{"id":28330,"date":"2014-10-13T00:00:00","date_gmt":"2014-10-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ebola-una-tragedia-annunciata\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:48","slug":"ebola-una-tragedia-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/ebola-una-tragedia-annunciata\/","title":{"rendered":"Ebola, una tragedia annunciata"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza ultradecennale della pandemia dell\u2019Aids ci avrebbe dovuto rendere pi\u00f9 vigili rispetto ai virus emergenti. Non \u00e8 stato cos\u00ec. Ancora oggi, governi e istituzioni sanitarie mondiali preferiscono aspettare di essere travolti dalla valanga di pandemie prima di prendere provvedimenti seri.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 si continuer\u00e0 a considerare le emergenze pandemiche come problema sanitario solamente, e non come questione da affrontare anche dal punto di vista politico-istituzionale e dello sviluppo umano, la nostra risposta rimarr\u00e0 inadeguata.<\/p>\n<p><b>Dall\u2019Aids a Ebola<\/b><br \/>\nSono passati pi\u00f9 di vent\u2019anni da quando autorevoli membri della comunit\u00e0 scientifica internazionale esortavano i decisori politici a guardare al di l\u00e0 del fenomeno dell\u2019Aids. Ammonivano che da troppo tempo troppe persone violavano troppi ecosistemi.<\/p>\n<p>Avvertivano, per esempio, degli effetti allarmanti della graduale distruzione della biosfera tropicale: la foresta pluviale, essendo il serbatoio del pianeta pi\u00f9 capiente di specie vegetale ed animale, lo \u00e8 anche di variet\u00e0 di virus.<\/p>\n<p>E quando un ecosistema viene degradato, virus sconosciuti sono sfrattati dai loro ambienti naturali e sottoposti a una pressione selettiva estrema: alcuni reagiscono scomparendo, altri mutando rapidamente e cambiando habitat.<\/p>\n<p>Gli scienziati si domandavano se il virus dell\u2019Hiv fosse solo un caso emblematico e non il culmine di un disastro che invece avrebbe potuto prendere il nome di altri virus letali come Ebola, Dengue, Marburg, Junin, Lassa, Machupo, Guanarito, O\u2019nyong\u2019nyong.<\/p>\n<p><b>Virus che ignorano le frontiere <\/b><br \/>\nNon c\u2019\u00e8 dubbio che i programmi nazionali contro l\u2019Aids degli inizi degli anni \u201990 erano troppo rigidamente concepiti come programmi governativi anzich\u00e9 come frutto degli sforzi congiunti degli organi esecutivi, dei centri di ricerca, delle associazioni e del settore privato.<\/p>\n<p>La sfida posta alla comunit\u00e0 internazionale richiedeva invece una cooperazione coordinata, sostenibile, transnazionale e complementare. Altrimenti detto, il fatto che il virus ignorasse le frontiere rendeva essenziale stabilire una politica comune tra gli stati.<\/p>\n<p>Invece, la visione \u201cglobale\u201d della pandemia, paradossalmente, anzich\u00e9 allargarsi, si \u00e8 ristretta: i paesi donatori hanno dimostrato una crescente predilezione a lavorare indipendentemente e su base bilaterale con i paesi del Terzo mondo, con il risultato che Unaids, l\u2019agenzia Onu che dal 1996 concentra su di s\u00e9 le attivit\u00e0 anti-Aids, non ha sviluppato la necessaria credibilit\u00e0 per assegnare ruoli e creare meccanismi di coordinamento.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza accumulata in questi anni dall\u2019agenzia dovrebbe tuttavia essere messa al servizio dell\u2019emergenza Ebola; anzi, c\u2019\u00e8 da chiedersi se l\u2019urgenza non imponga di estendere il suo mandato a tutti i virus letali. Questa nuova emergenza \u00e8 infatti un\u2019occasione per creare uno strumento transnazionale permanente, con poteri vincolanti, in grado di garantire l\u2019attuazione di regole comuni in caso d\u2019insorgenza di qualsiasi pandemia.<\/p>\n<p>Con la deflagrazione della bomba Ebola &#8211; che il Presidente statunitense Barack Obama ha definito una minaccia alla sicurezza globale &#8211; interesse collettivo \u00e8 quindi evitare gli errori compiuti nel passato all\u2019interno del dispositivo predisposto dall\u2019Onu: disarmonia tra politiche accettate a livello globale e azione a livello nazionale, indicazioni tecniche contraddittorie, diverse interpretazioni dei mandati e delle aree di competenza delle varie organizzazioni, insufficiente coordinamento degli input dati ai singoli paesi, risposte lente all\u2019evoluzione della pandemia.<\/p>\n<p>In Europa, per esempio, non esiste l\u2019equivalente del <i>Centers for Disease Control and Prevention<\/i> statunitense (Cdc): il <i>European Center for Disease Prevention and Control<\/i> (Ecdc), creato sull\u2019onda dell\u2019epidemia Sars nel 2004 e di base in Svezia, svolge un ruolo di coordinamento degli esperti sanitari nazionali, ma non ha una sua unit\u00e0 che risponde alle urgenze.<\/p>\n<p><b>Un Mission for Ebola Emergency Response <\/b><br \/>\nL\u2019istituzione, il 19 settembre scorso, della <i>Un Mission for Ebola Emergency Response<\/i> (Unmeer), ad Accra, e la nomina di un Inviato speciale delle Nazioni Unite per la lotta al virus, vanno quindi nella buona direzione. Per la prima volta nella sua storia l\u2019Onu crea una Missione per un\u2019emergenza di salute pubblica. Vedremo se seguir\u00e0 anche un flusso di fondi tale da garantire continuit\u00e0 al suo operato.<\/p>\n<p>Anche la <i>Emergency Response Unit<\/i> dell\u2019Unione europea, che abitualmente monitora conflitti armati e disastri naturali, ora segue l\u2019andamento dell\u2019epidemia 24 ore su 24. Tutto questo rischia per\u00f2 di non essere sufficiente se gli sforzi non saranno moltiplicati.<\/p>\n<p>Ieri come oggi dobbiamo prendere atto che: a) le risposte alle emergenze vengono effettuate sostanzialmente su basi ad hoc; b) non esiste una procedura ufficiale per determinare quali organizzazioni a livello internazionale devono assumere la responsabilit\u00e0 amministrativa, tecnica e finanziaria, per non parlare di responsabilit\u00e0 politica, e con quale catena di comando; c) manca una valida rete di comunicazione per garantire una risposta operativa efficace e tempestiva da parte di autorit\u00e0 nazionali.<\/p>\n<p>E poi: esistono strategie per scoprire e prevenire epidemie dovute a nuovi virus o alla riapparizione di vecchi? Siamo in grado di inventare efficaci contromisure per circoscrivere epidemie prima che facciano il \u201csalto di qualit\u00e0\u201d e diventino fenomeno globale? Un quadro giuridico-istituzionale da attuare su scala globale pu\u00f2 essere previsto per i virus, che per definizione non conoscono n\u00e9 limiti di tempo n\u00e9 di spazio?<\/p>\n<p>In questi venti anni si \u00e8 dormito il sonno dei giusti. Si \u00e8 lavorato pi\u00f9 alla \u201cconservazione delle catastrofi\u201d che alla loro prevenzione. Occorre invece lavorare alla riduzione del rischio, introducendo regole comuni anche per aggirare gli effetti frenanti delle tradizioni religiose e culturali che portano i virus a essere accettati come tragica fatalit\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, un appello alle case farmaceutiche: evitiamo milioni di morti come \u00e8 stato per l\u2019Aids solo perch\u00e9 chi poteva non aveva interesse e chi non poteva non aveva scelta.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza ultradecennale della pandemia dell\u2019Aids ci avrebbe dovuto rendere pi\u00f9 vigili rispetto ai virus emergenti. Non \u00e8 stato cos\u00ec. 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