{"id":28980,"date":"2014-12-08T00:00:00","date_gmt":"2014-12-07T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-cerca-di-ricostruire-il-puzzle-libico\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:31","slug":"litalia-cerca-di-ricostruire-il-puzzle-libico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/litalia-cerca-di-ricostruire-il-puzzle-libico\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia cerca di ricostruire il puzzle libico"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 pronta a dare il suo contributo per una soluzione della crisi libica, in prima battuta attraverso lo strumento politico e negoziale, non escludendo tuttavia un impegno militare sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite nel caso fosse necessario un intervento di <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2882\" target= \"blank\"><b><u> peacekeeping<\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Questo quanto ha dichiarato il 26 novembre scorso il nuovo Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, seguito, il 3 dicembre, da Matteo Renzi che ha trovato il sostegno di Usa, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Ue e Onu per affrontare con decisione la questione libica. Anche se le posizioni restano distanti, il 9 dicembre le diverse anime libiche proveranno a tornare al tavolo negoziale con la mediazione dell&#8217;Onu.<\/p>\n<p><b>Gas libico in Italia<\/b><br \/>La cautela di Gentiloni \u00e8 dovuta ai numerosi interessi italiani in Libia, concentrati essenzialmente in tre settori: quello economico, quello sociale e quello della sicurezza. <\/p>\n<p>Dal punto di vista economico \u00e8 sufficiente ricordare gli stretti rapporti energetici tra i due paesi: il giorno prima delle affermazioni di Gentiloni, l\u2019<i>Energy information administration<\/i> (EIA) statunitense confermava l\u2019Italia tra i principali importatori di greggio libico, assieme a Germania e Francia, e unico importatore di gas.<\/p>\n<p>A seguito del danneggiamento dell\u2019impianto di liquefazione di Marsa al-Brega, il gasdotto Greenstream che collega Mellitah a Gela \u00e8 l\u2019unico canale di fornitura ancora in funzione, sebbene a intermittenza, facendo dell\u2019Italia l\u2019unico beneficiario del gas libico.<\/p>\n<p>Tuttavia, la crisi libica ha avuto effetti negativi sul commercio tra i due paesi: i dati recentemente comunicati dall\u2019Istituto per il commercio estero italiano evidenziano come nel primo semestre del 2014 l\u2019interscambio si sia dimezzato, passando dai 6,085 miliardi di dollari del 2013 ai 3,280 di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Inoltre, se le esportazioni italiane sono diminuite del 7,5%, quelle libiche hanno subito un vero e proprio crollo (-64,4%), a causa del frequente blocco dei terminal petroliferi e la conseguente interruzione delle forniture.<\/p>\n<p>I preoccupanti dati economici sono accompagnati da una vera e propria emergenza sociale che si traduce sul territorio italiano in un aumento del fenomeno dell\u2019immigrazione. Secondo Frontex, l\u2019agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, la Libia \u00e8 uno dei luoghi in cui ha origine la <i>Central Mediterranean Route<\/i>, rotta migratoria del Mediterraneo centrale che vede nell\u2019Italia il principale punto di approdo.<\/p>\n<p>A preoccupare \u00e8 anche l\u2019aumento del fenomeno terroristico e del rischio associato all\u2019esplosione delle tensioni libiche: il vuoto statuale post-gheddafiano ha causato la proliferazione di milizie e gruppi che hanno enorme influenza in un panorama cos\u00ec frammentato come quello libico.<\/p>\n<p><b>Zampino egiziano in Libia<\/b><br \/>Il rischio terrorismo \u00e8 particolarmente significativo in tutto il Nord Africa, dove la nascita di diverse formazioni e la loro affiliazione all\u2019autoproclamatosi \u201cStato islamico\u201d fa crescere i timori per un rapido deterioramento delle condizioni di sicurezza.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente evidente in Egitto: alla ricerca di una legittimit\u00e0 interna, il regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi \u00e8 preoccupato per la convergenza tra i gruppi terroristici libici e quelli egiziani.<\/p>\n<p>Il Cairo non si \u00e8 limitato a proporre soluzioni per la crisi libica, cercando di escludere gli islamisti e coinvolgendo a livello diplomatico i principali attori regionali (come evidenziato dalle recenti visite di Stato del Presidente al-Sisi a Roma e Parigi), ma avrebbe anche preso parte al conflitto.<\/p>\n<p>Nonostante le smentite, l\u2019Egitto \u00e8 stato infatti accusato di aver offerto sostegno logistico alle operazioni aeree degli Emirati Arabi Uniti effettuate ad agosto contro le postazioni di milizie islamiste in Libia; e di aver compiuto raid aerei nel mese di ottobre a Bengasi in supporto alle milizie del generale Khalifa Haftar, impegnate nell\u2019operazione <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2794\" target= \"blank\"><b><u>Karama<\/u><\/b><\/a> (dignit\u00e0) contro gli islamisti.<\/p>\n<p>L\u2019azione egiziana conferma quanto sostenuto dal Ministro degli Esteri libico Mohamed al-Dairi: la Libia \u00e8 divenuta un campo di battaglia tra le differenti potenze regionali. L\u2019Egitto \u00e8 uno dei principali attori coinvolti assieme ad Arabia Saudita ed Emirati per contrastare il sostegno che Qatar e Turchia offrono alle milizie islamiste.<\/p>\n<p>In tale contesto, gli attentati del 13 novembre scorso contro l\u2019ambasciata egiziana e quella degli Emirati evidenziano i rischi di un coinvolgimento troppo marcato nelle vicende libiche.<\/p>\n<p><b>Vicinanza tra Italia e Algeria<\/b><br \/>Per risolvere la crisi libica, esistono tuttavia delle alternative meno rischiose e maggiormente improntate al dialogo. Tra queste, oltre all\u2019iniziativa della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia guidata dal diplomatico spagnolo Bernardino Leon, vi \u00e8 la mediazione algerina.<\/p>\n<p>Da diversi mesi Algeri si sta offrendo di ospitare un incontro tra le diverse fazioni libiche coinvolte nella crisi. L\u2019iniziativa, annunciata a settembre dal Ministro degli esteri algerino Ramtane Lamamra, ha incontrato alcuni ostacoli a seguito dell\u2019invito (smentito da Algeri) fatto pervenire a ex esponenti del regime di Gheddafi. Tra questi vi \u00e8 Ahmed Gaddaf al-Dam, ex consigliere e cugino dello stesso dittatore, rifugiatosi al Cairo a seguito del rovesciamento del regime.<\/p>\n<p>Qualora vi fossero gli spiragli per una ripresa della mediazione algerina, l\u2019iniziativa \u00e8 degna di essere sostenuta, poich\u00e9 in linea con una concezione pi\u00f9 inclusiva delle differenti parti politiche libiche. La visita ad Algeri del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi il 2 dicembre scorso, potrebbe aver avvicinato ulteriormente l\u2019Italia all\u2019Algeria, convincendola ancor di pi\u00f9 della necessit\u00e0 di sostenere questo ulteriore sforzo di mediazione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 pronta a dare il suo contributo per una soluzione della crisi libica, in prima battuta attraverso lo strumento politico e negoziale, non escludendo tuttavia un impegno militare sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite nel caso fosse necessario un intervento di peacekeeping. 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