{"id":28270,"date":"2014-10-07T00:00:00","date_gmt":"2014-10-06T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-periferie-della-grande-guerra-contro-il-califfato\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:51","slug":"le-periferie-della-grande-guerra-contro-il-califfato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/le-periferie-della-grande-guerra-contro-il-califfato\/","title":{"rendered":"Le periferie della grande guerra contro il califfato"},"content":{"rendered":"<p>Potremmo chiamarli paesi alla periferia della Grande Guerra mediorientale che si combatte fra i territori della Siria e dell\u2019Iraq. Ma solo geograficamente: la definizione di periferia non spiega la complessit\u00e0 del loro coinvolgimento. <\/p>\n<p>Nella realt\u00e0 delle cose Iran, Turchia e Israele sono qualcosa di pi\u00f9 pericolosamente concreto: paesi ai confini del campo di battaglia. Chi pi\u00f9 chi meno, chi gi\u00e0 parte del conflitto e chi non ancora, chi in grado di farlo precipitare e chi di contribuire a una soluzione, il futuro \u00e8 comune: sono tutti sul ciglio del baratro.<\/p>\n<p><b>Iran, pedina indispensabile   <\/b><br \/>L\u2019importanza della repubblica islamica sciita \u00e8 semplice: non c\u2019\u00e8 soluzione del confitto senza la sua partecipazione. Non solo perch\u00e9 Teheran \u00e8 l\u2019altra capitale, opposta a Riyadh, dello scisma islamico che ha le sue responsabilit\u00e0 nel caos mediorientale.<\/p>\n<p>Come Washington e Mosca ai tempi della Guerra fredda, Iran e Arabia saudita non si sono mai confrontati direttamente. Ma come quello ideologico fra Usa e Urss, lo scontro religioso fra sciiti e sunniti che fa a capo ai due paesi \u00e8 da anni cruento altrove: Libano, Iraq, Siria, Yemen, Bahrein.<\/p>\n<p>L\u2019Iran era stato escluso dai due vertici di Ginevra sulla Siria ed entrambi non sono serviti a nulla. A settembre era stato tenuto fuori anche da quello di Parigi, una specie di arruolamento generale alla guerra contro l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d.<\/p>\n<p>In tutti i casi \u00e8 sempre stata l\u2019<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2804\" target= \"blank\"><b><u>Arabia Saudita <\/u><\/b><\/a> a non volerlo. Le nazioni e le forze raccolte a Parigi saranno forse sufficienti a sconfiggere il califfato militarmente, ma non a costruire una struttura regionale di sicurezza collettiva. Non \u00e8 possibile senza l\u2019Iran.<\/p>\n<p>La sua importanza diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 evidente nella <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2811\" target= \"blank\"><b><u>trattativa sul nucleare<\/u><\/b><\/a>, appena ripresa e che dovrebbe arrivare a una conclusione entro novembre. Se il negoziato con i 5+1 (i membri del Consiglio di sicurezza Onu pi\u00f9 la Germania), soprattutto con gli Stati Uniti, raggiunger\u00e0 un compromesso, l\u2019Iran diventer\u00e0 la nazione indispensabile della regione.<\/p>\n<p><b>Turchia sempre pi\u00f9 sola <\/b><br \/>Essere indispensabile era l\u2019ambizione di Recept Erdo&#287;an. A Gaza, in Egitto, in Libia, in Siria, per affermare l\u2019Islam politico moderato in un\u2019internazionale dei Fratelli Musulmani da lui guidata, che avrebbe tenuto sotto controllo i movimenti pi\u00f9 radicali. <\/p>\n<p>Non era quello di una nuova Sublime Porta il modello che aveva in mente il premier turco da poco presidente, ma il suo disegno mediorientale aveva qualcosa d\u2019imperiale. \u00c8 stato invece un fallimento totale. <\/p>\n<p>Mai come oggi la nascita di uno stato curdo \u00e8 un\u2019eventualit\u00e0 possibile; due alleati strategici come <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2472\" target= \"blank\"><b><u>Egitto<\/u><\/b><\/a> e Israele si sono trasformati in entit\u00e0 ostili; qualsiasi forma di adesione all\u2019Unione europea \u00e8 al momento impensabile. Le 565 miglia di frontiera con la Siria, un tempo sigillate dall\u2019esercito pi\u00f9 forte della Nato dopo quello Usa, sono porose come il confine tra Pakistan e Afghanistan.<\/p>\n<p>La zona cuscinetto invocata dalla Turchia nella parte siriana del confine, se oggi fosse creata si trasformerebbe in un Waziristan sul Mediterraneo. Perch\u00e9 funzioni, aveva calcolato il generale Martin Dempsey, capo di Stato maggiore delle forze armate americane, servirebbe almeno un miliardo di dollari. <\/p>\n<p>Ma ormai non \u00e8 pi\u00f9 una questione di soldi: \u00e8 un problema di credibilit\u00e0 turca. La Turchia ha aderito alla coalizione anti-califfato in modo ambiguo, svelando la sua debolezza. Ciononostante nella Grande Guerra Mediorientale \u00e8 ormai dentro fino al collo. \u00c8 il campo di battaglia siro-iracheno ad aver debordato dentro i suoi confini.<\/p>\n<p><b>Israele distante ma al centro del conflitto<\/b><br \/> Lo stato ebraico \u00e8 come l\u2019occhio del ciclone dentro il quale non accade nulla mentre attorno \u00e8 la catastrofe. Probabilmente i suoi servizi segreti sono i pi\u00f9 informati, ma Israele mantiene dal conflitto una distanza apparentemente olimpica. In Siria non \u00e8 mai intervenuto se non nei rari episodi in cui \u00e8 stata superata la sua linea di sicurezza nota a tutti: trasferimento dal regime a Hezbollah di armamenti sensibili, sconfinamento di aerei siriani.<\/p>\n<p>In Iraq il califfato ha molte altre priorit\u00e0 prima di decidere di mettere in programma anche la liberazione della Palestina. Solo il fallimento del negoziato sul nucleare iraniano potrebbe spingere Israele a scendere direttamente in campo.<\/p>\n<p>In prospettiva, tuttavia, la Grande Guerra Mediorientale sta gi\u00e0 avendo un effetto. Pochi israeliani, anche fra i lettori del quotidiano liberal <i>Ha\u2019aretz<\/i>, sarebbero favorevoli oggi a uno stato palestinese: una reazione istintiva, con un mondo arabo cos\u00ec caotico alle frontiere, dal Sinai alla Siria. <\/p>\n<p>Su questo si fonda il consenso solido e duraturo al governo di destra-centro di Benjamin Netanyahu il quale, sfortunatamente, non resta in attesa degli eventi regionali: l\u2019occupazione della Cisgiordania continua, si allarga, si consolida. Oggi interessa a pochi, ma la questione palestinese ha dimostrato di essere tenace. Prima o poi rientrer\u00e0 nel grande conflitto.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Potremmo chiamarli paesi alla periferia della Grande Guerra mediorientale che si combatte fra i territori della Siria e dell\u2019Iraq. Ma solo geograficamente: la definizione di periferia non spiega la complessit\u00e0 del loro coinvolgimento. Nella realt\u00e0 delle cose Iran, Turchia e Israele sono qualcosa di pi\u00f9 pericolosamente concreto: paesi ai confini del campo di battaglia. 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