{"id":28040,"date":"2014-09-13T00:00:00","date_gmt":"2014-09-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-rischi-della-strategia-di-obama-contro-lo-stato-islamico\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:59","slug":"i-rischi-della-strategia-di-obama-contro-lo-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/i-rischi-della-strategia-di-obama-contro-lo-stato-islamico\/","title":{"rendered":"I rischi della strategia di Obama contro lo Stato islamico"},"content":{"rendered":"<p>La strategia per combattere lo Stato islamico (Is) del presidente Barack Obama si fonda su tre pilastri: la creazione di una coalizione internazionale contro l\u2019Is, l\u2019appoggio a un governo inclusivo in Iraq, e un\u2019azione mirata in Siria, volta a indebolire la presenza del Califfato e a rafforzare l\u2019opposizione \u201cmoderata\u201d al regime di Bashar Al-Assad.<\/p>\n<p><b>Raid Usa e coalizione internazionale<\/b><br \/>L\u2019ingrediente militare nella strategia Usa appare ancora una volta preponderante, sebbene non si preveda l\u2019invio di truppe occidentali sul terreno. A combattere l\u2019Is dovrebbero essere infatti forze regionali e locali: i peshmerga del Kurdistan iracheno, l\u2019esercito e le milizie sciite del governo di Baghdad, le trib\u00f9 sunnite irachene (attualmente in gran parte schierate con l\u2019Is), e i ribelli \u201cmoderati\u201d in Siria.<\/p>\n<p>Tali forze saranno sostenute dai raid aerei statunitensi e sostenute a livello logistico da una <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2800\" target= \"blank\"><b><u>coalizione internazionale<\/u><\/b><\/a> formata da due componenti principali: una transatlantica (<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2797\" target= \"blank\"><b><u>paesi Nato<\/u><\/b><\/a>) e una mediorientale (dominata dalle monarchie del Golfo).<\/p>\n<p>Un governo inclusivo a Baghdad, la cui formazione \u00e8 stata recentemente ufficializzata, dovrebbe fornire una risposta soddisfacente alle rivendicazioni curde e sunnite. Dovrebbe in particolare incoraggiare le trib\u00f9 sunnite irachene a ribellarsi all\u2019Is, come gi\u00e0 avevano fatto con Al-Qaeda in Iraq nel 2007.<\/p>\n<p>Una simile strategia comporta per\u00f2 rischi molto elevati, poich\u00e9 non tiene conto di numerosi fattori.<\/p>\n<p><b>Tendenze centrifughe irachene<\/b><br \/>In primo luogo, il nuovo governo iracheno non costituisce una vera rottura con il passato. Molti dei suoi membri avevano gi\u00e0 fatto parte dei precedenti esecutivi. Inoltre, i due ministeri chiave della difesa e degli interni sono rimasti per il momento vacanti, mentre i curdi hanno minacciato fino all\u2019ultimo di boicottare il nuovo esecutivo. Ci\u00f2 non lascia ben sperare per il futuro.<\/p>\n<p>Malgrado le promesse di dialogo con sunniti e curdi enunciate dal nuovo premier sciita Haider Al-Abadi, il ricorso sul terreno a milizie sciite contro l\u2019Is rischia di esacerbare le tensioni settarie invece di appianarle. Lo Stato islamico si \u00e8 gi\u00e0 dimostrato abilissimo nello sfruttare tali tensioni a proprio vantaggio.<\/p>\n<p>Analogamente, la scelta occidentale di armare le milizie curde, in presenza di contrasti irrisolti fra Erbil e il governo di Baghdad riguardo agli introiti petroliferi e alla citt\u00e0 contesa di Kirkuk, rischia di incoraggiare le tendenze centrifughe nel paese.<\/p>\n<p><b>Coalizione fragile e contraddittoria<\/b><br \/>In secondo luogo, la coalizione che Obama sta mettendo insieme \u00e8 costituita &#8211; soprattutto nella sua componente mediorientale &#8211; da paesi spesso accomunati unicamente dall\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019Is.<\/p>\n<p>Il fronte sunnita \u00e8 lacerato dal contrasto regionale che ruota attorno ai Fratelli Musulmani. Tale contrasto vede Qatar e Turchia, sostenitori della Fratellanza, opporsi ad Arabia Saudita, Emirati Arabi ed Egitto.<\/p>\n<p>Ankara, unico paese musulmano che gi\u00e0 durante il vertice Nato si \u00e8 alleata alla colazione, nutre ambizioni \u201cneo-ottomane\u201d sul Kurdistan iracheno, attirata soprattutto dalle risorse energetiche di quest\u2019ultimo, ed ha tacitamente appoggiato la ribellione sunnita in Iraq, pur dichiarandosi ufficialmente ostile all\u2019Is. <\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi la questione della \u201cconvergenza di fatto\u201d fra Washington e Teheran nella lotta contro lo Stato Islamico. Tale convergenza alimenta la diffidenza dei paesi sunniti guidati dall\u2019Arabia Saudita. <\/p>\n<p>Questa tacita intesa \u00e8 ad ogni modo destinata a breve vita, se Obama terr\u00e0 fede alla sua promessa di rafforzare i ribelli \u201cmoderati\u201d in Siria, in primo luogo contro l\u2019Is, ma anche contro il regime di Damasco alleato di Teheran. <\/p>\n<p>Essendo nota l\u2019intenzione di rovesciare Assad da parte di Riyadh, la recente notizia che questi ribelli saranno addestrati in territorio saudita inevitabilmente susciter\u00e0 la dura reazione di Iran e Russia. Ci\u00f2 potrebbe aggravare ulteriormente il gi\u00e0 drammatico conflitto siriano, e riacutizzare le tensioni internazionali che vi ruotano attorno.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che gi\u00e0 in passato \u00e8 stata dimostrata l\u2019esistenza di un processo di \u201cosmosi\u201d &#8211; che include il passaggio di uomini e armi &#8211; fra ribelli \u201cmoderati\u201d e gruppi estremisti come l\u2019Is in Siria.<\/p>\n<p><b>Medio Oriente fertile per gli estremisti<\/b><br \/>In generale, la strategia americana non sembra tener conto del fatto che l\u2019Is \u00e8 solo un sintomo, e non la causa, della situazione catastrofica in cui versa il mondo arabo. Tale situazione \u00e8 il risultato di decenni di politiche fallimentari nella regione. <\/p>\n<p>L\u2019autoritarismo dei regimi arabi, la corruzione, l\u2019assenza di libert\u00e0 e di giustizia sociale, ma anche le ininterrotte ingerenze straniere e i continui conflitti regionali, hanno creato un terreno fertile per l\u2019ascesa di gruppi estremisti come l\u2019Is.<\/p>\n<p>Sono queste le cause che devono essere affrontate, attraverso trattative diplomatiche regionali e riforme politico-economiche, prima ancora che con strumenti militari. Altrimenti, non solo la guerra allo Stato Islamico \u00e8 destinata a fallire, ma il Medio Oriente sprofonder\u00e0 sempre pi\u00f9 in una spirale di crisi e di conflitti. <\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 enorme: l\u2019integrit\u00e0 territoriale di paesi come Siria e Iraq, gli approvvigionamenti energetici per l\u2019Occidente e la stabilit\u00e0 politica ed economica del pianeta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La strategia per combattere lo Stato islamico (Is) del presidente Barack Obama si fonda su tre pilastri: la creazione di una coalizione internazionale contro l\u2019Is, l\u2019appoggio a un governo inclusivo in Iraq, e un\u2019azione mirata in Siria, volta a indebolire la presenza del Califfato e a rafforzare l\u2019opposizione \u201cmoderata\u201d al regime di Bashar Al-Assad. 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