{"id":28560,"date":"2014-10-30T00:00:00","date_gmt":"2014-10-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-cuore-dasino-ed-uno-di-leone\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:43","slug":"un-cuore-dasino-ed-uno-di-leone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/un-cuore-dasino-ed-uno-di-leone\/","title":{"rendered":"Un cuore d\u2019asino ed uno di leone"},"content":{"rendered":"<p>Gli eventi in Libia corrono. Fra le armi e le iniziative di pace, gli europei stanno con un cuor d\u2019asino e uno di leone, oscillando fra incertezza e decisione, timore e coraggio.<\/p>\n<p>I governi europei fanno bene a sostenere la mediazione dell\u2019Onu con la massima fermezza. Tuttavia prudenza vorrebbe che, continuando a sostenerla, inizino anche a pensare ad un piano alternativo, nel caso altri scenari dovessero prevalere.<\/p>\n<p>Le elezioni del 25 giugno hanno polarizzato le eterogenee forze della Libia in due coalizioni che hanno iniziato a combattersi in una vera e propria guerra civile.<\/p>\n<p><b>I protagonisti dello scontro<\/b><br \/>Durante i primi sei mesi dell\u2019anno si \u00e8 assistito nelle istituzioni ad un intenso scontro politico fra forze che si percepiscono come vere eredi della rivoluzione del 17 febbraio e forze invece che, pur avendo iniziato la rivoluzione e preso parte ad essa, sono pi\u00f9 interessate ad assicurare una continuit\u00e0 dello stato nazionale libico.<\/p>\n<p>Le prime raccolte essenzialmente attorno ai Fratelli Musulmani e alla citt\u00e0 di Misurata, le seconde attorno all\u2019Alleanza delle Forze Nazionali e alla citt\u00e0 di Zintan, ciascuna con una miriade di altri alleati locali, tribali e patronali.<\/p>\n<p>In questa lotta si \u00e8 inserita, esacerbando lo scontro, l\u2019iniziativa dell\u2019ex generale Khalifa Hiftar, che ha messo in piedi, al di fuori delle istituzioni, una forza armata destinata a purgare il paese da islamisti e \u201cterroristi\u201d che Islamisti e \u201cmisrati\u201d hanno percepito, non a torto, come una minaccia nei loro confronti. <\/p>\n<p>Alle operazioni militari di Hiftar, iniziate nel maggio sotto il nome di \u201cDignit\u00e0\u201d, si \u00e8 aggiunta la vittoria delle forze \u201cnazionali\u201d nelle elezioni del 25 giugno. <\/p>\n<p>Questa vittoria, basata su una partecipazione al voto del 18% degli aventi diritto e quindi molto debole sul piano della legittimazione politica, ha tuttavia convinto gli islamisti e Misurata che, se non si fossero mossi, sarebbero stati estromessi per sempre da ogni prospettiva politica. <\/p>\n<p>Sono quindi scesi in campo militarmente attaccando, nell\u2019ambito dell\u2019operazione \u201cAlba della Libia\u201d, le brigate di Zintan dispiegate nella citt\u00e0 di Tripoli ed estromettendole dopo una furiosa battaglia di due mesi, fra luglio e agosto.<\/p>\n<p>Ai fatti militari si sono subito intrecciati quelli politici. In breve: la fuga in Cirenaica delle istituzioni uscite dalle elezioni &#8211; la Camera dei Deputati a Tobruk e il governo a Beida &#8211; la resurrezione a Tripoli, da parte della coalizione \u201cAlba\u201d, del Congresso nazionale generale (legalmente dismesso con le elezioni del 25 giugno), e la nomina di un governo rivale sempre a Tripoli. <\/p>\n<p>Abbiamo quindi un paese in guerra con due governi e due parlamenti. <\/p>\n<p><b>La mediazione Onu voluta dall\u2019Europa<\/b><br \/>La diplomazia internazionale \u00e8 scesa rapidamente in campo con un\u2019iniziativa di mediazione da parte delle Nazioni Unite. Si tratta di un\u2019iniziativa largamente ispirata da parte europea, con l\u2019Italia e il ministro Mogherini, la Spagna e l\u2019ambasciatore L\u00e9on (nominato inviato speciale dell\u2019Onu in Libia dopo aver svolto le stesse funzioni nell\u2019Ue) in un ruolo di punta.<\/p>\n<p>La mediazione in atto si basa su tre obiettivi: la difesa e il rafforzamento della legittimit\u00e0 e continuit\u00e0 del processo di transizione democratica, l\u2019inclusione in questo processo delle forze politiche in presenza, e la lotta al terrorismo e ai suoi rischi di saldature nella regione. <\/p>\n<p>In breve, l\u2019ambasciatore L\u00e9on sta cercando di convincere i deputati che attualmente boicottano il parlamento di Tobruk a rientrarvi, in modo da eleggere un governo di unit\u00e0 nazionale che abbia pi\u00f9 piena legittimit\u00e0 e possa riavviare un processo di riconciliazione attraverso un dialogo nazionale (e chiedere interventi armati internazionali se necessario).<\/p>\n<p>Le possibilit\u00e0 di questa mediazione non sono molte, tuttavia non sono inesistenti, poich\u00e9 le lacerazione fra i rappresentanti politici e civili sono di gran lunga meno aspre di quelle che corrono fra i vari comandanti e patroni delle milizie. <\/p>\n<p>Tuttavia sono molte le difficolt\u00e0, soprattutto perch\u00e9 la scelta legittimista &#8211; obbligatoria per le Nazioni Unite &#8211; non consente una facile inclusione degli oppositori che, bene o male, sono costretti a venire a Canossa. <\/p>\n<p>Inoltre, la separazione fra un processo \u201cpolitico\u201d e uno \u201cmilitare\u201d, sebbene non priva di una sua logica, non facilita le cose, poich\u00e9 essa dovrebbe implicare una rinuncia delle brigate al loro potere e il loro spontaneo rientro nelle caserme. <\/p>\n<p>In questo senso, l\u2019iniziativa parallela dell\u2019Algeria di un negoziato meno formale, al quale parteciperebbero militari e politici assieme, pu\u00f2 essere molto utile, a condizione che venga assicurata la complementariet\u00e0 con la mediazione dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Alle difficolt\u00e0 intrinseche della mediazione si aggiunge il fatto che i paesi della regione tendono a ingabbiare le parti libiche nei conflitti in atto (in particolare quelli fra i paesi sunniti).<\/p>\n<p>Turchia e Qatar sostengono i Fratelli Musulmani (la Turchia anche il porto-stato di Misurata con il quale continua ad avere importanti rapporti economici); Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita appoggiano l\u2019altra coalizione (che vedono complementare ai loro obiettivi nazionali e regionali di lotta agli islamisti e ai \u201cterroristi\u201d).<\/p>\n<p>I paesi vicini sono formalmente impegnati a sostenere l\u2019Onu, ma i loro interessi nazionali sono diversi e li portano a rafforzare ognuno la sua controparte libica e quindi a ostacolare il negoziato.<\/p>\n<p><b>Tre possibili scenari<\/b><br \/>Nel complesso la mediazione si svolge sull\u2019orlo di un precipizio. Cosa accadr\u00e0 se non avr\u00e0 successo? <\/p>\n<p>Innanzitutto, il conflitto armato attuale potrebbe stabilizzarsi realizzando le condizioni di uno stato fallito, in cui l\u2019azione degli estremisti islamici potrebbe saldarsi con quelle degli estremisti del Sahel e del Levante e condurre ad una lotta policentrica, similmente a quanto avviene in Siria, nel cui ambito i Fratelli Musulmani o si alleerebbero con gli estremisti (come tendenzialmente sta avvenendo in Egitto) oppure ne sarebbero anche\u2019essi le vittime(come \u00e8 accaduto in Siria). <\/p>\n<p>Gli effetti di tracimazione verso i paesi vicini e quelli occidentali si moltiplicherebbero. Non potrebbe essere esclusa l\u2019evenienza di un intervento armato dall\u2019esterno. <\/p>\n<p>Un altro scenario potrebbe essere quello di una \u201cegizianizzazione\u201d del processo, ove il generale Khalifa Hiftar raggiungesse la vittoria militare e si accingesse quindi a imitare l\u2019ascesa di al-Sisi al Cairo. <\/p>\n<p>Si obbietta che Hiftar non ha dietro n\u00e9 l\u2019istituzione militare n\u00e9 lo \u201cstato profondo\u201d dell\u2019Egitto. Ci\u00f2 per\u00f2 di per s\u00e9 non rende implausibile lo uno scenario, che si realizzerebbe in una versione pi\u00f9 rozza e meno efficace ma pur sempre simile alla sostanza autoritaria del suo modello. <\/p>\n<p>Negli ultimi dieci giorni, ci sono stati due sviluppi a favore di Hiftar: uno \u00e8 il successo della controffensiva che egli ha condotto a Bengasi, accompagnata da quello che sembra arridere alla controffensiva dei \u201czintani\u201d nella regione di Tripoli; l\u2019altro \u00e8 la decisione di Tobruk, apparentemente attuata nei fatti, di un inquadramento delle forze di Hiftar come forze armate nazionali. <\/p>\n<p>Come esattamente si evolver\u00e0 questa decisione resta da vedere: la conclusione ricorrente secondo cui in Libia una vittoria militare non \u00e8 possibile, potrebbe trovarsi ad essere rovesciata nei fatti; d\u2019altra parte, l\u2019associazione di una vittoria militare (pi\u00f9 o meno definitiva) e del ruolo in essa di Hiftar potrebbero non restare senza conseguenze.<\/p>\n<p>Infine, un terzo scenario potrebbe essere la divisione del paese fra est e ovest. Essa gi\u00e0 traspare nella situazione odierna, con lo spostamento delle istituzioni in Cirenaica. A questo spostamento si aggiunge il pi\u00f9 pieno controllo di una parte maggiore del petrolio libico nell\u2019est del paese. <\/p>\n<p>Nell\u2019aprile scorso, prima dello scoppio della guerra civile, Abdullah al-Thinni, allora capo del governo ad interim e oggi capo del governo di Beida, raggiunse un accordo con il leader dei federalisti cirenaici, Ibrahim Jathran, che prevedeva una redistribuzione delle maggiori istituzioni nazionali fra est e ovest e un cambio nella leadership del corpo che veglia sulle sicurezza dei campi petroliferi a favore dei cirenaici. <\/p>\n<p>\u00c8 quest\u2019accordo che ha fatto schierare le forze \u201cfederaliste\u201d con quelle della coalizione Dignit\u00e0 quando a luglio sono scoppiate le ostilit\u00e0. L\u2019accordo potrebbe andare al di l\u00e0 delle stesse intenzioni dei firmatari &#8211; che prefiguravano l\u2019attuazione di un federalismo libico &#8211; e portare a conseguenze pi\u00f9 consistenti.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli eventi in Libia corrono. Fra le armi e le iniziative di pace, gli europei stanno con un cuor d\u2019asino e uno di leone, oscillando fra incertezza e decisione, timore e coraggio. I governi europei fanno bene a sostenere la mediazione dell\u2019Onu con la massima fermezza. 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