{"id":29210,"date":"2015-01-02T00:00:00","date_gmt":"2015-01-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/agenda-internazionale-contro-il-crimine-organizzato\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:24","slug":"agenda-internazionale-contro-il-crimine-organizzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/01\/agenda-internazionale-contro-il-crimine-organizzato\/","title":{"rendered":"Agenda internazionale contro il crimine organizzato"},"content":{"rendered":"<p>Il crimine organizzato transnazionale (Cot) \u00e8 un fenomeno criminale di portata globale in continua espansione.<\/p>\n<p>Secondo le stime dell\u2019Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna per la prevenzione del crimine e la lotta alla droga (Unodc) le attivit\u00e0 illecite del Cot (traffici di droga, persone e armi, contraffazioni, ecc.) producono un fatturato annuo che si aggira intorno agli 870 miliardi di dollari.<\/p>\n<p><b>Contrastare il crimine organizzato internazionale<\/b><br \/>La strategia internazionale di contrasto al Cot si basa sulla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale e i suoi tre Protocolli addizionali contro la tratta di persone, il traffico di migranti e di armi da fuoco.<\/p>\n<p>Questi strumenti giuridici mirano a rafforzare le capacit\u00e0 degli stati sul piano interno e internazionale nella prevenzione e repressione del Cot.<\/p>\n<p>L\u2019attuazione della Convenzione e dei Protocolli coinvolge l\u2019attivit\u00e0 degli stati parti nell\u2019adozione di politiche di contrasto al Cot comuni, sulla base di norme internazionali in materia di: <br \/>definizione delle condotte criminose e connessi obblighi di qualificarle quali reati negli ordinamenti interni; <br \/>ripartizione della giurisdizione statale; <br \/>cooperazione giudiziaria penale (estradizione, assistenza giudiziaria e confisca, trasferimento dei procedimenti penali ed esecuzione delle sentenze) e di polizia; <br \/>misure nazionali di protezione dei testimoni e delle vittime.<\/p>\n<p>La Convenzione e i due Protocolli sul traffico di persone sono in vigore da pi\u00f9 di dieci anni e hanno raggiunto la quasi universalit\u00e0 delle ratifiche; fa eccezione il Protocollo sul traffico delle armi da fuoco (in vigore dal 2005), che finora \u00e8 stato ratificato da 112 Stati.<\/p>\n<p><b>Meccanismo di verifica permanente<\/b><br \/>Il compito di valutare lo stato di attuazione della Convenzione e dei Protocolli sul piano nazionale e il loro utilizzo nella prassi degli stati \u00e8 affidato alla Conferenza degli Stati parti (Cop) la quale ha carattere intergovernativo e si riunisce ogni due anni. La Cop prevede anche un ruolo attivo della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>La Cop non pu\u00f2 disporre strumenti di monitoraggio di tipo intrusivo, poich\u00e9 la Convenzione e i Protocolli si fondano sul pieno rispetto dei principi di uguaglianza sovrana, integrit\u00e0 territoriale e non ingerenza negli affari interni degli stati.<\/p>\n<p>Al fine di compiere un salto di qualit\u00e0 nel processo di implementazione, la settima edizione della Cop (che si \u00e8 svolta a Vienna dal 6 al 10 ottobre) ha ripreso la discussione relativa all\u2019istituzione di un meccanismo di verifica permanente sullo stato di attuazione della Convenzione e dei Protocolli (<i>Review Mechanism<\/i>), che aveva gi\u00e0 segnato il fallimento della precedente edizione.<\/p>\n<p>Si tratterebbe di un sistema istituzionalizzato di controlli periodici di tipo <i>peer review <\/i>sotto l\u2019autorit\u00e0 della Cop e la supervisione dell\u2019Unodc, cui tutti gli Stati parti, a rotazione, si dovrebbero sottoporre (il <i>Review Mechanism <\/i>sarebbe composto da esperti governativi di due Stati parti estratti a sorteggio).<\/p>\n<p>Tale meccanismo avrebbe un carattere non sanzionatorio e non classificatorio. Comporterebbe la possibilit\u00e0 di visite in loco e consentirebbe di identificare specifiche aree d\u2019intervento in materia di assistenza tecnica, al fine di promuovere l\u2019attuazione della Convenzione e dei Protocolli tra gli Stati pi\u00f9 in difficolt\u00e0 sul piano tecnico-finanziario; e di promuovere la cooperazione internazionale, lo scambio di informazioni sui fenomeni criminali e delle <i>Best Practices<\/i>.<\/p>\n<p>In relazione alla istituzione del <i>Review Mechanism<\/i> la delegazione italiana ha mostrato determinazione, presentando il testo di una Risoluzione sponsorizzata anche da Messico, Austria e Francia.<\/p>\n<p>Tale Risoluzione delineava un percorso che avrebbe portato nell\u2019arco di un ragionevole lasso di tempo alla realizzazione dell\u2019atteso <i>Review Mechanism<\/i>. Purtroppo, le rigidit\u00e0 e gli steccati alzati da alcune delegazioni si sono rivelati insuperabili. Le Risoluzioni finali adottate dalla Cop nei fatti rinviano a un futuro imprecisato l\u2019istituzione del <i>Review Mechanism<\/i>.<\/p>\n<p> <b>Anche la societ\u00e0 civile si mobilita<\/b><br \/>Nonostante il nuovo insuccesso, il <i>Review Mechanism <\/i>appare indispensabile per dare piena efficacia alla Convenzione e ai Protocolli.<\/p>\n<p>Le maggiori difficolt\u00e0 riguardano due aspetti: le modalit\u00e0 di finanziamento &#8211; poich\u00e9 mentre alcuni stati propendono per un finanziamento volontario, altri ritengono che esso debba ricadere nel budget ordinario dell\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite &#8211; e la partecipazione delle organizzazioni non governative che garantirebbe la necessaria trasparenza nella fase delle verifiche.<\/p>\n<p>Nella comunit\u00e0 internazionale si delinea con sempre maggiore chiarezza il ruolo della societ\u00e0 civile la quale, seppure con scarse risorse finanziarie a disposizione, appare molto vivace nel sviluppare reti ed alleanze volte a promuovere l\u2019applicazione della Convenzione e dei Protocolli; in particolare, in relazione alla tutela delle vittime del Cot.<\/p>\n<p>A essa fa da specchio una diplomazia pigra, lenta e farraginosa, con alcuni (o forse molti Stati) che, al di l\u00e0 delle dichiarazioni di facciata, sembrano voler destinare poche risorse alla cooperazione multilaterale contro il Cot; nonostante l\u2019innegabile sforzo dell\u2019Undoc al riguardo.<\/p>\n<p>Questa scelta politica appare incomprensibile. La Convenzione e i Protocolli, se fossero sfruttati in tutte le loro potenzialit\u00e0, consentirebbero progressi significativi nella prevenzione e repressione del Cot.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque auspicabile un rapido cambio di rotta da parte degli stati. Un rinnovato sforzo per rilanciare il negoziato relativo alla istituzione del <i>Review Mechanism <\/i>offrirebbe una prova che la comunit\u00e0 internazionale si sta muovendo nella direzione auspicata.<\/p>\n<p>.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il crimine organizzato transnazionale (Cot) \u00e8 un fenomeno criminale di portata globale in continua espansione. 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