{"id":29040,"date":"2014-12-13T00:00:00","date_gmt":"2014-12-12T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-guardiani-di-2-moschee-e-di-milioni-di-barili\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:29","slug":"i-guardiani-di-2-moschee-e-di-milioni-di-barili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/i-guardiani-di-2-moschee-e-di-milioni-di-barili\/","title":{"rendered":"I guardiani di 2 moschee e di milioni di barili"},"content":{"rendered":"<p>Per primo viene il mercato. Non si sa bene perch\u00e9, malgrado la crisi in Libia, la guerra in Iraq e in Siria, i conflitti in Yemen e lo scontro tra Russia e Ucraina, i prezzi del petrolio rimangano cos\u00ec bassi, quasi la met\u00e0 di quelli cui eravamo abituati (e cio\u00e8 tra 50 e 70 dollari al barile, invece che tra 100 e 120).<\/p>\n<p><b>Arabia Saudita non taglia la produzione<\/b><br \/>Certo la domanda \u00e8 depressa a causa della crisi economica e della maggiore efficienza energetica delle industrie europee e giapponesi, ma la ragione principale \u00e8 che l\u2019offerta non cala, perch\u00e9 l\u2019Arabia Saudita ha deciso di non tagliare la produzione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non l\u2019ha fatto? Qui cominciano le speculazioni, particolarmente care a tutti quelli che \u201cleggono\u201d la politica internazionale con paraocchi complottistici.<\/p>\n<p>Per cui \u00e8 bene ribadire che la prima ragione evidente \u00e8 anche la pi\u00f9 semplice, ed \u00e8 sufficiente: perch\u00e9 diminuire l\u2019export, facendo aumentare i prezzi, non avrebbe portato pi\u00f9 soldi alle casse di Riyadh, ma avrebbe fatto perdere ai sauditi importanti fette di mercato, senza alcuna certezza di poterle recuperare, una volta finita questa fase.<\/p>\n<p>In altri termini, i sauditi avrebbero dovuto sacrificarsi per il bene degli altri esportatori, senza ottenere nulla in cambio.<\/p>\n<p>Certo, in passato, questo \u00e8 avvenuto, ma erano gli anni in cui i grandi paesi arabi ancora credevano alla prospettiva dell\u2019unit\u00e0 araba e in cui i sauditi erano garantiti dalla alleanza con i leader al potere al Cairo, a Damasco e a Baghdad. Ora tutto questo \u00e8 finito.<\/p>\n<p>Abbiamo invece la crescita dell\u2019Iran come potenza regionale in Iraq, in Siria, in Libano, tra i palestinesi, nel Golfo, in Yemen e persino in Libia e vi \u00e8 il tentativo di importanti correnti dell\u2019Islam sunnita, in particolare di quelle che si rifanno al partito dei Fratelli Musulmani, finanziate da altri paesi esportatori di gas e di petrolio, di sfidare l\u2019ortodossia saudita attraverso nuove forme di islamismo fondamentalista e jihadista.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 garantire loro maggiori risorse economiche? Non \u00e8 forse opportuno ricordare loro chi ha ancora saldamente in mano le chiavi del forziere?<\/p>\n<p><b>Ridimensionando la rivoluzione dello shale gas <\/b><br \/>Due altri vantaggi aggiuntivi addolciscono questa decisione. Il primo, con un prezzo del barile che oscilla attorno a 60 dollari, la produzione di petrolio e gas dagli scisti bituminosi, che farebbe dell\u2019America del Nord il primo produttore mondiale di questi beni, \u00e8 al limite pi\u00f9 basso della convenienza e ci\u00f2 potrebbe rallentare di molto gli investimenti, allontanando nel tempo la duplice prospettiva di un nuovo concorrente e della fine della dipendenza americana dall\u2019energia del Golfo.<\/p>\n<p>In un momento cos\u00ec delicato per gli equilibri regionali e cos\u00ec incerto per quel che riguarda gli orientamenti della politica statunitense, queste sono, dal punto di vista saudita, buone notizie. N\u00e9 gli statunitensi vedono tutto ci\u00f2 con grande sfavore, visto che comunque mantengono le loro riserve di petrolio e di gas e che nel frattempo la minore circolazione del biglietto verde aiuta al rafforzamento del dollaro rispetto alle altre monete.<\/p>\n<p><b>Crisi economica russa<\/b><br \/>E infine anche perch\u00e9 gli Usa condividono con i sauditi la soddisfazione per le conseguenze che un basso prezzo del barile ha sulla Russia. Infatti il calo del prezzo aggrava la crisi economica russa, facendo cos\u00ec pagare a Vladimir Putin la sua difesa del governo di Bashar el-Assad in Siria e i suoi buoni rapporti con l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Naturalmente i calcoli possono cambiare, anche molto rapidamente. Molte nubi si stanno addensando sui negoziati 5+1, con l\u2019Iran. Il loro fallimento definitivo potrebbe portarci sull\u2019orlo di una guerra regionale, e forse oltre.<\/p>\n<p>Altrettanto grave e destabilizzante, anche se apparentemente meno probabile, potrebbe essere una grave crisi politica interna saudita. Sono scenari di conflitto che paralizzerebbero il Golfo e potrebbero facilmente far schizzare il pezzo del barile sino a vette inesplorate.<\/p>\n<p>Se invece escludiamo scenari cos\u00ec drammatici, \u00e8 probabile che i prezzi subiranno un lento rialzo, seguendo il ritmo della ripresa economica e quindi anche della domanda.<\/p>\n<p>Ma se cos\u00ec fosse, e il prezzo del petrolio si dimostrasse impervio alle crisi politiche e militari (a meno che non siano disastrose), la logica stessa dell\u2019impegno occidentale in Medio Oriente e in Nord Africa potrebbe essere destinata a mutare: l\u2019interesse spasmodico a mantenere la stabilit\u00e0 per la stabilit\u00e0 e ad evitare ogni mutamento politico, non sarebbe pi\u00f9 giustificato.<\/p>\n<p>Dopo le primavere arabe, i paesi europei e gli Stati Uniti non sono ancora riusciti a individuare un nuovo progetto di lungo termine, una strategia, impauriti dalle conseguenze di alcune delle scelte fatte e dall\u2019emergere del fanatismo religioso. <\/p>\n<p>La politica petrolifera dell\u2019Arabia Saudita ci assicura un largo spazio per nuove scelte e nuove iniziative, allontanando l\u2019emergenza.<\/p>\n<p>Ringraziamo dunque Riyadh e cerchiamo di non sprecare l\u2019occasione.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/A8qYwdQBFFY\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per primo viene il mercato. 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