{"id":28380,"date":"2014-10-15T00:00:00","date_gmt":"2014-10-14T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/brasile-alla-ricerca-di-un-presidente-innovatore\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:48","slug":"brasile-alla-ricerca-di-un-presidente-innovatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/brasile-alla-ricerca-di-un-presidente-innovatore\/","title":{"rendered":"Brasile alla ricerca di un presidente innovatore"},"content":{"rendered":"<p>I finalisti brindano, ma non \u00e8 il caso di celebrazioni premature. Non solo perch\u00e9 il nome del vincitore si conoscer\u00e0 solo dopo il ballottaggio di domenica, ma anche perch\u00e9 le sfide che attendono il nuovo presidente brasiliano sono estremamente complesse.<\/p>\n<p> <b>Silva appoggia Neves<\/b><br \/> I risultati del primo turno hanno mostrato che le opposizioni, insieme, rappresentano l&#8217;ampia maggioranza del paese. Marina Silva, del Partito socialista brasiliano (Psb) ha deciso di appoggiare A\u00e9cio Neves, del Partito della social democrazia brasiliana (Psdb), andando contro la volont\u00e0 di parte del suo partito.<\/p>\n<p>Alla vigilia del ballottaggio, i sondaggi mostrano che il trasferimento di voti \u00e8 riuscito solo in parte, provocando un pareggio tecnico di A\u00e9cio con il presidente in carica, Dilma Rousseff, del Partito dei lavoratori (Pt).<\/p>\n<p> I numeri disegnano uno scenario molto netto: il Brasile \u00e8 diviso tra chi vuole il cambiamento senza cambiare governo e chi vuole il cambiamento, cambiando il governo. Vincer\u00e0 chi uscir\u00e0 a convincere l&#8217;elettorato che le cose muteranno per davvero. Possibilmente alla brasiliana, ossia in forma indolore.<\/p>\n<p>  <b>Volo della gallina per l\u2019economia brasiliana<\/b><br \/> La realt\u00e0, tuttavia, \u00e8 molto pi\u00f9 amara. Il modello economico di successo del Brasile, lanciato da Fernando Henrique Cardoso e ampliato da Lula, \u00e8 agli sgoccioli. La ricetta era semplice: stabilit\u00e0 della valuta, prevedibilit\u00e0 della politica economica, vendita di soia, ferro e commodities alla Cina a prezzi stratosferici, e, con il ricavato, realizzazione di politiche redistributive e sociali, come il &#8220;Bolsa Familia&#8221;, l&#8217;elargizione di finanziamenti agevolati per il consumo privato e ai principali settori industriali.<\/p>\n<p> L&#8217;apparentemente insaziabile appetito della Cina per le materie prime ha finanziato, attraverso le banche pubbliche brasiliane, la crescita di un dinamico mercato interno che ha attratto i capitali esteri necessari per alimentare il sistema.<\/p>\n<p>Il mercato ultra-protetto brasiliano &#8211; con dazi che arrivano al 100% sul valore dei prodotti importati &#8211; ha fatto il resto, arginando la concorrenza internazionale e favorendo i produttori locali. La crescita \u00e8 stata forte, senza doversi preoccupare della modernizzazione e della competitivit\u00e0 dell&#8217;apparato produttivo e del paese.<\/p>\n<p>Ma la crisi finanziaria globale, con il crollo dei prezzi di ferro e soia ha, di fatto, concluso questa bonanza. L\u2019economia del Brasile sembra compiere l&#8217;eterno \u201cvoo da galinha\u201d, il volo della gallina, e non il balzo della tigre. Quattro vigorosi colpi d\u2019ala e poi di nuovo a terra.<\/p>\n<p> <b>Con Rousseff il Brasile non cresce pi\u00f9<\/b><br \/> Rousseff ha ereditato un Brasile in declino. Invece di cambiare rotta ha insistito con le stesse scelte economiche. Stavolta senza averne i mezzi finanziari. Risultato: inflazione alta, crescita asfittica &#8211; il cosiddetto &#8220;pibinho&#8221; &#8211; deindustrializzazione, conti pubblici in forte deficit, debito in aumento, bilancia commerciale in rosso e primi effetti negativi per l&#8217;occupazione.<\/p>\n<p> Non ci sono pi\u00f9 soluzioni indolori. Si dovr\u00e0 investire nel miglioramento delle infrastrutture, nell&#8217;istruzione, nella sanit\u00e0 e nei trasporti, e anche nell&#8217;efficienza della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p>Con il paese fortemente indebitato, riforme strutturali del genere sono possibili solo dando pi\u00f9 potere al settore privato e alla societ\u00e0 civile, promuovendo una mentalit\u00e0 di competitivit\u00e0 e di apertura alla concorrenza internazionale. Una terapia di shock economico che si traduce nella fine dei settori protetti, delle rendite di posizione e che si trasformer\u00e0 inevitabilmente in una battaglia all&#8217;ultimo sangue per la sopravvivenza di poteri veramente forti, economici e politici.<\/p>\n<p>  Il Pt non ha vocazione al sacrificio. La visione per i prossimi quattro anni \u00e8 sempre la stessa, miope e ideologica: rafforzare il capitalismo di stato, con aziende e banche pubbliche controllate da governo e partito. I finanziamenti, dicono, verranno con soldi del petrolio estratto in futuro dai giacimenti del Pr\u00e9-Sal. Il problema \u00e8 che l&#8217;oro nero arriva troppo tardi in Brasile e potrebbe non portare ai risultati sperati.<\/p>\n<p>   A\u00e9cio e il Psdb hanno, teoricamente, uomini preparati, idee giuste e una base politica sufficientemente forte per cercare di risolvere questo dilemma. Dovranno per\u00f2 fare i conti con il clientelismo fisiologico del sistema politico e la mentalit\u00e0 rapace delle \u00e9lites economiche tradizionali del Brasile.<\/p>\n<p>Per cercare di salvare il paese dal disastro, un eventuale governo A\u00e9cio dovr\u00e0 fare leva sulle aspirazioni della &#8220;nuova classe media&#8221; brasiliana che non si accontenta pi\u00f9 di ricette assistenziali o manovre populiste. Chi ha occupato le piazze nel giugno-luglio 2013 ha le idee molto chiare: vuole partecipazione, potere e un governo che dia risposte effettive ai problemi quotidiani della popolazione.<\/p>\n<p>  <b>Partidos dos caciques<\/b><br \/> La buona gestione economica dovr\u00e0 essere accompagnata da una vera riforma politica e da un cambiamento radicale nelle pratiche politiche. Per i manifestanti, non \u00e8 solo il sistema politico brasiliano che deve cambiare, ma anche il modo di fare politica.<\/p>\n<p>\u00c8 la fine dei \u201cpartidos dos caciques\u201d, i partiti politici senza la minima amalgama ideologica, comandati da ras locali che puntellano la loro base sulla distribuzione personalistica di fondi pubblici. L\u2019interesse di questa classe politica nel cambiare realmente il paese \u00e8, ovviamente, nullo. Ed \u00e8 ci\u00f2 che fa infuriare la nuova borghesia urbana brasiliana. <\/p>\n<p>  Anche se dovesse vincere le elezioni, non \u00e8 detto che il Psdb &#8211; che non \u00e8 riuscito a rinnovare i suoi quadri dirigenti per oltre vent&#8217;anni &#8211; sar\u00e0 in grado e dimostri la volont\u00e0 politica di realizzare questo cambiamento radicale. Vincer\u00e0 questo ballottaggio chi riuscir\u00e0 a catturare e a rappresentare il cambiamento, la vera sfida del Brasile del futuro.<\/p>\n<p> .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I finalisti brindano, ma non \u00e8 il caso di celebrazioni premature. Non solo perch\u00e9 il nome del vincitore si conoscer\u00e0 solo dopo il ballottaggio di domenica, ma anche perch\u00e9 le sfide che attendono il nuovo presidente brasiliano sono estremamente complesse. 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