{"id":28250,"date":"2014-10-06T00:00:00","date_gmt":"2014-10-05T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/grazie-califfato-grazie-califfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:51","slug":"grazie-califfato-grazie-califfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/grazie-califfato-grazie-califfo\/","title":{"rendered":"Grazie, Califfato! Grazie, Califfo!"},"content":{"rendered":"<p>Ringraziare il Califfato ed il Califfo? Sembra un proposito assurdo ma in fondo noi occidentali, ed in particolare noi europei, dobbiamo parecchio ad entrambi.<\/p>\n<p>Le malattie pi\u00f9 gravi spesso restano inosservate, in incubazione, fino a quando \u00e8 ormai troppo tardi per fermarle. A noi occidentali stava succedendo la stessa cosa. <\/p>\n<p>Il lunghissimo periodo di pace di cui abbiamo goduto, in Europa, dalla seconda guerra mondiale in poi, ci faceva credere ad un futuro, almeno per i paesi della Ue, del tutto privo di violenza bellica, in cui sarebbe bastato mantenere in vita un simulacro di Forze Armate: quanto bastava per fornire un contributo accettabile alle varie missioni di pi\u00f9 o meno intenso peacekeeping decise, o benedette, dalle Nazioni Unite.<\/p>\n<p><b>Niente pi\u00f9 nemici n\u00e9 guerre<\/b><br \/>Per gli Stati Uniti le cose erano un poco diverse, ma nella sostanza anch\u2019essi si illudevano di poter tirare il fiato e di avere la possibilit\u00e0 di incassare il dividendo della dottrina Obama, di quella <i>smart strategy <\/i>che tentava di scaricare su attori regionali alleati il costo e la responsabilit\u00e0 degli interventi indispensabili, senza per\u00f2 che ci\u00f2 intaccasse il potere americano.<\/p>\n<p>I risultati di queste illusioni, nutrite mentre la malattia dilagava inosservata e le nostre frontiere europee da &#8220;cintura di amici&#8221;, come le chiamava Romano Prodi venti anni fa, si trasformavano nel &#8220;<i>ring of fire<\/i>&#8220;, termine usato recentemente dall&#8217;<i>Economist<\/i>, sono stati deleteri.<\/p>\n<p>Da un lato il rapporto transatlantico \u00e8 stato giudicato superato, mentre la Nato combatteva una battaglia, apparentemente persa in partenza, per ridefinire i suoi compiti ed evitare di essere anemizzata, magari dolcemente e senza strepito.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altro il potenziale bellico dei paesi membri si riduceva progressivamente, nel costante tentativo di recuperare dalla difesa quelle risorse che facevano difetto in altri settori considerati prioritari. C&#8217;\u00e9 stata cos\u00ec una caccia senza respiro al cosiddetto &#8220;<i>dividendo della pace<\/i>&#8220;, che si \u00e8 scaglionata senza interruzione su tutti i venticinque anni passati dalla caduta del Muro di Berlino e che per molti aspetti dura ancora, nonostante tutti i campanelli di allarme stiano suonando a distesa.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, questa riduzione dei potenziali nazionali \u00e8 avvenuta in maniera completamente scoordinata, quasi una corsa in cui ciascuno dei partecipanti sembrava temere che l&#8217;altro lo potesse sopravanzare. <\/p>\n<p>In questo spirito la maggioranza delle truppe americane stanziate in Europa se ne \u00e8 tornata a casa, o ha raggiunto teatri operativi diversi, mentre i livelli di organici e di efficienza delle singole nazioni europee sono scesi a dei minimi assolutamente inaccettabili.<\/p>\n<p>Nell&#8217;azione Nato contro la Libia, conflitto corto e di intensit\u00e0 tutto sommato molto ridotta, noi europei siamo rimasti rapidamente senza munizioni per gli aerei ed abbiamo dovuto acquistarle dagli Stati Uniti. Un fatto che la dice lunga sia sui livelli delle nostre scorte, sia sulla nostra capacit\u00e0 produttiva nel settore.<\/p>\n<p><b>Neanche Putin \u00e8 riuscito a svegliarci<\/b><br \/>Su questa situazione di fatto, che l&#8217;opinione pubblica, i governi e le forze politiche dei nostri paesi si rifiutano con ostinazione di vedere, si era ad un certo punto scatenato il ciclone Putin.<\/p>\n<p>Neanche lui per\u00f2 , con tutta la sua consumata abilit\u00e0 di scacchista strategico, condita di annessioni, creazione di stati fantoccio-cuscinetto, volontariati fasulli che ricordano quelli nazisti e fascisti nella guerra di Spagna, \u00e8 riuscito a generare uno shock sufficiente a far s\u00ec che il malato si accorgesse di quanto era progredita la malattia.<\/p>\n<p> Quando la tensione fra ucraini e russi ha assunto aspetti realmente preoccupanti, il vertice della Nato, svoltosi pochi giorni or sono, ha dovuto tristemente constatare che l&#8217;Alleanza avrebbe incontrato difficolt\u00e0 fortissime a schierare in frontiera anche una sola Divisione di forze alleate. <\/p>\n<p>Ha quindi cercato di riconfortare i suoi terrorizzati membri del nord est con soluzioni fantasiose, relative alla dislocazione in aree avanzate di depositi di armi e materiali ed alla creazione di forze di reazione molto, molto, molto rapide, il tutto ben in fieri, naturalmente!<\/p>\n<p>Ad aggravare ulteriormente il quadro \u00e8 giunta poi la notizia di questi giorni, che riporta come anche le Forze Armate tedesche siano in condizioni pietose, del tutto degne di &#8220;una cicala del sud&#8221;, e non certo all&#8217;altezza di una &#8220;formica del nord&#8221;, oltretutto chiaramente destinata alla leadership europea.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8, parliamoci chiaro, che nessuno ha mai realmente creduto alla possibilit\u00e0 di una guerra vera della Russia contro l&#8217;Occidente. Non ci abbiamo creduto qui e non ci hanno creduto in Russia. Basta vedere come tutte le reali preoccupazioni si siano concentrate e tuttora si concentrino da un lato sugli effetti delle misure di embargo sull\u2019economia nazionale, dall&#8217;altro sull\u2019ipotesi di trovarci a corto di gas in un inverno che le previsioni promettono particolarmente rigido.<\/p>\n<p><b>E poi \u00e8 arrivato il Califfo<\/b><br \/>Dopo Putin per\u00f2 sono entrati in scena il Califfo ed il Califfato, ed entrambi fanno paura. Sia perch\u00e9 si ricollegano a ricordi ancestrali di nemici spietati e guerre durissime, protrattesi per secoli e secoli. Sia perch\u00e9 i combattenti di questa nuova jihad agiscono con una logica di eliminazione fisica dell&#8217;avversario, reale o potenziale che sia: una logica che noi non riusciamo pi\u00f9 a comprendere. <\/p>\n<p>Sia perch\u00e9 la rapidit\u00e0 della avanzata dell&#8217;Isis ha dimostrato quanto tale appello, oltretutto soffuso da un alone di vittoria, possa avere fascino sulle masse arabe disperate del Medio Oriente, della Penisola e del Nord Africa.<\/p>\n<p>La presenza fra le forze del Califfato di alcune migliaia di musulmani europei di seconda e terza generazione ci ha inoltre costretti a comprendere come questo non possa essere definito unicamente come un conflitto alle frontiere, ma sia invece un conflitto che, almeno potenzialmente, abbiamo gi\u00e0 in casa.<\/p>\n<p>Il sintomo si \u00e8 cos\u00ec manifestato e la malattia \u00e8 divenuta palese. Che cosa aspettiamo a questo punto per verificare quali siano le nostre lacune e per ricostruire uno strumento di sicurezza interno ed esterno che sia all&#8217;altezza di affrontare la sfida? Magari orientandoci su quella soluzione europea che \u00e8 forse l&#8217;unica che ci consentirebbe di essere efficaci, realizzando nel contempo anche economie di scala?<\/p>\n<p> E cosa aspettiamo a dire grazie al Califfo ed al Califfato, che ci hanno &#8211; magari un po&#8217; brutalmente &#8211; strappati al sogno per riconsegnarci alla realt\u00e0?<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ringraziare il Califfato ed il Califfo? Sembra un proposito assurdo ma in fondo noi occidentali, ed in particolare noi europei, dobbiamo parecchio ad entrambi. Le malattie pi\u00f9 gravi spesso restano inosservate, in incubazione, fino a quando \u00e8 ormai troppo tardi per fermarle. A noi occidentali stava succedendo la stessa cosa. 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