{"id":28910,"date":"2014-12-02T00:00:00","date_gmt":"2014-12-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/italia-vaga-sul-riconoscimento-dello-stato-di-palestina\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:32","slug":"italia-vaga-sul-riconoscimento-dello-stato-di-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/italia-vaga-sul-riconoscimento-dello-stato-di-palestina\/","title":{"rendered":"Italia vaga sul riconoscimento dello Stato di Palestina"},"content":{"rendered":"<p>Una \u2018lunga marcia\u2019, oppure una battaglia di rimessa? \u00c8 una domanda forte, eppure necessaria, quella che bisogna porsi sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina. Prima di porsela, per\u00f2, occorre scendere nei dettagli.<\/p>\n<p>Il riconoscimento dello Stato di Palestina viaggia da anni su binari paralleli, da un lato nelle organizzazioni internazionali, e, dall\u2019altro, nei parlamenti nazionali. Spesso, per\u00f2, protagonisti e strategie non sono gli stessi.<\/p>\n<p><b>Riconoscimento e nuova asimmetria<\/b><br \/>Cominciamo dal riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell\u2019Onu e delle sue agenzie. Il traguardo raggiunto il 29 novembre 2012 con l\u2019ammissione della Palestina come Stato osservatore nelle Nazioni Unite ha avuto una singolare gestazione.<\/p>\n<p>Cominciato quando, nel 2010, la presidenza dell\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese (Anp) e i negoziatori dell\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) hanno compreso di poter usare la carta del riconoscimento come elemento di pressione nei confronti di Israele e della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Un carta jolly. Cerchiamo di non far precipitare la situazione &#8211; questa la sintesi del messaggio lanciato dalla leadership palestinese. Dall\u2019altra parte della barriera, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha usato la carta del riconoscimento come una giustificazione a intensificare le costruzioni dentro le colonie israeliane in Cisgiordania e nel cuore di Gerusalemme est.<\/p>\n<p>Israele sa bene che il riconoscimento (effettivo, non solo formale) di uno Stato di Palestina comporterebbe un cambiamento importante nell\u2019asimmetria del rapporto tra Israele e Palestina: uno Stato a tutti gli effetti, occupante e con il monopolio dell\u2019uso della forza, da una parte, e dall\u2019altra parte una entit\u00e0 cui viene legata l\u2019identit\u00e0 di popolo, ma alla quale non vengono dati gli strumenti istituzionali tipici di uno Stato nazionale.<\/p>\n<p>Se riconoscimento effettivo vi fosse, vi sarebbero due stati che devono regolare contese territoriali partendo da un confine riconosciuto dalla comunit\u00e0 internazionale, e cio\u00e8 quello dell\u2019armistizio del 1949. Israele diventerebbe potenza occupante su di un suolo sovrano, e le colonie israeliane sarebbero n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno citt\u00e0 costruite sulla terra dello Stato palestinese.<\/p>\n<p><b>Diplomazia imbarazzata<\/b><br \/>Quale, dunque, la differenza tra il riconoscimento dello Stato di Palestina nel sistema Onu e il riconoscimento da parte di singoli stati? A cambiare sono i protagonisti. Non \u00e8 tanto l\u2019Anp a spingere per le risoluzioni che si stanno affollando nei parlamenti europei. In campo ci sono pressioni interne palesi e sempre pi\u00f9 diffuse nelle opinioni pubbliche nazionali in Europa.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 anche il disagio &#8211; non evidente in pubblico, ma chiarissimo nei corridoi diplomatici e politici &#8211; delle cancellerie che sanno quanto sia delicata questa fase del conflitto israelo-palestinese, tra Gaza e Gerusalemme.<\/p>\n<p>Il jolly del riconoscimento \u00e8 nelle mani delle cancellerie e\/o dei parlamenti europei. Non in quelle palestinesi. Non c&#8217;\u00e8 niente che costringa gli stati a riconoscere la Palestina, ma la pressione \u00e8 evidente. Chiara la pressione che il voto del parlamento britannico ha significato, e ancor pi\u00f9 chiara la pressione sarebbe se in un altro paese dotato di potere di veto nel consiglio di sicurezza dell\u2019Onu, cio\u00e8 la Francia, il parlamento si esprimesse in modo simile.<\/p>\n<p><b>Risoluzioni italiane sul riconoscimento della Palestina<\/b><br \/>La posizione italiana non ha la rilevanza di Londra o di Parigi. Quello che appare dalle due risoluzioni presentate alla Camera dei Deputati e dalla risoluzione presentata al Senato (non ancora calendarizzate) \u00e8 che non abbiano quel peso necessario per essere considerate parte di una strategia-Paese.<\/p>\n<p>Il contenuto delle risoluzioni non mostra una chiara strategia italiana sul Medio Oriente e sulla stessa, specifica questione. Si rischia, insomma, la genericit\u00e0, quando non ci si arrischia di cambiare gli stessi punti della trattativa di pace.<\/p>\n<p>Un esempio \u00e8 contenuto nella <a href= \"http:\/\/www.camera.it\/leg17\/410?idSeduta=0311&#038;tipo=atti_indirizzo_controllo\" target= \"blank\"><b><u> mozione<\/u><\/b><\/a>, prima firmataria Pia Locatelli, presentata alla Camera.<\/p>\n<p>Questa contiene un passaggio ambiguo &#8211; \u201cla necessit\u00e0 di rafforzare la leadership legittima del presidente palestinese Abbas e delle istituzioni palestinesi con capitale Ramallah, scongiurando il rischio di un rafforzamento di altre entit\u00e0 politiche che pretendano di rappresentare i palestinesi\u201d &#8211; che rischia di far considerare Ramallah la futura capitale dello Stato di Palestina (e non <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2868\" target= \"blank\"><b><u> Gerusalemme<\/u><\/b><\/a> est), di bloccare i tentativi di riconciliazione tra Fatah e Hamas, e di considerare ormai definitiva la frattura tra Cisgiordania e Gaza.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che l\u2019Italia vuole? \u00c8 questo che vuole, nel caso specifico, una parte della sinistra italiana in parlamento? Non si ritiene invece, all\u2019interno delle classi dirigenti di questo paese, di riflettere seriamente sul paradigma di Oslo, che tutti sanno &#8211; nei circoli accademici tanto quanto nelle cancellerie &#8211; essere ormai superato? <\/p>\n<p>Il riconoscimento dello Stato di Palestina \u00e8, per i suoi tempi, una lunga, lunghissima marcia. Dal punto di vista della cronaca e della storia recente, si sta invece trasformando in una battaglia di rimessa, proprio per il superamento &#8211; nei fatti e sul terreno &#8211; del paradigma di Oslo.<\/p>\n<p>Le stesse \u00e9lites politiche palestinesi &#8211; Fatah, Hamas, gli uomini dell\u2019Olp e dell\u2019Anp &#8211; sono protagoniste di questa battaglia di rimessa, che mette al centro la territorialit\u00e0, lo Stato, lo Stato Nazionale, proprio in una fase in cui, dal basso, la richiesta poggia su altri pilastri: identit\u00e0 e diritti.<\/p>\n<p>Questi non sono per forza di cose difendibili all\u2019interno di uno Stato nazionale, definito secondo le linee dell\u2019armistizio del 1949, per quanto concerne i palestinesi.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 la situazione, sul terreno e all\u2019interno della societ\u00e0 palestinese, la battaglia per il riconoscimento dello Stato di Palestina \u00e8 di rimessa perch\u00e9 la storia \u00e8 andata avanti, si \u00e8 incanalata nei percorsi segnati dalla realt\u00e0. La politica, complessivamente intesa, non \u00e8 ancora riuscita a introiettare e digerire il cambiamento.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una \u2018lunga marcia\u2019, oppure una battaglia di rimessa? \u00c8 una domanda forte, eppure necessaria, quella che bisogna porsi sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina. Prima di porsela, per\u00f2, occorre scendere nei dettagli. 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