{"id":28340,"date":"2014-10-13T00:00:00","date_gmt":"2014-10-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/si-puo-intervenire-anche-senza-le-nazioni-unite\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:49","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:49","slug":"si-puo-intervenire-anche-senza-le-nazioni-unite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/si-puo-intervenire-anche-senza-le-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Si pu\u00f2 intervenire anche senza le Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>Per la politica estera italiana, questi sono giorni di transizione essendo il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, proiettata verso l\u2019assunzione delle responsabilit\u00e0 a Bruxelles come Alto rappresentante della politica estera europea. Di fronte alla tragedia che si sta consumando in Iraq e soprattutto in Siria ad opera delle truppe del Califfato, l\u2019Italia ha scelto un basso profilo. <\/p>\n<p>Mentre gli alleati partecipano ai raid aerei della coalizione a guida Usa, noi ci siamo limitati a fornire qualche armamento, che da tempo si trovava nei nostri magazzini, ai peshmerga curdi e ad assicurare un non meglio specificato rifornimento in volo.<\/p>\n<p>Di fronte alla sostanziale latitanza del nostro governo, bene hanno fatto i Presidenti delle Commissioni affari esteri del Senato e della Camera, Pierferdinando Casini e Fabrizio Cicchitto, a richiamare l\u2019attenzione, con un intervento sul <i>Corriere della Sera<\/i> (11 ottobre), sulla tragedia che si sta consumando a Kobane e a sollecitare un\u2019efficace azione internazionale. Ma con quali mezzi e quali iniziative?<\/p>\n<p><b>Le Nazioni Unite<\/b><br \/>La proposta \u00e8 di un\u2019efficace azione delle Nazioni Unite. Ma, ahim\u00e8, le Nazioni Unite possono s\u00ec intervenire, ma con quale incisivit\u00e0 \u00e8 tutto da dimostrare. Un intervento armato dell\u2019organizzazione mondiale, volto ad imporre la pace, \u00e8 fuori discussione: esso sarebbe conforme allo spirito dello statuto, ma le relative disposizioni non hanno mai trovato una compiuta attuazione. <\/p>\n<p>Operazioni di mantenimento della pace sono possibili, ma dipendono dal consenso delle parti e soprattutto dal consenso della Siria. La <i>condicio sine qua non <\/i>\u00e8 una risoluzione del Consiglio di sicurezza (Cds), la cui adozione postula il voto positivo di nove membri sui quindici componenti l\u2019organo, incluso il voto dei cinque membri permanenti, ognuno dei quali potrebbe porre il veto (vedi Russia, ma anche Cina) e paralizzare l\u2019azione del Consiglio.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite potrebbero proclamare un\u2019area protetta intorno a Kobane e\/o altre localit\u00e0. Ma anche in questo caso \u00e8 necessaria una risoluzione del Cds, che rimarrebbe esposta al veto russo-cinese. Tra l\u2019altro la proclamazione dell\u2019area protetta senza l\u2019invio di truppe che ne assicurino la difesa non ha nessuna efficacia, come dimostrano le esperienze del passato. <\/p>\n<p>Prova ne sia l\u2019area protetta di Srebrenica, dove le forze Onu presenti restarono impotenti e non riuscirono a prevenire il massacro della popolazione operato dai serbo-bosniaci. L\u2019elenco potrebbe continuare.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dimostra che le Nazioni Unite, in quanto organizzazione, difficilmente possono attuare una politica d\u2019intervento che comporti l\u2019uso della forza armate. Esse, tramite il Cds, possono per\u00f2 autorizzare gli stati a farlo, com\u2019\u00e8 avvento per la Libia nel 2011 e come non si \u00e8 potuto realizzare per la Siria, a causa del monopolio dei membri permanenti del Consiglio sulle questioni che comportano l\u2019uso della forza armata.<\/p>\n<p>Anche la pretesa della Turchia, secondo cui gli stati Uniti dovrebbero istituire una <i>no-fly zone <\/i>intorno a Kobane prima che l\u2019esercito turco si decida ad attraversare il confine, richiederebbe in linea di principio una risoluzione del Cds, in assenza del consenso della Siria. Senza dimenticare che l\u2019obiettivo della <i>no-fly zone <\/i>non sarebbe tanto la protezione contro le forze del Califfato, che non dispone di una aviazione, quanto un intervento contro il regime di Assad.<\/p>\n<p><b>Intervento senza mandato delle Nazioni Unite<\/b><br \/>Non resta quindi che intervenire senza un mandato delle Nazioni Unite. Sarebbe giuridicamente fondato?<\/p>\n<p>Vi potrebbe essere una duplice giustificazione:<br \/>a) L\u2019intervento armato \u00e8 stato richiesto dall\u2019Iraq, per combattere le forze del Califfato presenti sul suo territorio. Ci\u00f2 \u00e8 perfettamente lecito. Il governo costituito pu\u00f2 chiamare in soccorso altri stati per stroncare una ribellione. A prima vista questa esimente non sembrerebbe giustificare lo sconfinamento dei raid aerei in Siria. Ma cos\u00ec non \u00e8, poich\u00e9 l\u2019Iraq ha diritto di esercitare la legittima difesa nei confronti di attacchi provenienti dalla Siria ad opera dei combattenti del Califfato. La legittima difesa contro attori non statali \u00e8 ormai nozione acquisita e si pu\u00f2 intervenire in territorio altrui (in questo caso la Siria) per contrastare la minaccia. Gli Stati Uniti e i loro alleati, con i loro raid aerei in Siria, non fanno altro che esercitare il diritto di legittima difesa collettiva;<\/p>\n<p>b)    L\u2019altra giustificazione \u00e8 quella dell\u2019intervento umanitario. A parere di chi scrive l\u2019intervento umanitario \u00e8 illecito senza l\u2019autorizzazione del Cds, non condividendo neppure il sofisma per cui l\u2019intervento sarebbe illecito ma legittimo. Tuttavia gli stati occidentali, Italia inclusa, hanno invocato questa esimente per intervenire in Kosovo e in altre occasioni.<\/p>\n<p><b>Conclusioni<\/b><br \/>In conclusione, occorre realisticamente ammettere che non \u00e8 sufficiente invocare l\u2019intervento delle Nazioni Unite che, nell\u2019attuale situazione, sono impotenti. Al massimo possono adottare, come hanno fatto, una risoluzione che obbliga gli stati ad impedire che loro cittadini si arruolino nelle truppe del Califfato. <\/p>\n<p>Un\u2019efficace politica d\u2019intervento resta prerogativa degli stati, che possono vantare solide giustificazioni giuridiche. Si tratta quindi solo di volont\u00e0 politica e di prendere atto che i raid aerei senza un impegno sul terreno servono a ben poco. <\/p>\n<p>Quanto all\u2019Italia e al suo basso profilo, il nostro paese non pu\u00f2 trincerarsi dietro l\u2019alibi delle Nazioni Unite. Tra l\u2019altro un\u2019azione pi\u00f9 robusta non sarebbe contraria all\u2019art. 11 della Costituzione, che condanna la guerra d\u2019aggressione, mentre nel caso concreto si tratterebbe di un intervento in legittima difesa collettiva o, se si preferisce, di un intervento umanitario che, in quanto tale, non costituisce un atto di aggressione, qualora sia genuinamente motivato.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la politica estera italiana, questi sono giorni di transizione essendo il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, proiettata verso l\u2019assunzione delle responsabilit\u00e0 a Bruxelles come Alto rappresentante della politica estera europea. 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