{"id":28580,"date":"2014-10-31T00:00:00","date_gmt":"2014-10-30T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-forze-nato-rimangono-essenziali\/"},"modified":"2019-10-02T15:50:02","modified_gmt":"2019-10-02T13:50:02","slug":"le-forze-nato-rimangono-essenziali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/le-forze-nato-rimangono-essenziali\/","title":{"rendered":"Le forze Nato rimangono essenziali"},"content":{"rendered":"<p>A fronte di un inadeguato livello di sicurezza dell\u2019Afghanistan, due dinamiche favorevoli agevolano la stabilit\u00e0 politica a breve-termine.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 l\u2019accordo tra i due pretendenti alla presidenza della Repubblica islamica dell\u2019Afghanistan che, attraverso un complesso negoziato, si \u00e8 concluso con la spartizione del potere tra Ashraf Ghani Ahmadzai, formalmente il presidente, e Abdullah Abdullah, artificiosamente nominato <i>Chief executive officer<\/i> (di fatto un primo ministro). <\/p>\n<p>Si rimane in attesa della revisione della Carta costituzionale per legittimare tale accordo; tempo stimato un anno, ma parliamo di tempi afghani. Una soluzione che, elettori a parte, rende soddisfatti i principali gruppi di potere (pashtun e non-pashtun), avvia il processo di <i>power-sharing<\/i>, posticipa una possibile guerra civile e apre al processo negoziale con i taliban, ma non \u00e8 garanzia di stabilit\u00e0 a medio-lungo termine.<\/p>\n<p><b>L\u2019accordo sullo statuto delle forze<\/b><br \/>La seconda \u00e8 la firma dei tanto attesi accordi di sicurezza. Il 30 settembre il governo afghano ha infatti firmato il <i>Security and Defence Cooperation Agreement <\/i>(gi\u00e0 Bsa &#8211; <i>Bilateral Security Agreement<\/i>) con gli Stati Uniti, e lo <i>Status of Forces Agreement <\/i>(Sofa) con la Nato; il secondo \u00e8 il prerequisito per la permanenza di truppe straniere in Afghanistan dal gennaio 2015.<\/p>\n<p>Inoltre, gli accordi consentono al nuovo <i>establishment <\/i>afghano di recuperare la credibilit\u00e0 di uno stato a rischio di fallimento che avrebbe potuto essere abbandonato a s\u00e9 stesso; un doppio risultato, ottenuto nei confronti dell\u2019opinione pubblica afghana (consenso interno), e dei partner internazionali (credibilit\u00e0).<\/p>\n<p>Una decisione responsabile, primo atto formale del governo di \u201cunit\u00e0 nazionale\u201d, che ha consentito di ottenere un ulteriore effetto favorevole: la conferma degli aiuti economici internazionali, la cui interruzione avrebbe portato al caos a causa di un\u2019economia nazionale totalmente dipendente dai finanziamenti stranieri.<\/p>\n<p><b>La guerra ai terroristi prosegue<\/b><br \/>Con la chiusura della missione Isaf a fine anno, la Nato limiter\u00e0 il suo impegno al sostegno delle forze afghane attraverso attivit\u00e0 <i>train<\/i>, <i>assist<\/i> e <i>advise<\/i>.<\/p>\n<p>Ma, bench\u00e9 l\u2019attenzione mediatica sull\u2019Afghanistan sia concentrata sul futuro impegno dell\u2019Alleanza atlantica, \u00e8 importante evidenziare come sul piano operativo &#8211; nel solco della tradizione che ha visto Isaf al fianco di <i>Enduring Freedom<\/i> &#8211; saranno due le \u201canime\u201d della componente militare: la \u201c<i>Resolute Support<\/i>\u201d, missione Nato <i>non-combat<\/i> a guida statunitense, e la missione Usa di contro-terrorismo, questa s\u00ec di combattimento, indipendente dalla Nato e finalizzata al contrasto di al-Qahida e dei gruppi a essa affiliati (tra i quali anche i taliban, qualora non aderissero all\u2019ipotesi di soluzione negoziale).<\/p>\n<p>Sul piano temporale, sebbene Obama insista &#8211; per ragioni di opportunit\u00e0 politica interna (elezioni di mid-term) &#8211; nel definire quello afghano un impegno a breve termine (\u201cdimezzamento delle truppe nel 2016 e completo ritiro nel 2017\u201d), gli accordi Usa-Afghanistan sanciscono la disponibilit\u00e0 di basi militari fino al 2024, con possibilit\u00e0 di rinnovo; dunque, al di l\u00e0 delle parole, un impegno a lungo termine.<\/p>\n<p>Sul piano spaziale, alle forze straniere \u00e8 garantito il possesso di basi militari operative e strategiche, aeroporti e porti terrestri, per tutto il periodo di permanenza sul suolo afghano (2024). Centro della nuova missione \u00e8 l\u2019asse Kabul\/Bagram attorno a cui gravitano i quattro punti radiali di Mazar-i-Sharif (nord), Herat (ovest), Kandahar (sud), e Jalalabad (est).<\/p>\n<p>In tale contesto, sebbene quello afghano tenda a imporsi come fronte secondario &#8211; ma non stabilizzato &#8211; l\u2019Italia onora l\u2019impegno preso. E lo fa garantendo una presenza militare di tutto rispetto (circa mille uomini) e il ruolo di leadership dell\u2019area occidentale del paese (Herat), insieme a Stati Uniti (Bagram, Kandahar e Jalalabad), Germania (Mazar-i-Sharif) e Turchia (Kabul).<\/p>\n<p>Un impegno che prosegue parallelamente a quello annunciato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e volto a confermare un ruolo attivo dell\u2019Italia nella lotta allo jihadismo dello Stato Islamico (IS\/Isis) ormai giunto sulle coste del Mediterraneo.<\/p>\n<p><b>C\u2019\u00e8 un legame tra Medio Oriente e Afghanistan<\/b><br \/>Ma la scelta non deve e non pu\u00f2 essere tra la lotta al terrorismo in Medio Oriente e il sostegno all\u2019Afghanistan poich\u00e9, in un mondo sempre pi\u00f9 interconnesso dove alle conflittualit\u00e0 locali si sovrappongono le dinamiche globali, la violenza radicale che imperversa nel Vicino e Medio Oriente si espande a macchia d\u2019olio (compreso in Libano, dove \u00e8 impegnata militarmente l\u2019Italia) arrivando a colpire anche l\u2019Europa e l\u2019Asia.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei risultati sul campo di battaglia, preoccupano la diffusione dell\u2019ideologia, il suo radicamento, il proselitismo che accende la violenza e che permane negli animi. E un Afghanistan non stabilizzato \u00e8 una terra di facile conquista per le ideologie radicali; come la storia recente del paese insegna.<\/p>\n<p>I taliban di oggi non sono quelli del 2001, ma potrebbero tornare a esserlo attraverso il contatto (reale o \u201cvirtuale\u201d) con i radicali operativi in Iraq, o in Siria; anche in questo caso un copione gi\u00e0 conosciuto. E nell\u2019ottica di promuovere il consolidamento del fronte sunnita contro l\u2019Occidente, i taliban pachistani hanno gi\u00e0 fatto la loro scelta sostenendo pubblicamente la causa dell\u2019Isis.<\/p>\n<p>Una ragione in pi\u00f9 per tenere viva l\u2019attenzione sull\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fronte di un inadeguato livello di sicurezza dell\u2019Afghanistan, due dinamiche favorevoli agevolano la stabilit\u00e0 politica a breve-termine. 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