{"id":28130,"date":"2014-09-23T00:00:00","date_gmt":"2014-09-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-cambiano-gli-investimenti-italiani-in-cina\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:56","slug":"come-cambiano-gli-investimenti-italiani-in-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/come-cambiano-gli-investimenti-italiani-in-cina\/","title":{"rendered":"Come cambiano gli investimenti italiani in Cina"},"content":{"rendered":"<p>Gli investimenti diretti esteri (Ide) <a href= \" http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-04.pdf\" target= \"blank\"><b><u> in entrata<\/u><\/b><\/a> e <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_13-06.pdf\" target= \"blank\"><b><u> uscita<\/u><\/b><\/a> dalla Repubblica popolare cinese (Rpc) rappresentano uno strumento di grande importanza dal punto di vista economico, perch\u00e9 legati alle dinamiche di produzione globale, e, pi\u00f9 in generale, alle relazioni tra paesi.<\/p>\n<p>Per questo sono spesso nell\u2019agenda delle visite ufficiali, inclusa <a href= \" http:\/\/www.lastampa.it\/2014\/06\/11\/italia\/politica\/la-sfida-di-renzi-da-shangai-cambiamo-aprendoci-al-mondo-6J6CusZV4DhLbcSPQ2LLEP\/pagina.html\" target= \"blank\"><b><u> l\u2019ultima del presidente del Consiglio italiano nella Rpc<\/u><\/b><\/a>. Appare quindi opportuno riflettere proprio sul ruolo della Rpc nelle strategie di investimento all\u2019estero dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Investimenti diretti esteri italiani<\/b><br \/>Rispetto al peso economico complessivo, l\u2019Italia non \u00e8 tra le principali fonti di Ide a livello globale. I flussi in uscita dal nostro paese oscillano in media tra l\u20191 e il 3% di quelli globali, un valore decisamente inferiore a quello dei principali paesi europei, inclusi alcuni <i>competitor <\/i>diretti quali Germania e Francia, entrambi con una media superiore al 6% nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p>Geograficamente, la gran parte degli investimenti italiani si distribuisce nei vicini paesi europei. L\u2019assenza &#8211; con qualche eccezione &#8211; di vere e proprie multinazionali e la prevalenza di piccole e medie imprese ben spiega la riluttanza a esplorare contesti pi\u00f9 distanti, e quindi rischiosi, seppure ricchi di opportunit\u00e0. <\/p>\n<p>La Rpc non fa eccezione: ha ricevuto finora solo circa il 2% dello stock degli investimenti all\u2019estero italiani, anche se il valore appare pi\u00f9 rilevante laddove si guardi al numero totale di affiliate estere (1.103) e, in particolare, al numero di addetti (85 mila) (Tabella 1).<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tab1_sanfili.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati Eurostat e ICE-Reprint (Mariotti e Mutinelli, 2012, Italia Multinazionale).<br \/>Nota: Lo stock rappresenta la somma degli investimenti all&#8217;ultimo anno disponibile.<\/font><\/p>\n<p><b>Imprese italiane in Cina <\/b><br \/>I dati dell\u2019ultimo decennio gettano luce sulle dinamiche pi\u00f9 recenti e sui cambiamenti in corso nelle strategie delle imprese italiane in Cina. Nel periodo 2003-2011, la quota di Ide italiani nella Rpc \u00e8 risultata circa la met\u00e0 di quella francese e un terzo circa di quella tedesca (Figura 1), a dimostrazione delle difficolt\u00e0 strutturali nell\u2019affrontare i mercati esteri pi\u00f9 distanti rispetto ai principali competitor all\u2019interno dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Figura 1<\/b><\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/Fig1_sanfili.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati FDIMarkets.com e Amighini, A. e Sanfilippo, M. (2013) The changing pattern of Italian FDI in China, Review of Economic Conditions in Italy, Unicredit-CASS Special issue on EU-China FDI: 43-63.<br \/>*I dati fanno riferimento solo ai casi di investimenti greenfield e joint ventures (JV), ed escludono dunque le fusioni e acquisizioni.<\/font><\/p>\n<p>Riguardo alla distribuzione settoriale, la gran parte degli investimenti in Cina ha interessato il comparto tessile, con il 44% del totale, seguito a larga distanza da macchinari e servizi finanziari (Tabella 2). \u00c8 da segnalare anche che la scala media degli investimenti nel tessile risulta inferiore rispetto ad altri settori, a maggior intensit\u00e0 di capitale (Tabella 2).<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tab2_sanfili.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati FDIMarkets.com e Amighini, A. e Sanfilippo, M. (2013) The changing pattern of Italian FDI in China, Review of Economic Conditions in Italy, Unicredit-CASS Special issue on EU-China FDI: 43-63.<br \/>*I dati fanno riferimento solo ai casi di investimenti greenfield e joint ventures (JV), ed escludono dunque le fusioni e acquisizioni.<br \/>**Calcolato come media semplice degli investimenti nei settori rimanenti.<\/font><\/p>\n<p>Per comprendere quali motivazioni guidino le scelte localizzative degli investitori italiani, \u00e8 utile osservare la distribuzione degli investimenti per tipologia di attivit\u00e0 svolta nella Rpc (Tabella 3). Emergono due fenomeni interessanti. Il primo \u00e8 che, nella gran parte dei casi, le imprese italiane in Cina sono impegnate in attivit\u00e0 commerciali o produttive, come d\u2019altronde \u00e8 stato evidenziato da <a href= \" https:\/\/www.mulino.it\/isbn\/9788815114587\" target= \"blank\"><b><u> lavori precedenti<\/u><\/b><\/a> basati su indagini campionarie nel paese.<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/tab3_sanfilis.jpg\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" border=\"0\"><\/p>\n<p><font size=\"1\">Fonte: Elaborazione su dati FDIMarkets.com e Amighini, A. e Sanfilippo, M. (2013) The changing pattern of Italian FDI in China, Review of Economic Conditions in Italy, Unicredit-CASS Special issue on EU-China FDI: 43-63.<br \/>*I dati fanno riferimento solo ai casi di investimenti greenfield e joint ventures (JV), ed escludono dunque le fusioni e acquisizioni.<\/font><\/p>\n<p>Vi sono per\u00f2 notevoli differenze tra i vari settori. Mentre la gran parte (95%) degli investimenti nel tessile riguarda attivit\u00e0 legate al commercio al dettaglio, l\u201980% circa degli investimenti nel settore dei macchinari \u00e8 legato ad attivit\u00e0 produttive. Le imprese investitrici sono chiaramente pi\u00f9 propense ad affidare la produzione a fornitori e subcontraenti locali nel caso di produzioni &#8211; come quella tessile &#8211; a pi\u00f9 basso contenuto tecnologico e, dunque, con minori rischi di violazione di patenti e diritti di propriet\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p><b>Cambiamenti nelle strategie di investimento<\/b><br \/>Il secondo fenomeno, pi\u00f9 generale, \u00e8 invece un progressivo ridimensionamento degli investimenti motivati dal basso costo dei fattori produttivi; crescono invece quelli volti all\u2019acquisizione di spazi commerciali, anche su piccola scala, per sfruttare il potenziale dell\u2019enorme mercato cinese. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 segna una differenza rispetto a Francia e Germania &#8211; che sembrano scegliere ancora la Cina come destinazione per produzioni pi\u00f9 economiche &#8211; ma mostra, soprattutto, un cambiamento strategico delle imprese italiane, che devono fare i conti, a causa della crisi, con l\u2019esigenza di una razionalizzazione delle risorse. <\/p>\n<p>A questo riguardo, si osserva anche una maggiore diversificazione geografica, con investimenti localizzati non pi\u00f9 soltanto nelle provincie costiere, ma anche nelle pi\u00f9 popolate aree centrali.<\/p>\n<p>Se questi cambiamenti nelle strategie di investimento siano solo transitori, e dovuti agli effetti della crisi, \u00e8 presto per dirlo, non essendo ancora disponibili i dati degli ultimi due anni. Tuttavia, considerando l\u2019aumento dei costi di produzione in Cina, lo sviluppo dei consumi e le difficolt\u00e0 della ripresa economica in Europa, \u00e8 lecito attendersi che siano sempre pi\u00f9 le opportunit\u00e0 di espansione commerciale a spingere le nostre imprese a scegliere la Cina come destinazione dei propri investimenti esteri.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-07-8.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli investimenti diretti esteri (Ide) in entrata e uscita dalla Repubblica popolare cinese (Rpc) rappresentano uno strumento di grande importanza dal punto di vista economico, perch\u00e9 legati alle dinamiche di produzione globale, e, pi\u00f9 in generale, alle relazioni tra paesi. 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