni potenzialmente importanti sono state trascurate, nella convinzione che fossero sufficienti misure tradizionali di polizia per tenere a bada gruppi numericamente ristretti, mentre la maggioranza riconosceva la primazia del sistema di regole &#8211; forse subito, pi\u00f9 che accettato &#8211; da cui discendeva la possibilit\u00e0 di una graduale integrazione. <\/p>\n<p>Hanno fallito su questo terreno pi\u00f9 o meno tutti i servizi di <i>intelligence<\/i>, che si sono mostrati impreparati a capire sia l\u2019estensione del fenomeno all\u2019interno di ciascuno paese, sia le sue ramificazioni a livello transnazionale.<\/p>\n<p><b>Indagare e capire perch\u00e9<\/b><br \/>Non \u00e8 mai troppo tardi per correre ai ripari: un primo passo dovr\u00e0 essere quello di potenziare di molto non solo l\u2019analisi numerica del fenomeno, ma anche la conoscenza dei meccanismi mentali e delle reti di collegamento, cominciando dal terreno pi\u00f9 ostico per un approccio laico, quello dell\u2019interconnessione fra militanza religiosa e societ\u00e0 civile che nell\u2019islam \u00e8 profondamente diversa dall\u2019occidente. <\/p>\n<p>E di farlo superando steccati e diffidenze: le <i>intelligence <\/i>pi\u00f9 e meglio delle polizie sono abituate a dialogare fra loro, ma \u00e8 evidente che deve essere compiuto anche qui un salto di qualit\u00e0. Senza porre in pericolo principi consolidati, ma riconoscendo che la minaccia della jihad non pu\u00f2 essere affrontata in una mera ottica nazionale, del resto antitetica al suo messaggio. <\/p>\n<p>Si pongono problemi delicati di libert\u00e0 e di tutela dei diritti dell\u2019individuo; essi costituiscono un caposaldo delle nostre societ\u00e0 e sar\u00e0 necessario vederli nel contesto dell\u2019esigenza primaria di salvaguardarne la capacit\u00e0 di sopravvivenza, ponendo la barra della tolleranza ad un livello conseguente.  <\/p>\n<p> C\u2019\u00e8 poi il problema, fondamentale, di capire cosa possa spingere un immigrato di seconda o terza generazione, a prima vista del tutto inserito in un modello di vita occidentale, ad abbandonare un bel giorno il suo posto fisso, la sua casa borghese col giardino, il tennis e la scuola dei figli, per farsi esplodere davanti ad un autobus a Gerusalemme, o in una stazione di metropolitana a Londra, o farsi riprendere mentre decapita un \u201cnemico\u201d nel deserto iracheno.<\/p>\n<p><b>Modelli difettosi di integrazione<\/b><br \/>In Europa sono stati avanzati due modelli di integrazione che si richiamano, rispettivamente, all\u2019esperienza francese e a quella britannica: di assimilazione totale il primo, di autonomia nella pari dignit\u00e0 il secondo.<\/p>\n<p>Le differenze rispecchiano esperienze storiche e strutture sociali diverse, ma certamente democratiche: per lungo tempo si \u00e8 ritenuto che potessero funzionare, pur con inevitabili carenze e ritardi.<\/p>\n<p>Il <i>melting pot <\/i>Usa si situa in qualche misura a cavallo dei modelli europei; ha mille carenze e conosce punte di violenza rilevanti, che si collocano per lo pi\u00f9 all\u2019interno di una <i>american way of life <\/i>percepita come un obiettivo da perseguire,  ancorch\u00e9 negato. Le frange di rifiuto totale appaiono in termini relativi meno rilevanti, anche se il fenomeno \u00e8 in rapida crescita. <\/p>\n<p>I paesi europei hanno a lungo vantato la loro superiore capacit\u00e0 di integrare realt\u00e0 profondamente diverse, rifuggendo dalla violenza dei processi in Usa e riconoscendo piena legittimazione alle diversit\u00e0 etniche e culturali. <\/p>\n<p>Che questa sia stata una lettura corretta \u00e8 ragionevole dubitare: i processi di integrazione non hanno seguito l\u2019andamento che illuministicamente taluni avevano pronosticato e, dinanzi all\u2019esplodere di fenomeni di totale e aprioristico rifiuto, si \u00e8 dovuto prendere atto di un complessivo fallimento. <\/p>\n<p><b>Come salvare societ\u00e0 multiculturali?<\/b><br \/>Cercare di porre rimedio a una crisi, che rischia di essere devastante, dovrebbe rappresentare una priorit\u00e0 assoluta: strumenti e scenari restano tutt\u2019altro che definiti. L\u2019emarginazione che caratterizza <i>banlieues <\/i>che costituiscono una deformazione grottesca del progetto multiculturale, \u00e8 una concausa importante, ma non \u00e8 di per s\u00e9 sufficiente a spiegare l\u2019implosione di modelli della cui forza di attrazione siamo stati a lungo convinti. <\/p>\n<p>Un\u2019implosione, per di pi\u00f9, causata non tanto da una prima, confusa e incerta generazione di immigrati, quanto dalla seconda o dalla terza, che si riteneva avessero introiettato i canoni della loro nuova cittadinanza, contestandoli magari con forza, ma dall\u2019interno. <\/p>\n<p>L\u2019analisi rischia di tracimare verso la <i>slippery slope <\/i>della critica del multiculturalismo, della crisi della rappresentanza democratica e della rivendicazione dell\u2019omogeneit\u00e0 storica &#8211; e al limite religiosa &#8211; come unico dato identitario di societ\u00e0 funzionanti. <\/p>\n<p>Una china pericolosa, che ignora il fatto che tutte le societ\u00e0 occidentali &#8211; in Europa e non solo &#8211; non possono che convivere con la complessit\u00e0 che ne costituisce una parte inscindibile. Opporre al miraggio delle <i>Umma <\/i>la rivendicazione di una diversa supremazia vorrebbe dire rinunciare a secoli di progresso civile: la risposta per\u00f2 non c\u2019\u00e8 e va cercata con urgenza. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche centinaio o diverse migliaia: sul numero dei combattenti per la jihad islamica provenienti da paesi occidentali non vi sono certezze, ma il fenomeno ha preso una dimensione che, prima ancora di preoccupare, lascia esterrefatti. 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