{"id":27940,"date":"2014-09-04T00:00:00","date_gmt":"2014-09-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/alba-contro-dignita-in-libia-si-muova-lue\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:02","slug":"alba-contro-dignita-in-libia-si-muova-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/alba-contro-dignita-in-libia-si-muova-lue\/","title":{"rendered":"Alba contro Dignit\u00e0,  in Libia si muova l\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Le elezioni del 25 giugno scorso in Libia hanno portato a una netta rottura nel gi\u00e0 dilaniato tessuto politico del paese. Questa frattura si \u00e8 tradotta in uno scontro militare, non episodico, n\u00e9 localizzato, come quelli che si sono avuti sin qui. <\/p>\n<p>Nell\u2019ambito di questo scontro ci sono stati interventi di aerei militari stranieri, che hanno mostrato i nessi fra lo scontro in Libia e quello fra le diverse potenze sunnite della regione. In questo quadro, i paesi occidentali e l\u2019Onu, impegnati a sostenere la pacificazione nazionale e la transizione del paese alla democrazia, sembrano finiti nell\u2019angolo. Vorranno, potranno fornire una risposta adeguata? <\/p>\n<p>Le elezioni del 25 giugno e la costituzione della nuova Camera dei Rappresentanti, al posto del Congresso nazionale generale, invece di rimettere sui binari la competizione politica fra le parti libiche si sono rivelate una sorta di estremo rantolo delle istituzioni democratiche della transizione e hanno contribuito a farla deragliare. <\/p>\n<p><b>Elezioni che liquidano la democrazia<\/b><br \/>Nel febbraio del 2012, il Congresso, in preda a controversie inconciliabili e sotto il peso di una diffusa sfiducia popolare, aveva raggiunto un compromesso per rinnovarsi mediante nuove elezioni. <\/p>\n<p>Nello stesso mese, tuttavia, il generale Khalifa Belkasim Hiftar annunciava la sua \u201cOperazione Dignit\u00e0\u201d contro islamisti e \u201cterroristi\u201d, ricevendo un avallo da parte dei moderati dell\u2019Alleanza delle forze nazionali. <\/p>\n<p>Da questo punto in avanti, ogni possibilit\u00e0 che il dissidio fra islamisti e moderati si potesse risolvere nell\u2019ambito delle istituzioni, come aveva fatto pensare il compromesso di febbraio, veniva meno. Islamisti e rivoluzionari radicali, mentre Hiftar avviava le sue operazioni in Cirenaica, hanno perci\u00f2 cominciato a prepararsi allo scontro, comunque fosse andato avanti il processo istituzionale.<\/p>\n<p>Le elezioni hanno poi mandato alla Camera dei Rappresentanti una maggioranza nettamente orientata verso i moderati. Tuttavia, la bassissima partecipazione al voto ha tolto loro ogni convincente legittimit\u00e0. <\/p>\n<p>Comunque, sono state interpretate da islamisti e rivoluzionari radicali come l\u2019ultimo segnale della prevaricazione condotta dai moderati su di loro e di conseguenza sono iniziate le operazioni delle loro forze militari coalizzate sotto il nome di \u201cOperazione Alba\u201d. <\/p>\n<p><b>La parola alle armi<\/b><br \/>Il 13 luglio le forze di \u201cAlba\u201d hanno attaccato l\u2019aeroporto internazionale di Tripoli, tenuto sin dalla rivoluzione dalle brigate della citt\u00e0 di Zintan, alleate dei moderati e perno della loro influenza nella capitale.<\/p>\n<p>A Bengasi, il 29 luglio gli islamisti di Ansar al-Sharia hanno sloggiato le forze di \u201cDignit\u00e0\u201d dalla importante base di Buatni. Da allora, le forze islamiste cirenaiche continuano a premere su quelle di Hiftar che chiaramente annaspano.<\/p>\n<p>L\u2019aeroporto di Tripoli \u00e8 caduto il 23 agosto. Attualmente, le forze della coalizione \u201cAlba\u201d spadroneggiano nella capitale, da dove i moderati si sono chiaramente ritirati. \u201cAlba\u201d ha occupato le sedi governative (e la ex residenza dell\u2019ambasciatore americano).<\/p>\n<p>Reagendo a tutto ci\u00f2, la Camera, riunita nella lontana Tobruk, ha riconfermato il governo di Al-Thinni, che s\u2019era dimesso, ma la coalizione di \u201cAlba\u201d ha chiesto al vecchio Congresso di riunirsi e sta operando affinch\u00e9 sia nominato un \u201cgoverno di emergenza\u201d che avrebbe come premier Omar Hassi, un militante rivoluzionario della prima ora, che viene dai ranghi dei Fratelli Mussulmani.<\/p>\n<p>La Camera ha caratterizzato i militanti di \u201cAlba\u201d come \u201cterroristi fuori legge\u201d. Il portavoce delle brigate di Misurata, punta di lancia di \u201cAlba\u201d, ha replicato che le operazioni a Tripoli avevano lo scopo di liberare le istituzioni \u201cdai resti del vecchio regime\u201d e che la Camera di Tobruk non fa altro che tentare di \u201cscreditare coloro che restano leali alla Rivoluzione del 17 Febbraio\u201d, chiarendo cos\u00ec in epigrafe qual sia la percezione alla radice dello scontro tra i \u201cveri rivoluzionari\u201d e i \u201creazionari mascherati da rivoluzionari\u201d.<\/p>\n<p><b>Uno scontro di sponsor esterni<\/b><br \/>Nella battaglia di Tripoli sono intervenuti aerei degli Emirati Arabi Uniti, appoggiati logisticamente dall\u2019Egitto. Militarmente non sono stati d\u2019aiuto. Politicamente sono serviti a chiarire che il processo politico-istituzionale libico si collega al confronto fra le diverse potenze sunnite della regione e ne \u00e8 inevitabilmente influenzato. <\/p>\n<p>Non \u00e8 un mistero che Qatar e Turchia appoggiano i Fratelli Mussulmani e le forze ad essi associate, mentre Arabia Saudita, Emirati ed Egitto sostengono un arco di moderati che va da Mahmoud Jibril a Khalifa Hiftar. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, non \u00e8 chiaro se le forze jihadiste di Bengasi e Derna hanno sostenitori esterni o se, nell\u2019ambito delle <i>liaisons dangereuses <\/i>disinvoltamente praticate da molti attori della regione, Qatar e Turchia appoggino anche loro. Certamente ricevono appoggio dalle diverse associazioni e &#8220;charities\u201d del salafismo estremista del Golfo. <\/p>\n<p>Con ancora maggiore certezza ricevono appoggi dai loro accoliti a partire dai vari fronti mediorientali e africani in cui la Jihad si trova oggi sul sentiero di guerra. Come che sia, nella fase attuale la contiguit\u00e0 fra estremisti e moderati islamisti s\u2019\u00e8 trasformata in alleanza.<\/p>\n<p>Se contiguit\u00e0 e alleanze fra forze islamiste moderate ed estremiste costituiscono una difficolt\u00e0 non nuova sulla strada di un\u2019eventuale ripresa del processo politico-istituzionale, tale eventualit\u00e0 \u00e8 certamente complicata dalle pesanti interferenze esterne in essere. <\/p>\n<p>\u00c8 questo certamente un problema in pi\u00f9 per i paesi occidentali e l\u2019Onu i quali, nel momento in cui un agitato mondo politico si sta trasformando in un\u2019altra guerra civile, hanno subito denunciato le interferenze esterne e confermato l\u2019obbiettivo di ricreare le condizioni perch\u00e9 il processo politico-istituzionale riprenda.<\/p>\n<p><b>Responsabilit\u00e0 occidentali<\/b><br \/>Se l\u2019obiettivo era difficile prima, lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 ora. Non \u00e8 chiaro come possa essere perseguito un dialogo nazionale e non ha pi\u00f9 senso parlare di riforma del settore della sicurezza. In una guerra civile o si appoggia una parte o si cerca di creare le condizioni per un avvicinamento delle parti senza stare con nessuna di esse. <\/p>\n<p>In Libia, l\u2019aggregazione dei Fratelli Mussulmani con gli jihadisti e quella dell\u2019Alleanza delle Forze nazionali con il generale Hiftar \u00e8 il risultato di un processo politico in cui tutti i democratici libici hanno puntato all\u2019esclusione dell\u2019altro piuttosto che alla collaborazione (come \u00e8 avvenuto in Tunisia). <\/p>\n<p>In questo processo negativo le responsabilit\u00e0 dei governi rivali della regione \u00e8 grande e appare crescente: essi hanno tutto l\u2019interesse a tirare l\u2019acqua al loro mulino piuttosto che a quello della Libia. C\u2019\u00e8 anche una responsabilit\u00e0 dell\u2019Occidente? <\/p>\n<p>Indubbiamente l\u2019Occidente, finita la rivoluzione, si \u00e8 volatilizzato, talvolta senza nemmeno preoccuparsi di capire perch\u00e9 mai fosse intervenuto. Ha lasciato l\u2019Onu da solo. Ha esortato al dialogo, al processo politico e alla difesa delle istituzioni, ma mentre ha sviluppato contatti con i rivoluzionari moderati (persone di un mondo bene o male conosciuto) non risulta che abbia sviluppato contatti con i Fratelli Mussulmani nel tentativo di rassicurarli e impegnarli in un dialogo politico. <\/p>\n<p>Questo fu fatto in Egitto dagli statunitensi (anche se, in conclusione, senza successo), ma in Libia non \u00e8 stato neppure tentato. Forse ingaggiare i Fratelli libici, dissociarsi da Hiftar e altri elementi meno convincenti dell\u2019area rivoluzionaria moderata, e convincere i Fratelli a distinguersi nettamente dagli jihadisti (come ha fatto a un certo punto Ennahda in Tunisia) potrebbe essere utile a far arretrare i libici dal baratro che si profila e aprire la strada a un dialogo di cooperazione e pacificazione nazionale. Dunque degli impegni politici e non una generica esortazione a fare i democratici.<\/p>\n<p>Il primo passo dell\u2019Occidente &#8211; rigetto delle interferenze esterne e riconferma della transizione democratica &#8211; pu\u00f2 apparire ingenuo, ma \u00e8 invece un gesto che trova un favore trasversale nell\u2019opinione libica. <\/p>\n<p>Per andare oltre ci vuole una diplomazia collettiva ben attrezzata e coordinata e, soprattutto una forte volont\u00e0 politica. Non \u00e8 escluso che i nuovi dirigenti dell\u2019Ue riescano a mobilitare questa diplomazia collettiva e battere un colpo, per una volta, nella variegata tormenta che avvolge ormai da anni  il loro vicinato meridionale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni del 25 giugno scorso in Libia hanno portato a una netta rottura nel gi\u00e0 dilaniato tessuto politico del paese. Questa frattura si \u00e8 tradotta in uno scontro militare, non episodico, n\u00e9 localizzato, come quelli che si sono avuti sin qui. 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