{"id":29000,"date":"2014-12-10T00:00:00","date_gmt":"2014-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lue-e-lo-stato-di-palestina\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:30","slug":"lue-e-lo-stato-di-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/lue-e-lo-stato-di-palestina\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ue e lo \u2018Stato di Palestina\u2019"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Il riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese non ci permetter\u00e0 di fare passi in avanti&#8221;, ha chiarito lo scorso 19 novembre Angela Merkel.<\/p>\n<p>Le parole del cancelliere tedesco fanno eco a una opinione diffusa, secondo la quale riconoscendo lo \u201cStato di Palestina\u201d &#8211; ammesso all\u2019Onu nel novembre 2012 grazie al voto favorevole di 138 membri dell\u2019Assemblea generale &#8211; si rischia di rafforzare \u201cl\u2019unilateralismo palestinese\u201d.<\/p>\n<p> Stigmatizzare come \u201cunilaterale\u201d il tentativo di interpellare un\u2019organizzazione mondiale, al fine di far prevalere il consenso internazionale, pu\u00f2 apparire come un ossimoro. A maggior ragione se si considera che il 14 maggio 1948 David Ben-Gurion proclam\u00f2 unilateralmente la fondazione dello Stato d\u2019Israele, forte di una risoluzione appoggiata da 33 dei 56 paesi che componevano l\u2019allora Assemblea generale.<\/p>\n<p> <b>I vincoli di Oslo<\/b><br \/> Da pi\u00f9 parti \u00e8 stato fatto presente che la scelta di appellarsi a organismi internazionali rappresenta una violazione degli Accordi di Oslo (1993): Israele e l\u2019Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) non chiarirono in maniera definitiva la questione della sovranit\u00e0 dei territori palestinesi.<\/p>\n<p> Gli Accordi di Oslo prevedevano un periodo di interim di cinque anni (Art. 1), che fu caratterizzato dalla costruzione di un numero esponenziale di insediamenti, dal terrorismo palestinese e dalle operazioni militari israeliane.<\/p>\n<p> Sebbene sia corretto sostenere che gli Accordi stipularono che \u201cnessuna delle due parti deve iniziare o adottare qualsiasi disposizione volta a cambiare lo status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza\u201d (Art. 31), \u00e8 altres\u00ec necessario notare che ad ogni tornata di negoziati le autorit\u00e0 israeliane esigono che le parti in causa tengano conto della mutata realt\u00e0 demografica.<\/p>\n<p> Gli ingenti incentivi accordati dal governo Netanyahu agli insediamenti non possono essere considerati come un\u2019involontaria conseguenza delle politiche adottate nella regione. Essi mirano a condizionare lo status presente e futuro dell\u2019area.<\/p>\n<p> <b>Il significato dell\u2019internazionalizzazione del conflitto<\/b><br \/> Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, volta a porre dei limiti temporali all\u2019attuale status quo, avrebbe effetti limitati. Verrebbe approvata sulla base del capitolo VI della Carta dell\u2019Onu: solo le risoluzioni sotto l\u2019ombrello del capitolo VII della Carta forniscono al Consiglio di Sicurezza l\u2019autorit\u00e0 di comminare sanzioni e contemplano l\u2019eventuale uso della forza.<\/p>\n<p>Anche il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell\u2019Unione europea (Ue) e\/o degli stati membri &#8211; l\u2019Italia, a differenza di altri paesi dell\u2019Ue, non ha effettuato un atto formale di riconoscimento, ma si \u00e8 espressa in favore della risoluzione votata dall\u2019Assemblea generale Onu nel novembre 2012 &#8211; non porterebbe cambiamenti immediati.<\/p>\n<p> L\u2019occupazione della Cisgiordania garantisce allo Stato di Israele dei benefici in termini di sicurezza. Ci\u00f2 che accade al di l\u00e0 della \u201cLinea Verde\u201d va tuttavia al di l\u00e0 di questo aspetto. <\/p>\n<p>Ad esempio, circa il 93 percento della pietra e delle risorse minerarie estratte (da ditte israeliane) nei territori palestinesi viene trasportato e utilizzato in Israele: immaginare che azioni poco pi\u00f9 che simboliche possano scalfire una simile situazione sarebbe utopico.<\/p>\n<p> Eppure non si pu\u00f2 negare che questo sia un conflitto che si \u00e8 da sempre alimentato anche e soprattutto di simboli. Un nuovo intervento del Consiglio di Sicurezza e\/o il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell\u2019Ue invierebbero un preciso segnale volto a denunciare l\u2019attuale \u201canomalia storica\u201d.<\/p>\n<p>A differenza dei curdi, dei baschi, dei tibetani e di altri popoli soggetti all\u2019autorit\u00e0 di paesi esterni, i palestinesi sono sprovvisti tanto di uno stato quanto di una cittadinanza. Le \u201cpotenze occupanti\u201d presenti nei contesti citati mantengono s\u00ec i benefici connessi alle loro \u201coccupazioni\u201d, ma si sono assunte delle responsabilit\u00e0 nei riguardi delle popolazioni assoggettate.<\/p>\n<p> <b>L\u2019approccio dell\u2019Ue visto dai territori palestinesi<\/b><br \/> Una percentuale consistente dell\u2019opinione pubblica palestinese ritiene che le manovre in atto a Bruxelles possano distogliere l\u2019attenzione da quella che considerano la loro priorit\u00e0: una battaglia per i diritti umani e civili.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno dunque chiedersi per quale ragione molti palestinesi valutino comunque positivamente l\u2019impegno dell\u2019Ue in favore dell\u2019autoderminazione di entrambi i popoli.<\/p>\n<p> La dicotomia \u201cuno o due stati\u201d viene percepita come un\u2019illusione. \u00c8 opinione diffusa tra i palestinesi che in assenza di pressioni pi\u00f9 concrete le autorit\u00e0 israeliane si annetteranno l\u2019Area C della Cisgiordania (il 60 percento del totale), offrendo ai palestinesi ci\u00f2 che il ministro dell\u2019Economia Naftali Bennett ha definito una \u201cautonomy on steroids\u201d.<\/p>\n<p>Tale scenario non richiede alcuna guerra, n\u00e9 la rimozione della maggioranza della popolazione: i palestinesi che negli anni a venire saranno ancora presenti nell\u2019Area C avranno, come accade a Gerusalemme Est, la facolt\u00e0 di ricevere la cittadinanza israeliana.<\/p>\n<p>In questa fase, disperdere energie immaginando un\u2019inverosimile \u201cbattaglia per i diritti tra il Mediterraneo e il fiume Giordano\u201d favorisce l\u2019iter di annessione dell\u2019Area C.<\/p>\n<p> <b>Le priorit\u00e0 di Bruxelles<\/b><br \/> La tesi secondo cui un qualsiasi passo in avanti debba necessariamente verificarsi a seguito di un accordo bilaterale ignora l\u2019enorme disparit\u00e0 (economica, politica, militare) esistente tra le due parti e il ruolo rivestito dalla comunit\u00e0 internazionale sin dagli albori del conflitto. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che l\u2019eventuale riconoscimento dello \u201cStato non-membro di Palestina\u201d richieder\u00e0 una strategia di ampio respiro da parte dell\u2019Ue, affinch\u00e9 tale passo non rimanga fine a se stesso.<\/p>\n<p> Due le priorit\u00e0. Bruxelles, maggiore finanziatore dell\u2019Anp, \u00e8 tenuta ad esercitare pressioni concrete affinch\u00e9 venga ricostituito un sistema politico funzionale che permetta ad attori diversi da Fatah e Hamas &#8211; due entit\u00e0 non-rappresentative &#8211; di poter competere sulla scena politica palestinese.<\/p>\n<p> Deve inoltre implementare iniziative pi\u00f9 efficaci &#8211; come avvenuto in Ucraina &#8211; finalizzate a sanzionare qualsiasi politica volta a minare il principio di autodeterminazione di entrambi i popoli: un principio che oggi pi\u00f9 che mai rappresenta un punto di partenza (due stati), non la meta finale (una federazione regionale).<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese non ci permetter\u00e0 di fare passi in avanti&#8221;, ha chiarito lo scorso 19 novembre Angela Merkel. 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