{"id":28170,"date":"2014-09-26T00:00:00","date_gmt":"2014-09-25T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/coalizione-anti-califfo-senza-strategia\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:55","slug":"coalizione-anti-califfo-senza-strategia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/09\/coalizione-anti-califfo-senza-strategia\/","title":{"rendered":"Coalizione anti-califfo senza strategia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019autoproclamazione dello Stato islamico (Is) fra Siria nordorientale e Iraq occidentale sta costringendo Arabia Saudita e Qatar a un\u2019imbarazzante piroetta, mentre il presidente statunitense Barack Obama non pu\u00f2 che riportare Washington in Medio Oriente, pur non avendo<a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2804\" target= \"blank\"><b><u> una chiara strategia politico-militare<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>La minaccia di Is argina i dissidi che nei mesi precedenti hanno attraversato il Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), potrebbe accelerare il disgelo fra sauditi e iraniani, crea nuovi problemi alla Turchia, fa crescere la tensione in Libano e Giordania. E c\u2019\u00e8 chi, come il feldmaresciallo e ora presidente Abdel Fatth Al-Sisi fissa tra le priorit\u00e0 dell\u2019Egitto la lotta ai jihadisti in Sinai e al confine con la Libia, mentre approfitta del sentimento anti-Is per schiacciare ulteriormente la Fratellanza musulmana.<\/p>\n<p><b>Curdi, la paura turca<\/b><br \/>La riunione arabo-americana di Jedda dell\u201911 settembre ha concordato su un solo punto: la necessit\u00e0 di contrastare Is. Oltre alle promesse di rito sugli aiuti umanitari, il comunicato finale siglato dai ministri degli esteri di Ccg, Egitto, Iraq, Libano, Giordania (pi\u00f9 il Segretario di stato Usa John Kerry) recita che l\u2019impegno anti-Is \u201cpotrebbe condurre a una campagna militare coordinata\u201d, conclusioni ribadite alla conferenza di Parigi. <\/p>\n<p>La Turchia, \u00e8 riluttante a partecipare a operazioni militari sul confine siro-iracheno; Ankara esporta direttamente il petrolio del Kurdistan tramite l\u2019oleodotto di Ceyhan. La paura turca, insieme al possibile armamento dei curdi del Pkk, \u00e8 che, qualora l\u2019Is venisse respinto, il governo regionale curdo iracheno cercherebbe l\u2019indipendenza. Potrebbe farlo attraverso un referendum, oppure imbracciando le armi fornite proprio in chiave anti-Is. Le questione curda non \u00e8 l\u2019unica incognita. <\/p>\n<p>Se la &#8220;<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2804\" target= \"blank\"><b><u>Coalizione Obama<\/u><\/b><\/a>&#8221; decidesse, come annunciato, di bombardare anche il suolo siriano senza il nulla osta del regime di Damasco, metterebbe in ulteriore difficolt\u00e0 il Libano: gli Hezbollah combattono sia in Siria che in Iraq e il salafismo si fa strada in frange della comunit\u00e0 sunnita.<\/p>\n<p>L\u2019esercito libanese \u00e8 gi\u00e0 impegnato a respingere Is e Jabhat Al-Nusra nella valle della Bekaa, verso la Siria. Al di l\u00e0 del confine orientale giordano, proliferano le milizie jihadiste: Amman teme che il jihad seduca i molti profughi ospitati, nonch\u00e9 i giovani disoccupati delle aree pi\u00f9 emarginate, come Maan.<\/p>\n<p><b>Frankenstein prodotti in casa<\/b><br \/>Fino a pochi mesi fa le monarchie del Golfo, Arabia Saudita e Qatar in primis, speravano di indebolire il regime siriano e il governo iracheno, filo-iraniani, sostenendo le formazioni jihadiste presenti nell\u2019opposizione a Bashar al-Asad e dentro l\u2019insorgenza sunnita in Iraq (sprigionatasi dalla regione frontaliera di Al-Anbar), sia in maniera diretta che attraverso finanziatori privati.<\/p>\n<p>La trasformazione di Isis in Stato islamico, dunque in un\u2019entit\u00e0 che si dichiara statuale, spaventa per\u00f2 le monarchie del Golfo. Alcuni cittadini arabi andati a combattere all\u2019estero potrebbero tornare in patria. In pi\u00f9, Arabia Saudita e Qatar guardano con apprensione alla crescente autonomia guadagnata da Is, che ora si autofinanzia con <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2787\" target= \"blank\"><b><u> il racket dei rapimenti<\/u><\/b><\/a> e la vendita del petrolio.<\/p>\n<p> Paradossalmente, il contrasto dello Stato islamico \u00e8 oggi l\u2019obiettivo su cui convergono Arabia Saudita e Iran. L\u2019incalzare della minaccia terroristica sembra aver  velocizzato la <i>d\u00e9tente<\/i> fra le due rive del Golfo. Il ministro degli esteri iraniano e il collega saudita si sono incontrati a New York, dichiarando di voler \u201caprire una nuova pagina\u201d in tema di cooperazione per la sicurezza regionale; per\u00f2, la decisione di Riyadh di addestrare sul suo territorio i ribelli siriani mette nuovi ostacoli su questo sentiero. <\/p>\n<p><b>Guerra fredda intra-sunnita<\/b><br \/>La Libia (come gi\u00e0 l\u2019Egitto) sta divenendo il nuovo campo di battaglia intra-sunnita. Qui gli Emirati Arabi Unitit e il Cairo sono in prima linea, insieme ai sauditi e contro il Qatar, accusato dal premier libico Al-Thinni di aver inviato armi alle milizie islamiste di Tripoli. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2810\" target= \"blank\"><b><u> Egitto<\/u><\/b><\/a> e Libia avrebbero siglato un patto militare quinquennale, in cui si impegnano a sostenersi in caso di \u201cminaccia e aggressione armata diretta o indiretta\u201d.<\/p>\n<p>In visita al Cairo, Kerry ha nuovamente promesso all\u2019aviazione egiziana elicotteri da combattimento, utili nella lotta alle cellule terroristiche che si muovono (con armi) tra il deserto libico-egiziano e la penisola del Sinai. <\/p>\n<p>Questa \u00e8 la nuova rotta del jihad, oltre che dell\u2019immigrazione clandestina, uno spazio fortemente interdipendente, a sud, con l\u2019Africa subsahariana e con il Levante arabo a est. <\/p>\n<p>La campagna di repressione della Fratellanza musulmana condotta da Al-Sisi in Egitto, che si espande nella Cirenaica libica stringendo alleanze locali (Khalifa Haftar) e regionali (Emirati arabi uniti, autori di raid confermati da Washington) sovrappone pericolosamente, nella retorica e nei fatti, la lotta a Is e ai jihadisti con la battaglia politica anti-Fratelli. <\/p>\n<p>Non sappiamo se la clandestinit\u00e0 politica spinger\u00e0 la Fratellanza alla radicalizzazione violenta. Di certo, la nascita di Stato islamico segna la seconda fase delle \u201cprimavere arabe\u201d, dove le forze militari della restaurazione possono chiudere l\u2019arena politica, talvolta strumentalmente, facilitando cos\u00ec l\u2019involuzione autoritaria delle transizioni. <\/p>\n<p>Per elaborare un\u2019efficace strategia anti-Is serve innanzitutto un progetto &#8211; per ora assente &#8211; per il dopo. Evocare, come ha fatto Obama, le precedenti operazioni Usa in Yemen e Somalia non pare, per\u00f2, un viatico per il successo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019autoproclamazione dello Stato islamico (Is) fra Siria nordorientale e Iraq occidentale sta costringendo Arabia Saudita e Qatar a un\u2019imbarazzante piroetta, mentre il presidente statunitense Barack Obama non pu\u00f2 che riportare Washington in Medio Oriente, pur non avendo una chiara strategia politico-militare. 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