{"id":29220,"date":"2015-01-03T00:00:00","date_gmt":"2015-01-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/obama-lanatra-zoppa-che-spiazza-i-repubblicani\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:24","slug":"obama-lanatra-zoppa-che-spiazza-i-repubblicani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/01\/obama-lanatra-zoppa-che-spiazza-i-repubblicani\/","title":{"rendered":"Obama, l\u2019anatra zoppa che spiazza i repubblicani"},"content":{"rendered":"<p>Per i repubblicani statunitensi, sembrava spianata la via della Casa Bianca dopo la larga vittoria del 4 novembre nelle <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2866\" target= \"blank\"><b><u>elezioni di Mid-term<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Invece, dentro il partito s\u2019\u00e8 gi\u00e0 scatenata la corsa alla candidatura, che accentua divisioni e rivalit\u00e0, soprattutto in assenza d\u2019un \u2018campione\u2019 forte e riconosciuto: una decina almeno i pretendenti alla \u2018nomination\u2019, nessuno dei quali ha per il momento una visibilit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>I democratici, invece, sono pi\u00f9 compatti e partono da meno lontano: due, massimo tre, i contendenti gi\u00e0 emersi, profili forti e solida notoriet\u00e0, l\u2019immarcescibile Hillary Clinton, lo stagionato Joe Biden, la grintosa Elizabeth Warren.<\/p>\n<p>Poi, c\u2019\u00e8 il fattore Obama, un fattore a sorpresa. Dopo il voto di Mid-term, il presidente era divenuto un\u2019ameba politica, condannato a fare l\u2019 \u2018anatra zoppa\u2019 nell\u2019ultimo biennio alla Casa Bianca. Pareva persino fosse perseguitato da una \u2018legge di Murphy\u2019 applicata alla sua Amministrazione sui fronti della politica interna degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Invece, a dicembre Barack Obama ha preso l\u2019iniziativa, deciso a dettare lui l\u2019agenda al Congresso che s\u2019insedier\u00e0 a gennaio, con maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato.<\/p>\n<p><b>Obama, da ameba politica ad asso pigliatutto<\/b><br \/>Il presidente pareva ko, ma covava la metamorfosi. Prima, ha lanciato la riforma dell\u2019immigrazione, con l\u2019equivalente Usa d\u2019un decreto legge, costringendo il Congresso, riluttante, ad occuparsene; poi, ha abbattuto il muro diplomatico delle relazioni con Cuba, passando al Congresso la patata bollente della fine dell\u2019embargo.<\/p>\n<p>L\u2019opposizione repubblicana fa la voce grossa, ma su entrambi i fronti avr\u00e0 problemi grossi a fare deragliare le iniziative presidenziali.<\/p>\n<p>Obama accetta un compromesso sul bilancio che rinvia il rischio di uno \u2018shutdown\u2019 dell\u2019apparato pubblico federale; colora in rosa l\u2019economia americana 2015\/\u201916 (\u201cLa rinascita \u00e8 una realt\u00e0); gioca in chiave anti-repubblicana il rapporto del Senato sulle torture della Cia nella lotta al terrorismo;  bacchetta sia la Sony che la Corea del Nord nella vicenda del film censurato dopo attacchi hacker; soprattutto, decide il disgelo delle relazioni con Cuba, dopo oltre 50 anni; e, da ultimo, ribadisce che far\u00e0 il possibile per realizzare una delle sue prime promesse elettorali, chiudere Guantanamo, dove restano 132 detenuti \u2018nemici combattenti\u2019.<\/p>\n<p>Insomma, il presidente ha di nuovo l\u2019iniziativa; e \u2018Natale alle Hawaii\u2019 non diventa un cine-panettone per seppellirlo di risate.<\/p>\n<p><b>Cuba, un assist ai repubblicani di Florida<\/b><br \/>La ripresa delle relazioni con Cuba \u00e8, in proiezione delle elezioni presidenziali del 2016, un assist fornito ad alcuni potenziali candidati repubblicani, in particolare a quelli che vengono dalla Florida, lo Stato degli esuli cubani anti-castristi, Jeb Bush e Marco Rubio.<\/p>\n<p>Figlio di presidente e fratello di presidente, Jeb ha subito fatto sapere che si opporr\u00e0 alla svolta nelle relazioni tra Washington e l\u2019Avana. E il senatore Rubio giudica l&#8217;accordo tra Obama e Raul Castro &#8220;inspiegabile&#8221; e dice che cambier\u00e0 idea solo quando Cuba diventer\u00e0 una democrazia.<\/p>\n<p>&#8220;User\u00f2 ogni strumento a nostra disposizione&#8221;, dice Rubio, pronto a ostacolare il finanziamento della futura ambasciata all&#8217;Avana e d\u2019impedire la nomina dell&#8217;ambasciatore.<\/p>\n<p>Nella corsa alla nomination, Rubio, di origini cubane e presto a capo della sottocommissione Esteri per l&#8217;Emisfero occidentale, \u00e8 pi\u00f9 indietro di Bush, ex governatore della Florida e moglie ispanica, che ha recentemente ammesso di riflettere alla candidatura per Usa 2016.<\/p>\n<p>I segnali non mancavano. La resistenza della famiglia &#8211; scriveva la stampa Usa &#8211; si sarebbe allentata, i suoi consiglieri stanno assumendo nuovi collaboratori e \u2013 soprattutto &#8211; lui si \u00e8 dimesso da tutti gli incarichi che ricopriva e ha perso nuotando sette chili in pochi mesi, perch\u00e9 la sua silhouette non ispirava dinamismo presidenziale.<\/p>\n<p>Ma permangono incognite politiche: l\u2019ultimo dei Bush si chiede se possa conquistare la nomination senza fare \u2013troppe- concessioni all\u2019ala pi\u00f9 conservatrice del suo partito e restando il pi\u00f9 possibile fedele alla sua linea, centrista e, quindi, potenzialmente capace di catturare l\u2019elettorato moderato e indeciso. Jeb \u00e8, ad esempio, aperto al compromesso sulla riforma dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p><b>Identikit dei candidati Usa 2016<\/b><br \/>Nel tracciare l\u2019identikit dei candidati alla nomination, bisogna proprio partire dalla loro capacit\u00e0 d\u2019occupare il centro, tenendo al contempo unito e mobilitato il loro partito. Per i repubblicani \u00e8 pi\u00f9 difficile, perch\u00e9 loro sono una galassia di componenti, dove populismo del Tea Party e fondamentalismo degli evangelici hanno una forte capacit\u00e0 di mobilitazione, ma anche d\u2019alienazione &#8211; dell\u2019elettorato moderato.<\/p>\n<p>Un altro fattore \u00e8 che gli Stati Uniti si sono stancati d\u2019un comandante in capo che tentenna pi\u00f9 di quanto non decida. Nonostante la metamorfosi d\u2019Obama, i democratici prenderanno sempre pi\u00f9 le distanze dalla Casa Bianca nella corsa 2016.<\/p>\n<p>I candidati potrebbero avere nomi antichi, se dovessero essere, com\u2019\u00e8 possibile, Hillary Rodham Clinton, ex first lady, ex senatrice dello Stato di New York, ex segretario di Stato, ma soprattutto candidata alla nomination democratica battuta nel 2008 da Obama; e appunto Jeb Bush, il \u2018cocco di famiglia\u2019 destinato alla Casa Bianca da pap\u00e0 George, ma che nel 2000 si fece bruciare dal fratellone su cui nessuno in casa scommetteva un cent.<\/p>\n<p>Bush e Rubio a parte, i repubblicani sono alla ricerca d\u2019un leader: l\u2019usato &#8211; pi\u00f9 o meno &#8211; sicuro conservatore se ne sta per ora al coperto. <\/p>\n<p>Chris Christie, governatore del New Jersey, Ted Cruz, senatore del Texas, Mike Huckabee, ex governatore dell\u2019Arkansas, Sarah Palin, candidata vice-presidente 2008, Rick Perry, ex governatore del Texas, Mitt Romney, candidato presidente 2012, Paul Ryan, candidato vice-presidente 2012, Rick Santorum, ex senatore della Pennsylvania, giocano a nascondino e hanno tutti scheletri nell\u2019armadio.<\/p>\n<p>Si espone di pi\u00f9, confermando che negli Usa la politica \u00e8 anche un affare di famiglia, \u2018Rand\u2019 Paul, senatore del Kentucky, un \u2018conservatore costituzionale\u2019, figlio del deputato repubblicano del Texas Ron Paul, un libertario che nel 2012 fu l\u2019ultimo ad arrendersi alla nomination di Romney.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi fioccheranno nomi nuovi. Ai repubblicani, manca una donna credibile. Dubito che possa esserlo Shelley Moore Capito, neo-senatrice della West Virginia, un colonnello che, quand\u2019era ragazza, scuoiava il maiale.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per i repubblicani statunitensi, sembrava spianata la via della Casa Bianca dopo la larga vittoria del 4 novembre nelle elezioni di Mid-term. 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