{"id":29190,"date":"2014-12-30T00:00:00","date_gmt":"2014-12-29T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-lunga-ombra-dellinquinamento-sul-cielo-di-pechino\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:25","slug":"la-lunga-ombra-dellinquinamento-sul-cielo-di-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/la-lunga-ombra-dellinquinamento-sul-cielo-di-pechino\/","title":{"rendered":"La lunga ombra dell\u2019inquinamento sul cielo di Pechino"},"content":{"rendered":"<p>Dall\u2019inizio dell\u2019inverno 2011, l\u2019inquinamento atmosferico di Pechino \u00e8 diventato oggetto di attenzione internazionale, dopo che l\u2019ambasciata americana ha reso noti dati sull\u2019inquinamento della citt\u00e0 ben pi\u00f9 preoccupanti dei numeri ufficiali pubblicati dall\u2019Agenzia di protezione ambientale di Pechino.<\/p>\n<p>La differenza tra i due sistemi di misurazione risiedeva nella formula per il calcolo della concentrazione di polveri fini (PM2,5). La versione cinese, bench\u00e9 utilizzasse la stessa funzione per determinare il livello d\u2019inquinamento dell\u2019aria (basata su di un calcolo delle concentrazioni di diverse sostanze inquinanti), prendeva in considerazione un range diverso nella valutazione della concentrazione di PM2,5.<\/p>\n<p>In altri termini le densit\u00e0 di concentrazione di queste micro-particelle dannose per la salute umana erano edulcorate. La giustificazione <a href= \"http:\/\/www.globaltimes.cn\/content\/755525.shtml\" target= \"blank\"><b><u>addotta<\/u><\/b><\/a> \u00e8 che la Cina si trova a un livello d\u2019industrializzazione meno avanzato degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Il governo municipale si \u00e8 trovato a dover rispondere alle richieste di maggior trasparenza, iniziando quindi a diffondere dati pi\u00f9 corretti. L\u2019<i>Air Quality Index <\/i>(Aqi) \u00e8 cos\u00ec diventato di dominio pubblico, anche attraverso le applicazioni per smartphone e i monitor dei vagoni delle metropolitane.<\/p>\n<p>Tuttavia, la maggiore trasparenza non \u00e8 stata accompagnata da un miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019aria. Al contrario, i nuovi numeri mostrano un progressivo peggioramento dell\u2019inquinamento di Pechino, che ha raggiunto, a gennaio 2013, l\u2019inquietante concentrazione di PM2,5 di 886 microgrammi per metro cubo, circa 35 volte superiore al livello ritenuto pericoloso per la salute umana dall\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0.<\/p>\n<p>In quei giorni, con un misto di macabro umorismo, la stampa cinese aveva soprannominato il fenomeno \u201cair-pocalypse\u201d (kongqi mori, &#31354;&#27668;&#26411;&#26085;). Non si tratta di un\u2019esagerazione: per tutto il mese di gennaio 2013, l\u2019Aqi mostrava livelli superiori a 700 (tenendo conto che il grado massimo della scala \u00e8 500), spingendo molti residenti a evitare di lasciare le proprie abitazioni.<\/p>\n<p>Le maggiori responsabili dell\u2019inquinamento di Pechino (ma anche della pi\u00f9 ampia area Tianjin-Hebei-Shandong, del Jiangsu, di Shanghai, del Nord-est e delle province dello Shaanxi e Shanxi) sono le centrali a carbone, che rispondono a una domanda energetica in costante crescita, spinta dai bisogni dell\u2019industria e dall\u2019urbanizzazione galoppante.<\/p>\n<p>Il governo cinese a questo proposito ha deciso di investire in questi cinque anni 275 miliardi di dollari per \u201cripulire l\u2019aria\u201d, attraverso misure di riduzione dell\u2019inquinamento che passano obbligatoriamente dalla chiusura di stabilimenti industriali particolarmente inquinanti, ma anche attraverso la scelta di fonti energetiche pi\u00f9 pulite, soprattutto il <a href= \"http:\/\/www.forbes.com\/fdc\/welcome_mjx.shtml\" target= \"blank\"><b><u>gas naturale<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Altre misure per contenere l\u2019inquinamento atmosferico sono la limitazione del traffico e dell\u2019acquisto di automobili. Tuttavia, l\u2019automobile \u00e8 diventata ormai un vero status symbol del successo economico, la cui diffusione presso le famiglie cinesi pi\u00f9 abbienti appare difficilmente controllabile.<\/p>\n<p>La Cina si propone di portare il consumo di gas all\u20198,3% entro il 2015 (il peso del gas nel mix energetico della Repubblica popolare cinese rimane per ora intorno al 4%), ma il gap tra la domanda e la produzione di questa risorsa mette la Cina di fronte alla prospettiva di dover aumentare la propria dipendenza per l\u2019approvvigionamento da paesi come Turkmenistan, Qatar e Russia (ma non solo).<\/p>\n<p>Per un paese che gi\u00e0 importa il 60% del petrolio consumato, la scelta deve essere ben ponderata. Per quanto riguarda le rinnovabili, un sistema di produzione e distribuzione energetica ancora troppo a favore dei produttori di carbone (sostenuto in particolar modo dalle politiche delle province carbonifere, in contraddizione con le richieste di Pechino), fa s\u00ec che l\u2019energia prodotta da queste fonti non sia ancora competitiva, nonostante l\u2019adozione di strumenti come le tariffe incentivanti (<a href= \"http:\/\/www.nrel.gov\/tech_deployment\/state_local_governments\/basics_tariffs.html\" target= \"blank\"><b><u>feed-in tariff<\/u><\/b><\/a>) e la maggiore importanza segnalata dai documenti di pianificazione economica.<\/p>\n<p>Certamente il livello d\u2019industrializzazione meno avanzato della Cina fa s\u00ec che la protezione ambientale rimanga un obiettivo secondario rispetto al bisogno immediato di garantire crescita economica e posti di lavoro.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, mentre prosegue il dibattito sul \u201csogno cinese\u201d lanciato dall\u2019attuale dirigenza nazionale e crescono le disponibilit\u00e0 economiche delle famiglie cinesi, \u00e8 auspicabile che alla dimensione dello sviluppo si accompagni sempre pi\u00f9 quella della sostenibilit\u00e0 umana e ambientale.<\/p>\n<p><i><font size=\"1\">Articolo pubblicato su <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/OrizzonteCina\/OrizzonteCina_14-09-10.pdf\" target= \"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/i><\/font>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019inizio dell\u2019inverno 2011, l\u2019inquinamento atmosferico di Pechino \u00e8 diventato oggetto di attenzione internazionale, dopo che l\u2019ambasciata americana ha reso noti dati sull\u2019inquinamento della citt\u00e0 ben pi\u00f9 preoccupanti dei numeri ufficiali pubblicati dall\u2019Agenzia di protezione ambientale di Pechino. 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