{"id":28850,"date":"2014-11-24T00:00:00","date_gmt":"2014-11-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-strategia-cinese-in-africa\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:34","slug":"la-nuova-strategia-cinese-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/11\/la-nuova-strategia-cinese-in-africa\/","title":{"rendered":"La nuova strategia cinese in Africa"},"content":{"rendered":"<p>Le relazioni fra Cina e Africa hanno notoriamente origini molto antiche, risalendo ai tempi della prima Via della seta, fra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. sotto la dinastia Han. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, l\u2019approccio cinese ai paesi africani \u00e8 cambiato: se durante la Guerra fredda Pechino elargiva aiuti in cambio di sostegno diplomatico, a partire dagli anni Ottanta \u00e8 venuta sviluppandosi una pi\u00f9 pragmatica ricerca di reciproco vantaggio (soprattutto in termini economici).<\/p>\n<p>Da allora la politica cinese nei confronti del continente africano ha continuato a evolvere fino a inserirsi nel pi\u00f9 recente e ampio contesto della nuova \u201cStrategia della via della seta\u201d.<\/p>\n<p>Fin dai primi anni Novanta la Cina ha fatto leva su investimenti e commercio per consolidare i rapporti con i paesi dell\u2019Africa e del Medio Oriente ricchi di idrocarburi.<\/p>\n<p><b>Strategia della via della seta<\/b><br \/>L\u2019obiettivo principale perseguito dalla dirigenza cinese \u00e8 di assicurarsi risorse energetiche sufficienti ad alimentare la crescita economica del paese. I risultati sono notevoli: nel 2013 la Cina ha importato 1,3 milioni di barili al giorno di petrolio dall\u2019Africa (il <a href= \"http:\/\/www.eia.gov\/countries\/cab.cfm?fips=ch\" target= \"blank\"><b><u> 23% del totale<\/u><\/b><\/a>), mentre gli investimenti cinesi in Africa hanno superato i 25 miliardi di dollari Usa.<\/p>\n<p>In generale, \u00e8 stato calcolato che mentre il consumo di energia in Cina crescer\u00e0 mediamente del 2,2% l\u2019anno fra il 2011 e il 2035, la produzione interna crescer\u00e0 di poco meno del 2%.<\/p>\n<p>Si stima che le risorse energetiche importate dall\u2019estero arriveranno a costituire il 26% dell\u2019energia consumata in Cina nel 2020, per poi assestarsi attorno al 15% negli anni successivi, quando grazie a oleodotti e gasdotti che collegheranno la Cina ai paesi vicini arriveranno petrolio e gas principalmente da Africa e Medio Oriente (1).<\/p>\n<p>Anche se gli investimenti cinesi hanno determinato un aumento della capacit\u00e0 produttiva e di stoccaggio nei paesi destinatari, esperti cinesi e occidentali hanno opinioni diverse circa gli effetti di tali investimenti per la popolazione locale.<\/p>\n<p>Due casi specifici, l\u2019ingresso della<i> China National Petroleum Corporation<\/i> (Cnpc) in Sudan nel 1995 e il <i>modus operandi <\/i>della <a href= \"http:\/\/www.economist.com\/node\/617266\" target= \"blank\"><b><u> Shell in Nigeria<\/u><\/b><\/a> nel 1953 mostrano come un differente approccio verso le istanze della popolazione locale abbia prodotto effetti diversi sulla crescita economica e lo sviluppo.<\/p>\n<p>La popolazione sudanese ha beneficiato sia della ricchezza prodotta dall\u2019estrazione ed esportazione del petrolio sia di una maggiore attenzione alle popolazioni locali da parte del consorzio guidato da Cnpc. Il consorzio ha quindi conseguito ottimi risultati economici e mantenuto un buon rapporto con la popolazione e il governo locale.<\/p>\n<p>Al contrario, Shell si \u00e8 concentrata esclusivamente sull\u2019esplorazione e l\u2019esportazione del petrolio, trascurando esigenze delle popolazioni locali, con il risultato che sia i suoi guadagni sia le sue relazioni con il governo e la popolazione nigeriana si sono deteriorati sensibilmente.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, l\u2019opinione generale sull\u2019operato delle aziende cinesi in Africa rimane negativa: in un rapporto di <i>Revenue Watch <\/i>del 2011 vengono accusate di scarsa trasparenza se non addirittura di neo-colonialismo.<\/p>\n<p><b>Nuovo approccio cinese in Africa<\/b><br \/>Inizialmente le societ\u00e0 e il governo cinesi hanno respinto le accuse, preferendo non modificare la propria strategia africana. Tuttavia, per evitare il rischio che queste denunce compromettessero le relazioni politiche ed economiche nel lungo periodo il governo cinese ha deciso di elaborare una strategia pi\u00f9 diversificata negli obiettivi e negli approcci, dando maggior peso alla cooperazione in settori economici diversi da quello energetico.<\/p>\n<p>La visita del premier Li Keqiang in Africa a inizio maggio 2014, e il <a href= \"http:\/\/www.au.int\/en\/content\/visit-he-mr-li-keqiang-premier-state-council-people%E2%80%99s-republic-china-african-union-commissio\" target= \"blank\"><b><u> discorso<\/u><\/b><\/a> che ha pronunciato presso il quartier generale dell\u2019Unione africana (Ua) e <a href= \"http:\/\/ng.china-embassy.org\/eng\/zngx\/t1154589.htm\" target= \"blank\"><b><u> quello<\/u><\/b><\/a> al World Economic Forum on Africa sono da interpretare nell\u2019ottica di un rinnovamento generale della strategia cinese nel continente africano.<\/p>\n<p>La Cina sta tornando in qualche modo all\u2019approccio degli anni Settanta e Ottanta, privilegiando attivit\u00e0 che possono avere un effetto positivo sull\u2019economia e la popolazione del paese ospite. Questo dovrebbe avvenire rafforzando la cooperazione e gli investimenti in vari settori: dall\u2019agricoltura all\u2019industria manifatturiera, dalle telecomunicazioni ai trasporti e aprendo zone sperimentali per lo sviluppo economico.<\/p>\n<p>Grazie alle ingenti riserve di valuta estera, Pechino \u00e8 in grado di fornire ai paesi africani risorse economiche per progetti in questi settori. Ad esempio, una <a href= \"http:\/\/www.fmprc.gov.cn\/mfa_eng\/wjdt_665385\/zyjh_665391\/t1154397.shtml\" target= \"blank\"><b><u> parte<\/u><\/b><\/a> dei 20 o 30 miliardi di dollari che la Cina ha deciso di stanziare come aiuti andr\u00e0 alle piccole e medie imprese locali.<\/p>\n<p>Oltre al fattore economico, \u00e8 la sicurezza il secondo elemento-chiave della nuova strategia di Pechino in Africa. Come dichiarato sempre da Li Keqiang a maggio, la Cina sarebbe pronta ad allargare il proprio contributo per il mantenimento della pace oltre alle operazioni di <i>peacekeeping <\/i>gi\u00e0 in atto sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>La protezione dei cittadini e degli interessi economici cinesi in Africa \u00e8 sempre pi\u00f9 una priorit\u00e0 per Pechino, che ha anche una speciale responsabilit\u00e0 come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Queste novit\u00e0 si inseriscono, come detto, nella pi\u00f9 ampia \u201cStrategia della via della seta\u201d. In termini geopolitici, la Cina intende guardare sia alla situazione africana in generale sia ai vari contesti sub-regionali, in modo da poter affrontare con la necessaria flessibilit\u00e0 i problemi diversi da zona a zona. Infine, anche se l\u2019approccio verso i paesi africani \u00e8 stato finora di carattere bilaterale, Li ha lasciato intendere che la Cina prester\u00e0 maggiore attenzione alla cooperazione multilaterale.<\/p>\n<p>Tutti questi cambiamenti saranno comunque introdotti con prudenza, valutandone di volta in volta le ripercussioni sia sui rapporti con i paesi africani che con quelli occidentali.<\/p>\n<p><font size=\"1\">(1) Xiaojie Xu, Shijie nengyuan Zhongguo zhanwang (2013-2014) (Prospettive cinesi sull\u2019energia nel mondo), Pechino, Shehui kexue wenxian chubanshe, 2014, p. 9-10.<\/p>\n<p>Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/PDF\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-09-10.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i>.<\/p>\n<p><i>Traduzione dall\u2019inglese di Andrea Ghiselli<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le relazioni fra Cina e Africa hanno notoriamente origini molto antiche, risalendo ai tempi della prima Via della seta, fra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. sotto la dinastia Han. 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