{"id":28590,"date":"2014-11-01T00:00:00","date_gmt":"2014-10-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-la-comunita-internazionale-riconoscesse-la-palestina\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:41","slug":"se-la-comunita-internazionale-riconoscesse-la-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/11\/se-la-comunita-internazionale-riconoscesse-la-palestina\/","title":{"rendered":"Se la comunit\u00e0 internazionale riconoscesse la Palestina"},"content":{"rendered":"<p>Ci eravamo illusi che il travaglio che attraversa il mondo arabo potesse risparmiare una nuova crisi israelo-palestinese. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019interruzione dei negoziati e soprattutto a seguito dell\u2019intesa tra le due compagini palestinesi di Fatah e Hamas per un governo unitario. Hanno prevalso le tensioni e le pressioni esistenti in entrambi i campi, a cura di spoilers che proprio il contesto regionale ha evidentemente alimentato.<\/p>\n<p>Secondo stime Onu, nell\u2019ultimo mese si sono contate dal lato palestinese oltre 2100 vittime, di cui almeno 1400 civili, e quasi mille feriti, e dal lato israeliano 64 perdite militari e 6 civili. Senza contare le massicce distruzioni materiali nel territorio di Gaza, ivi incluse tre scuole dell\u2019Unwra che Israele ritiene fossero utilizzate come rifugi e depositi militari. Commissioni d\u2019Inchiesta dell\u2019Onu e del Consiglio Diritti Umani sono al lavoro. <\/p>\n<p>Le ragioni delle due parti sono note. Per Israele, l\u2019assillante preoccupazione per la propria sicurezza. Impegnata contestualmente a difendere il fronte nord dalle incursioni dei jihadisti di Al-Nusra, Israele ha considerato indifferibile procedere allo smantellamento del \u2018sistema dei tunnel\u2019, contando ben 3360 attacchi provenienti da Gaza, solo 578 intercettati dall\u2019Iron Drome (stime israeliane). <\/p>\n<p>Obiettivo politico, l\u2019indebolimento di Hamas nella neo-coalizione governativa e soprattutto l\u2019abbattimento delle paventate contaminazioni con il jihadismo dei dintorni. Pi\u00f9 oltre, la smilitarizzazione completa della Striscia, in qualsiasi scenario finale. <\/p>\n<p>Per i palestinesi, il progetto di uno stato, con il corredo della liberazione di prigionieri vecchi e nuovi, dell\u2019apertura dei valichi al movimento di persone e merci, della fine della politica degli insediamenti. Una partita giocata in casa prima ancora che con Israele. <\/p>\n<p><b>La strategia onusiana di Abbas<\/b><br \/>Non \u00e8 chiaro, dal lato palestinese, chi sia emerso rafforzato: se Hamas, che ha proclamato vittoria nonostante l\u2019ingente numero di vittime civili e di distruzioni materiali, o il leader dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, Mahmoud Abbas che, prendendo atto delle medesime, pu\u00f2 ora avvalersene di fronte al mondo per esperire l\u2019annunciata iniziativa di una Risoluzione dell\u2019Onu che ponga una scadenza all\u2019occupazione israeliana e riconosca lo stato palestinese. <\/p>\n<p>Una strategia perseguita da tempo, con il riconoscimento della Palestina come membro a pieno titolo nell\u2019Unesco nel 2011, l\u2019acquisizione dello status di \u2018Paese osservatore non-membro\u2019 in Assemblea generale nel 2012 , da ultimo con l\u2019adesione a una decina di Trattati e Convenzioni facenti capo ad Agenzie dell\u2019Onu in tema di diritti umani e con un\u2019intensa \u201cPalestine 194 campaing\u201d.<\/p>\n<p>Rimanendo all\u2019ordine del giorno l\u2019adesione alla Corte penale internazionale, per potervi deferire Israele per crimini di guerra. <\/p>\n<p>    Un problema per Israele, e per gli stessi gli Stati Uniti che, oltre a sospendere i contributi alle Agenzie internazionali coinvolte (come fatto per l\u2019Unesco) e a scontare nuovamente il proprio veto in qualsiasi assise onusiana, hanno gi\u00e0 avviato una discreta azione di sensibilizzazione a largo raggio per sventare l\u2019adesione palestinese alla Corte penale internazionale. <\/p>\n<p>Ma un problema anche per l\u2019Europa, che, con i noti distinguo al proprio interno, tende a mantenere una \u201cduplice lealt\u00e0\u201d, contribuendo generosamente a sostenere l\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese, insistendo sulla natura illegale degli insediamenti, rifiutando di certificare come israeliani i prodotti originati nei Territori occupati, ma al contempo riconoscendo indiscutibilmente le esigenze di sicurezza di Israele, e sollecitando le parti al negoziato verso la soluzione di due stati. Il ritorno al negoziato, al pi\u00f9 presto, si impone.<\/p>\n<p><b>Italia equidistante<\/b><br \/>Entro il tracciato europeo, anche l\u2019Italia segue il suo istinto di \u2018equidistanza\u2019. Dettato da un lato dall\u2019intenso rapporto di collaborazione con Israele, rafforzatosi negli anni anche sul piano della cooperazione scientifica e delle alte tecnologie, e dall\u2019altro dalla solidariet\u00e0 storica con i palestinesi che si traduce in una cospicua quota annuale al bilancio dell\u2019Unwra e un sostegno a specifici progetti intesi a consolidare le prospettive istituzionali di un futuro stato, oltre che in un generoso soccorso umanitario. <\/p>\n<p>Ivi incluso a coloro che fuggono dai paesi che li hanno finora ospitati, sdoppiando la loro condizione di rifugiati. \u201cNon dobbiamo rimanere intrappolati in posizioni partigiane, non dobbiamo dividerci tra amici dell\u2019uno o dell\u2019altro\u201d, ha raccomandato Mogherini in Parlamento, invitando ancora una volta le due parti al negoziato. <\/p>\n<p>Settori del Parlamento e della societ\u00e0 civile italiana non hanno fatto mancare interrogazioni e istanze all\u2019indirizzo del governo sulle strategie da seguire: se riaffiora l\u2019idea di una Israele nella Ue, molto pi\u00f9 accesi sono i toni di quanti denunciano una collaborazione militare in corso tra aziende italiane e Tel Aviv, o che accusano Israele di pesanti violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario e invocano posizioni pi\u00f9 incisive a favore dei palestinesi. <\/p>\n<p>Nella votazione del 2012 all\u2019Unesco, l\u2019Italia si \u00e8 trincerata dietro un\u2019astensione, ma nella successiva del 2013 all\u2019Unga si \u00e8 pronunciata a favore, unendosi al consenso di ben 138 stati (solo 9 i voti contrari tra cui Stati Uniti e Israele). Un numero in progressivo aumento.<\/p>\n<p>La recente pronuncia del Parlamento britannico a favore del riconoscimento dello stato palestinese, l\u2019annuncio della Svezia nello stesso senso, e le istanze che si levano da altri stati membri &#8211; la stessa Germania ha accompagnato la sua astensione in Assemblea generale con una forte sollecitazione al negoziato &#8211; e dal Parlamento di Strasburgo parrebbero segnalare che le opinioni pubbliche europee stanno muovendo verso un tale sviluppo: non tanto per penalizzare Israele o disconoscerne le esigenze di sicurezza, quanto per esercitare pressione sulla parte percepita come maggiormente responsabile dello stallo negoziale.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore votazione che sancisse la statualit\u00e0 a pieno titolo della Palestina all\u2019Onu sarebbe dirompente. Soprattutto perch\u00e9 faciliterebbe la strada verso la giurisdizione penale internazionale nei confronti di Israele. <\/p>\n<p>E mentre Il Cairo prosegue i suoi tentativi di mediazione per consolidare cessate-il-fuoco e riconciliazione intra-palestinese, e l\u2019Ue ribadisce nel dettaglio le \u2018linee rosse\u2019 in tema di insediamenti, Kerry preme per la ripresa del negoziato e chiede ad Abbas uno slittamento del duplice movimento all\u2019Onu e alla Corte penale internazionale. <\/p>\n<p>Decider\u00e0 Abbas di aderire all\u2019appello? E sul fronte interno israeliano, sar\u00e0 sufficiente la mobilitazione parlamentare animata dal duo Livni-Lapid o l\u2019appello di centinaia di intellettuali per una svolta? Non pare, almeno per ora.<\/p>\n<p>Il primo ministro Bibi Netanyahu prosegue con nuovi insediamenti e nuove unit\u00e0 abitative a Gerusalemme Est; Abbas continua la strategia onusiana e si accinge a firmare la domanda di adesione alla Corte penale internazionale. Altre violenze all\u2019orizzonte?. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo illusi che il travaglio che attraversa il mondo arabo potesse risparmiare una nuova crisi israelo-palestinese. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. Dopo l\u2019interruzione dei negoziati e soprattutto a seguito dell\u2019intesa tra le due compagini palestinesi di Fatah e Hamas per un governo unitario. 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