{"id":28260,"date":"2014-10-07T00:00:00","date_gmt":"2014-10-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sguardo-europeo-sul-jobs-act\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:50","slug":"sguardo-europeo-sul-jobs-act","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/sguardo-europeo-sul-jobs-act\/","title":{"rendered":"Sguardo europeo sul Jobs Act"},"content":{"rendered":"<p>Le discussioni sulle riforme del mercato del lavoro in Italia finiscono sempre per assumere connotazioni ideologiche e puntualmente si focalizzano sull\u2019Articolo 18.<\/p>\n<p>Basta pensare al dibattito che si \u00e8 creato in queste ultime settimane, a ridosso della conferenza sul lavoro organizzata da Matteo Renzi a cui parteciperanno i capi di stato e di governo europei.<\/p>\n<p>Guardare al Jobs Act in chiave comparata aiuta a capirne meglio l\u2019effettiva portata riformatrice e il contributo che pu\u00f2 apportare alla ripresa economica.<\/p>\n<p>La proposta prevede infatti: i) l\u2019abolizione del dualismo attraverso la creazione del contratto unico; ii) l\u2019armonizzazione dei sussidi di disoccupazione; iii) un sostegno alle politiche attive per l\u2019occupazione.<\/p>\n<p>In buona sostanza, il Jobs Act ha l\u2019aspirazione di mettere in pratica il principio della <i>flexicurity<\/i>, che \u00e8 peraltro al centro della Strategia europea per l\u2019occupazione gi\u00e0 dal 2007. Una strategia integrata che punta a valorizzare, allo stesso tempo, flessibilit\u00e0 e sicurezza nel mercato del lavoro. Se la riforma fosse attuata, il mercato del lavoro in Italia assomiglierebbe sempre pi\u00f9 a quello della Danimarca.<\/p>\n<p>Questo in parte giustifica la reticenza generale: si prospetta un cambiamento epocale che non fa parte della cultura istituzionale del nostro paese in cui la protezione dei lavoratori \u00e8 avvenuta per 50 anni attraverso la tutela del posto di lavoro piuttosto che dell\u2019occupazione in generale.<\/p>\n<p><b>Flessibilit\u00e0 in uscita in Europa<\/b><br \/>\nNegli ultimi anni siamo stati abituati a dibattiti sull\u2019Articolo 18 altamente ideologizzati che non hanno certo aiutato a comprendere i termini della questione. Pu\u00f2 essere utile, a tal fine, guardare alle legislazioni di alcuni paesi europei in tema di licenziamenti individuali.<\/p>\n<p>Partendo dalla Germania, ad esempio, dove (in modo simile all\u2019Italia) la legge di tutela dai licenziamenti discriminatori o ingiustificati mira a garantire la conservazione del posto di lavoro. In caso di licenziamento nullo o ingiustificato, il Tribunale ordina con sentenza il mantenimento del rapporto di lavoro. Una normativa che si applica a tutti i lavoratori con anzianit\u00e0 di servizio di almeno sei mesi e a tutte le imprese che occupino pi\u00f9 di dieci dipendenti.<\/p>\n<p>In Francia, il sistema \u00e8 diverso: l\u2019obbligo di reintegrazione opera in tutti i casi di licenziamento discriminatorio e in caso di violazione di diritti fondamentali e di &#8220;libert\u00e0 pubbliche&#8221;. Negli altri casi, il licenziamento privo di giustificato motivo comporta una sanzione di natura risarcitoria, per un ammontare minimo di sei mensilit\u00e0 per i dipendenti con almeno due anni di anzianit\u00e0 e assunti da imprese con pi\u00f9 di 11 addetti. Per gli altri, il giudice pu\u00f2 commisurare il risarcimento al danno subito.<\/p>\n<p>Infine vi \u00e8 il modello danese. Nonostante l\u2019accordo di livello interconfederale rimetta al collegio arbitrale il potere di disporre la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato, nella prassi prevalgono soluzioni di tipo economico (il risarcimento \u00e8 limitato a un anno di retribuzione, in caso di lunga anzianit\u00e0 lavorativa).<\/p>\n<p><b>Europa sociale?<\/b><br \/>\nLe competenze sociali dell\u2019Unione europea sono notoriamente assai pi\u00f9 limitate di quelle economiche. Negli ultimi mesi qualcosa si \u00e8 per\u00f2 mosso anche in campo sociale. Piccoli passi per i lavoratori disoccupati a cinque anni dall\u2019inizio della crisi, ma importanti in vista della creazione di un\u2019Europa sociale.<\/p>\n<p>Della questione si occuper\u00e0 la conferenza Ue sul lavoro che si svolger\u00e0 a Roma l\u20198 ottobre, ma resta da vedere se porter\u00e0 all\u2019adozione di vere nuove politiche europee in tema di occupazione.<\/p>\n<p><b>Mega Inps europeo<\/b><br \/>\nLa possibilit\u00e0 di mettere le basi per qualcosa di rivoluzionario per\u00f2 ci sarebbe. Sebbene largamente limitato ai \u2018tecnici\u2019, il dibattito sulla possibilit\u00e0 di creare uno <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2713\" target=\"blank\"><b><u>stabilizzatore automatico<\/u><\/b><\/a> per la zona euro si fa sempre pi\u00f9 insistente.<\/p>\n<p>Due le <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/meetdocs\/2009_2014\/documents\/empl\/dv\/eui_study_social_dimension_\/eui_study_social_dimension_en.pdf\" target=\"blank\"><b><u>proposte<\/u><\/b><\/a> al vaglio: la prima consiste nel trasferire al livello sovranazionale la gestione dei sussidi di disoccupazione, creando un mega Inps in cui far confluire i contributi per l\u2019assicurazione contro la disoccupazione di tutti i lavoratori della zona euro. In caso di perdita del posto di lavoro, \u00e8 da questo fondo che arriverebbe la tutela del reddito.<\/p>\n<p>Il fondo europeo garantirebbe cos\u00ec un minimum uguale di tutele per tutti i lavoratori e una certa stabilizzazione dell\u2019economia in caso di shock. Ciascun paese avrebbe poi la libert\u00e0 di alzare il livello di protezione, elargendo un sussidio pi\u00f9 generoso o per un numero maggiore di mensilit\u00e0.<\/p>\n<p>La seconda proposta al vaglio segue una logica completamente diversa: non avrebbe come scopo di smussare una percentuale minore di tutti gli shock, ma di offrire riparo alle economie della zona euro (o dell\u2019Ue) in caso di crisi di grande portata. In tal caso, il valore aggiunto dell\u2019intervento europeo sarebbe in una forma di assicurazione dagli shock contro i quali gli stabilizzatori nazionali non sono sufficienti. Il fondo prenderebbe la forma di un sistema di riassicurazione degli \u2018Inps\u2019 nazionali.<\/p>\n<p>Trasformare questa possibilit\u00e0 in realt\u00e0 \u00e8 la sfida pi\u00f9 importante che ci aspetta nei prossimi anni per costruire davvero un\u2019Europa sociale. L\u2019Italia pu\u00f2 giocare un ruolo fondamentale in questa partita, non solo a livello di politica europea, spingendo per l\u2019adozione di politiche comuni, ma anche a livello nazionale, costruendo un mercato del lavoro e un sistema di welfare pi\u00f9 moderni.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le discussioni sulle riforme del mercato del lavoro in Italia finiscono sempre per assumere connotazioni ideologiche e puntualmente si focalizzano sull\u2019Articolo 18. Basta pensare al dibattito che si \u00e8 creato in queste ultime settimane, a ridosso della conferenza sul lavoro organizzata da Matteo Renzi a cui parteciperanno i capi di stato e di governo europei. 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