{"id":28550,"date":"2014-10-29T00:00:00","date_gmt":"2014-10-28T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-guerra-dei-prezzi-tra-usa-e-arabia-saudita\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:43","slug":"la-nuova-guerra-dei-prezzi-tra-usa-e-arabia-saudita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/la-nuova-guerra-dei-prezzi-tra-usa-e-arabia-saudita\/","title":{"rendered":"La nuova guerra dei prezzi tra Usa e Arabia Saudita"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2014 gli Stati Uniti si sono aggiudicati il titolo di pi\u00f9 grande produttore di petrolio a livello mondiale, con oltre 11 milioni di barili prodotti solo nel primo trimestre. <\/p>\n<p>Se gi\u00e0 nel 2010 il paese aveva superato la Russia diventando il principale produttore di gas naturale, oggi ha superato anche la produzione petrolifera dell\u2019Arabia Saudita. <\/p>\n<p>Tale successo \u00e8 dovuto al tanto discusso \u201c<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2391\" target= \"blank\"><b><u>shale<\/u><\/b><\/a>\u201d, ovvero idrocarburi non convenzionali intrappolati in formazioni rocciose di argilla. <\/p>\n<p>La rivoluzione energetica statunitense ha un impatto a livello nazionale, sostenendo la ripresa economica, ma si ripercuote altres\u00ec sul mercato petrolifero mondiale, con un aumento dell\u2019offerta e un conseguente impatto sui prezzi. <\/p>\n<p>Ad oggi, nessun concorrente degli Usa, tanto meno l\u2019Arabia Saudita, sembra intenzionato a ridurre le quote di mercato per contrastare la caduta dei prezzi del petrolio e salvaguardare delicati equilibri geopolitici. Questo contrasto, che alcuni analisti chiamano ormai \u201cguerra dei prezzi\u201d, avviene in un momento di crescenti incertezze del quadro internazionale. <\/p>\n<p><b>Shale devolution<\/b><br \/>Le nuove scoperte, sebbene non coprano completamente la domanda interna degli Stati Uniti costringendoli comunque a continuare a importare petrolio, consentono al paese di migliorare la bilancia commerciale e rilanciare l\u2019occupazione, dando un grande impulso ad alcune economie regionali.<\/p>\n<p>La forte correlazione tra aumento della produzione di petrolio, crescita economica e dei salari medi \u00e8 particolarmente evidente in Texas e nel Nord Dakota, due Stati che vantano oltre la met\u00e0 della produzione nazionale. \u00c8 soprattutto qui che il petrolio viene liberato da strati argillosi profondi attraverso un processo di fratturazione della matrice rocciosa (\u201c<i>fracking<\/i>\u201d).<\/p>\n<p>Cos\u00ec, secondo l\u2019Agenzia energetica internazionale, gli Usa arriveranno a produrre 13,1 milioni di barili al giorno nel 2019 e rimarranno il principale produttore petrolifero fino al 2030, quando il Medio Oriente, con le sue abbondanti risorse, dovrebbe riemergere come forza principale. <\/p>\n<p>Fino ad allora, la <i>shale revolution <\/i>consentir\u00e0 di ridurre le importazioni statunitensi di petrolio al 22% nel 2015: il livello pi\u00f9 basso mai raggiunto negli ultimi 45 anni. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa, tuttavia, che gli Stati Uniti siano prossimi alla completa indipendenza dall\u2019<i>oil&#038;gas <\/i>mediorientale. Come in una sorta di <i>d\u00e9j\u00e0 vu<\/i>, infatti, si tratta di un contro sorpasso: negli anni Ottanta Riyadh aveva superato a sua volta Washington. <\/p>\n<p>Gli Usa consumano troppo per poter essere autonomi, e inoltre le raffinerie statunitensi non possono essere alimentate soltanto dal tipo di greggio prevalente nel paese. Le importazioni energetiche, soprattutto da Canada e Arabia Saudita, continueranno dunque a incidere sulla bilancia commerciale. <\/p>\n<p><b>Emergenza prezzo<\/b><br \/>In un primo tempo, l\u2019aumento dell\u2019offerta energetica Usa era stato bilanciato dal calo della produzione libica, dalle incertezze in Nigeria, dalle sanzioni contro l\u2019Iran, dall\u2019impatto della crisi siriana e di quella sudanese e, pi\u00f9 recentemente, dal sorgere di rischi in Iraq legati all\u2019espansione del <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/archivio_articoli.asp?TagID=121\" target= \"blank\"><b><u> gruppo islamico Isil<\/u><\/b><\/a> e dall\u2019acuirsi della crisi tra Russia e Ucraina. <\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo periodo, invece, la disponibilit\u00e0 mondiale di greggio \u00e8 aumentata significativamente, anche a seguito dei grandi investimenti internazionali che erano stati intrapresi dal 2003. <\/p>\n<p>Prezzi bassi del petrolio costituiscono una minaccia per i paesi le cui economie dipendono dall\u2019oro nero. <\/p>\n<p>Il Pil russo rischia di perdere il 2%, l\u2019Iran, che rischia di trovarsi in ginocchio, non riesce a conquistare quote di mercato anche per via delle sanzioni occidentali, e il Venezuela \u00e8 vicino al collasso. Uno scenario che non sembra poter migliorare nel breve termine.<\/p>\n<p><b>La risposta Opec all\u2019aumento dell\u2019offerta<\/b><br \/>Gli occhi sono dunque puntati sull\u2019Arabia Saudita, che con il 16% delle riserve petrolifere \u00e8 in grado di influenzare il mercato e tiene le redini dell\u2019organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, Opec. <\/p>\n<p>Riyadh per\u00f2, nonostante l\u2019aumento dell\u2019offerta mondiale, non intende ridurre la sua produzione, n\u00e9 avvantaggiare il concorrente statunitense o i suoi rivali geopolitici (a partire da Teheran).<\/p>\n<p>I sauditi sfidano quindi l\u2019attuale contesto accettando, almeno per ora, il conseguente calo dei prezzi. Anche Iran e Iraq hanno seguito la stessa strategia di difesa delle quote di mercato, abbassando i listini per l&#8217;Asia. <\/p>\n<p>La questione sar\u00e0 certamente all\u2019ordine del giorno del vertice Opec del 27 novembre, da cui per\u00f2 non si attendono grandi novit\u00e0. <\/p>\n<p>I mediorientali rimangono alla finestra, aspettando forse l\u2019impatto che quest\u2019andamento dei prezzi avr\u00e0 sulle piccole e medie societ\u00e0 energetiche statunitensi. <\/p>\n<p>Esse potrebbero infatti costituire un nuovo fattore in grado di influenzare il mercato: essendosi dovute indebitare per avviare l\u2019attivit\u00e0 produttiva, necessitano di ritorni rilevanti in tempi brevi in mancanza dei quali potrebbero essere costrette a chiudere i propri rubinetti, riducendo cos\u00ec gradualmente l\u2019offerta. <\/p>\n<p>Sembra effettivamente ripresentarsi uno degli elementi pi\u00f9 tradizionali e imprevedibili della geopolitica: una nuova \u201cguerra dei prezzi\u201d.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2014 gli Stati Uniti si sono aggiudicati il titolo di pi\u00f9 grande produttore di petrolio a livello mondiale, con oltre 11 milioni di barili prodotti solo nel primo trimestre. 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