{"id":28230,"date":"2014-10-03T00:00:00","date_gmt":"2014-10-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/da-kiev-lezioni-per-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:52","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:52","slug":"da-kiev-lezioni-per-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/da-kiev-lezioni-per-leuropa\/","title":{"rendered":"Da Kiev, lezioni per l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Si dice che la storia si ripete, ma scegliere un precedente per valutare il presente condiziona gi\u00e0 il modo di pensare ai possibili sviluppi e alle scelte disponibili. Questo \u00e8 quello che sta accadendo alla narrazione della crisi ucraina.<\/p>\n<p><b>Un\u2019altra Monaco?<\/b><br \/>Sull&#8217;Ucraina il consenso occidentale \u00e8 stato di evitare un\u2019altra Monaco, cio\u00e8 il patto del 1938 che, lungi dal salvare la pace cedendo i sudeti a Hitler, apr\u00ec le porte agli ulteriori piani nazisti, con le note conseguenze. \u201cLasciamo l\u2019Ucraina a Putin\u201d, quindi, \u201ce l\u2019espansionismo russo diverr\u00e0 inarrestabile\u201d.<\/p>\n<p>Probabilmente per\u00f2, rispetto a Monaco, la crisi dei missili del 1962 offre un paragone pi\u00f9 utile.La crisi di Cuba e quella ucraina nascono infatti dallo stesso \u201cproblema di prossimit\u00e0\u201d: ove un contendente acquisti il controllo di un\u2019area nelle immediate vicinanze dell\u2019altro, il secondo vedr\u00e0 la mossa come una minaccia diretta, provocandone la reazione.<\/p>\n<p>A Cuba, gli Stati Uniti non potevano tollerare la presenza di missili nucleari alle proprie porte, ma l\u2019Urss non avrebbe mai subito un rovesciamento di Castro, gi\u00e0 tentato dagli Usa con l\u2019invasione, fallita, della Baia dei Porci l\u2019anno prima.<\/p>\n<p>Oggi la Nato e l\u2019Unione europea (Ue) non possono accettare un\u2019aggressione armata ai rispettivi confini, ma la Russia ha ripetutamente dichiarato di non potere acconsentire ad un\u2019espansione della Nato fino alle proprie frontiere.<\/p>\n<p>In entrambi i casi l\u2019attacco da est \u00e8 stato audace e non tradizionale. A Cuba l\u2019Urss pretese di addestrare il governo locale, mentre in Ucraina l\u2019avanzata semi-mascherata delle forze russe \u00e8 stata orchestrata per evitare accuratamente l&#8217;etichetta di \u201cinvasione aperta\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Occidente a sua volta ha sempre reagito nello stesso modo, con sanzioni orizzontali: un blocco navale nel 1962 e restrizioni economiche nel 2014. <\/p>\n<p>Ma la somiglianza pi\u00f9 grande \u00e8 che la radice prossima delle due crisi sta comunque ad ovest: nell\u2019invasione della Baia dei Porci per Cuba e nella possibilit\u00e0 tanto pubblicizzata da Nato e Ue di accogliere l\u2019Ucraina in entrambe le organizzazioni, malgrado le riserve russe sul lato Nato.<\/p>\n<p><b>Ucraina davanti al bivio Nato<\/b><br \/>La crisi del 1962 si risolse con contatti diretti e con l\u2019accordo simmetrico a ritirare i missili sovietici da Cuba e quelli americani dalla Turchia. Oggi un accordo simile richiederebbe l\u2019impegno dell\u2019Ucraina a non entrare nella Nato, ma ad aderire all\u2019Ue, accordando maggiore autonomia alle regioni russofone del Paese.<\/p>\n<p>La Russia, a sua volta, dovrebbe reciprocare allentando la presa sulla Crimea, garantendo i diritti degli ucraini etnici e accettando una forma di supervisione internazionale su tale aspetto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una soluzione del genere non \u00e8 in vista? Tra i tanti motivi il principale \u00e8 che l\u2019Ue non \u00e8 ancora in grado di gestire le proprie relazioni esterne su un piano coordinato, ma non confuso, con la Nato.<\/p>\n<p>L\u2019accesso congiunto degli stati dell\u2019Est Europa alla Nato e all\u2019Ue ha creato la sensazione che le due cose vadano insieme. Tuttavia, mentre l\u2019Alleanza atlantica ha gestito l\u2019espansione sforzandosi di rassicurare la Russia, l\u2019Ue non ha sviluppato un approccio simile. <\/p>\n<p>Anzi, la prospettiva di un ingresso dell\u2019Ucraina nell\u2019Ue ha fatto presagire proprio un ingresso quasi automatico nella Nato, uno sviluppo chiaramente osteggiato dalla Russia.<\/p>\n<p><b>Ucraina ponte tra Russia e Ue<\/b><br \/>Per creare stabilit\u00e0 lungo i propri confini, l&#8217;Ue dovrebbe quindi gestire in maniera pi\u00f9 saggia e dosata il proprio potere d&#8217;attrazione. Nel 2004-2005, l&#8217;Unione appoggi\u00f2 entusiasticamente la Rivoluzione Arancione, ma poi fall\u00ec nel creare gli incentivi politici e morali per farla continuare, finendo per assistere alla fine degli eroi che aveva sostenuto, come Yulia Tymoshenko e il suo governo.<\/p>\n<p>Eppure quella rivoluzione era scoppiata dopo l&#8217;avvelenamento da parte della Russia del candidato presidenziale Viktor Yushenko: proprio quello, dunque, doveva essere il momento di costruire un modello di stabilit\u00e0 da mostrare alla Russia come esempio di cooperazione costruttiva e vincente.<\/p>\n<p>Invece l&#8217;accoppiata inerziale tra Ue e Nato ha rafforzato il panico russo da accerchiamento, offrendo a Putin il destro per rispondere in maniera apertamente aggressiva.<\/p>\n<p>La Nato ora si \u00e8 unita attorno ai suoi membri orientali, decretando cos\u00ec la momentanea sconfitta tattica di Putin. Tuttavia le variabili sottostanti sono ancora instabili ed \u00e8 difficile che le armi si fermino o che l&#8217;Ucraina resti unita se non ci sar\u00e0 una riconciliazione.<\/p>\n<p>Per farlo, l&#8217;esempio del 1962 suggerisce la necessit\u00e0 di un&#8217;Ucraina militarmente neutrale, dentro l&#8217;Ue, ma fuori della Nato, che funzioni come un ponte tra l&#8217;Europa e la Russia, sulla base di accordi bilaterali di garanzia per le minoranze.<\/p>\n<p>L&#8217;Ue dovrebbe anche sviluppare una nuova sensibilit\u00e0 nel gestire il proprio potere economico, tenendo a mente che, come per il Piano Marshall nel 1947, proposte di cooperazione economica con i vicini possono suonare molto allarmanti per la Russia.<\/p>\n<p>Bruxelles deve quindi realizzare che ogni volta che parla di banche e di strade, energia o ambiente, fa politica estera. Non solo quando approva sanzioni o condanna aggressioni. <\/p>\n<p>Un paese cos\u00ec strategico come l&#8217;Ucraina \u00e8 il terreno di prova per garantire la stabilit\u00e0 attraverso le politiche settoriali europee, creando allo stesso tempo il canale per un dialogo tra Est e Ovest che non parli il linguaggio delle armi.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice che la storia si ripete, ma scegliere un precedente per valutare il presente condiziona gi\u00e0 il modo di pensare ai possibili sviluppi e alle scelte disponibili. Questo \u00e8 quello che sta accadendo alla narrazione della crisi ucraina. 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