{"id":28000,"date":"2014-09-11T00:00:00","date_gmt":"2014-09-10T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/solo-in-dieci-contro-il-califfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:23:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:23:00","slug":"solo-in-dieci-contro-il-califfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/solo-in-dieci-contro-il-califfo\/","title":{"rendered":"Solo in dieci contro il califfo?"},"content":{"rendered":"<p>Ci risiamo. All\u2019inizio di agosto il presidente statunitense Barack Obama ha tratto il dado e ha ordinato raid aerei per bombardare le agguerrite truppe dell\u2019Isis, lo &#8220;Stato Islamico dell\u2019Iraq e della Siria\u201d proclamato dall\u2019ex prigioniero di Abu Graib al-Bagdadi che era stato liberato in quanto \u201cnon pericoloso\u201d. <\/p>\n<p>Allora, i motivi annunciati erano tre: salvare i cittadini Usa nella citt\u00e0 petrolifera di Erbil, sottrarre dalla ferocia jihadista le migliaia di \u201cmiscredenti\u201d rifugiati sulle montagne e dare una mano all\u2019<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2703\" target= \"blank\"><b><u>esercito regolare iracheno<\/u><\/b><\/a>, in rotta dopo una serie di fiaschi. Oggi, la situazione appare in tutta la sua gravit\u00e0 e Obama si accorge che non pu\u00f2 pi\u00f9 rimettere il dado nel sacchetto.<\/p>\n<p><b>Nuova strategia di Obama in Medio Oriente<\/b><br \/>&#278; obbligato, a malincuore, a intensificare la lotta. Il Congresso &#8211; da sempre sua bestia nera &#8211; lo sta osservando e lo stesso Occidente, in evidente carenza di leadership, appare frastornato ed incerto. <\/p>\n<p>Nel frattempo si \u00e8 aggiunta la questione Russia-Ucraina, mentre lo \u201cstrategico\u201d pivot asiatico sembra non riuscire pi\u00f9 a trovare una via. Obama, che deliberatamente ha condotto gli Stati Uniti a diventare \u201cuno stato come gli altri\u201d, non ha pi\u00f9 forze sufficienti per tenere a bada due fronti. Anzi, tre, se al Medio Oriente e all\u2019est europeo dovesse aggiungersi una pi\u00f9 consistente presenza in Asia-Pacifico. <\/p>\n<p>Serve il concorso di amici e alleati, i quali &#8211; a parte una decina, tra i quali David Cameron e Matteo Renzi &#8211; sinora non hanno reso esplicito un grande entusiasmo.<\/p>\n<p>Gli appelli nel contesto del <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2797\" target= \"blank\"><b><u> vertice Nato in South Wales<\/u><\/b><\/a> sono stati oggetto di garbata attenzione, ma non pi\u00f9 di tanto. Nella <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2798\" target= \"blank\"><b><u> dichiarazione finale<\/u><\/b><\/a>, la questione Califfato trova spazio solo in cinque articoli su 113, dove viene mescolata al problema delle residue armi chimiche in Siria e, alla fine, solo Bashar Al-Assad viene (discutibilmente) incolpato della nascita e dello sviluppo dell\u2019Isis.<\/p>\n<p>Nessun <i>mea culpa<\/i> per il lungo sostegno all&#8217;ex premier sciita Nouri al-Maliki. Obama, sotto i riflettori, \u00e8 costretto a dichiarazioni forti e ad abbandonare quel suo <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2692\" target= \"blank\"><b><u> modo incerto e contradditorio<\/u><\/b><\/a> di fare politica estera che finora ha caratterizzato la sua azione. Per debilitare e infine \u201cdistruggere\u201d l\u2019Isis entro i prossimi tre anni &#8211; a suo carico ne restano due &#8211; cerca adesioni a una nuova \u201ccoalizione di volonterosi\u201d per eliminare il sedicente Stato Islamico.<\/p>\n<p><b>Il piano di Obama: una scatola chiusa<\/b><br \/>Sono stati interpellati persino i cinesi, che, senza impegnarsi, hanno espresso interesse. I sauditi, che di estremismo islamico se ne intendono, hanno sollecitato l\u2019Occidente a muoversi, \u201cperch\u00e9 \u00e8 nel mirino\u201d. Ci sono poi i convitati di pietra iraniani e siriani &#8211; innominabili, ma gi\u00e0 concretamente all\u2019opera &#8211; che senza clamori stanno gi\u00e0 facendo quella parte del lavoro sul terreno che i coalizzandi preferirebbero non dover svolgere mai.<\/p>\n<p>Le adesioni stentano per\u00f2 a concretizzarsi perch\u00e9 il piano di Obama \u00e8, e resta, una scatola chiusa. Neanche il discorso al popolo statunitense di mercoled\u00ec, alla vigilia dell\u201911 settembre, \u00e8 riuscito ad aprirla.<\/p>\n<p>Sotto il profilo militare, solo aiuti, assistenza al nuovo governo \u201cinclusivo\u201d, bombe di precisione in quantit\u00e0 e niente scarponi sul terreno. Evidentemente, quelli dell\u2019esercito iracheno, dei pasdaran iraniani, delle milizie sciite di Moqtada Al-Sadr, dei regolari di Al-Assad e di qualche formazione di dissidenti \u201cbuoni\u201d sono ritenuti sufficienti. <\/p>\n<p>Bene le bombe a chi se le merita, ma quando le milizie dell\u2019Isis saranno costrette a lasciare i mezzi pesanti (ottimi bersagli) per ritirarsi negli abitati &#8211; ricordiamo Falluja &#8211; inizier\u00e0 il solito pianto sui danni collaterali. E allora? Cosa questa nuova guerra \u201cnon sar\u00e0\u201d Obama lo ha gi\u00e0 spiegato, ma il discorso di mercoled\u00ec non ha offerto spunti diversi da quanto gi\u00e0 noto.<\/p>\n<p><b>Italia nella coalizionone anti Isis<\/b><br \/>In quanto al nostro Paese, al momento si \u00e8 spinto abbastanza avanti, sebbene ancora un po\u2019 al buio. Sembra giusto, visto che il ministro degli Interni ci spiega che siamo soggetto a rischio e che Al-Bagdadi si propone la distruzione del Vaticano.<\/p>\n<p>Infatti Renzi, assieme ai primi dieci <i>capaci e volenterosi<\/i>, ha gi\u00e0 dichiarato che l\u2019Italia aderir\u00e0 alla coalizione internazionale. Per fare esattamente cosa (anche se il ministro della Difesa ha annunciato che \u201cgli aerei sono gi\u00e0 pronti\u201d), ancora non \u00e8 dato di saperlo. A South Wales ci siamo proposti per guidare un gruppo di sei nazioni per favorire stabilit\u00e0, ricostruzione, comando e controllo, nonch\u00e9 la funzione di <i>enablers <\/i>per alcune attivit\u00e0. Forse \u00e8 proprio questo il ruolo che ci potremmo ritagliare.<\/p>\n<p>La speranza \u00e8 che, come auspica Obama, si possa risolvere tutto in tre anni. Altrimenti, con l\u2019andamento del nostro assetto della Difesa, rischiamo di rimanere certamente <i>volenterosi<\/i>, ma forse non pi\u00f9 <i>capaci <\/i>di offrire alcunch\u00e9.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci risiamo. All\u2019inizio di agosto il presidente statunitense Barack Obama ha tratto il dado e ha ordinato raid aerei per bombardare le agguerrite truppe dell\u2019Isis, lo &#8220;Stato Islamico dell\u2019Iraq e della Siria\u201d proclamato dall\u2019ex prigioniero di Abu Graib al-Bagdadi che era stato liberato in quanto \u201cnon pericoloso\u201d. 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