{"id":29380,"date":"2015-01-19T00:00:00","date_gmt":"2015-01-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/commissione-piu-sensibile-alla-flessibilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:19","slug":"commissione-piu-sensibile-alla-flessibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/01\/commissione-piu-sensibile-alla-flessibilita\/","title":{"rendered":"Commissione pi\u00f9 sensibile alla flessibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Novit\u00e0 importanti in materia di attuazione degli strumenti di controllo dei bilanci nazionali, contenuti nel Patto di stabilit\u00e0 e crescita. A presentarle \u00e8 stata, il 13 gennaio, la Commissione europea.<\/p>\n<p>La Comunicazione, come chiarito con evidente insistenza dalla Commissione, non intende modificare la normativa vigente, ma semplicemente introdurre dei criteri interpretativi che consentano una maggiore flessibilit\u00e0 nelle regole che presiedono ai controlli su deficit e debiti pubblici, tenendo conto in particolare di tre obiettivi:<br \/>\n1) l\u2019esigenza di non penalizzare alcune categorie di investimenti pubblici;<br \/>\n2) l\u2019opportunit\u00e0 di incentivare le riforme strutturali;<br \/>\n3) la necessit\u00e0 di valutare in maniera pi\u00f9 accurata le condizioni del ciclo economico.<\/p>\n<p><b>Investimenti pubblici e riforme strutturali<\/b><br \/>\nPer quanto riguarda gli investimenti pubblici, \u00e8 prevista la possibilit\u00e0 di un parziale esonero dal calcolo del deficit (in effetti consentendo temporanee deviazioni dalla traiettoria di riduzione del deficit) per:<br \/>\n1) i contributi degli stati membri al Fondo europeo per gli investimenti strategici, Efsi ;<br \/>\n2) i co-finanziamenti nazionali a singoli progetti finanziati dall\u2019Efsi;<br \/>\n3) i co-finanziamenti nazionali per i progetti finanziati dai fondi strutturale europei.<\/p>\n<p>Spostandosi alle riforme strutturali, si propone una apposita clausola che consente ugualmente una temporanea deviazione dall\u2019obiettivo di riduzione del deficit per quei paesi che si impegnano nell\u2019attuazione di riforme strutturali particolarmente significative, destinate ad avere un impatto verificabile e monitorabile sulla crescita e sulle finanze pubbliche.<\/p>\n<p>Infine per quanto riguarda l\u2019obiettivo di una presa in considerazione delle condizioni del ciclo, la Comunicazione propone una \u201cmatrice\u201d che consentir\u00e0 alla Commissione di modulare la richiesta di riduzione del deficit strutturale, correlando la dimensione di tale riduzione all\u2019andamento del ciclo nel paese interessato, cos\u00ec da consentire di chiedere riduzioni del deficit strutturale pi\u00f9 significative &#8211; in presenza di una congiuntura economica positiva &#8211; e progressivamente meno significative in presenza di condizioni di recessione o bassa crescita.<\/p>\n<p><b>Nuove clausole di flessibilit\u00e0<\/b><br \/>\nCon l\u2019evidente obiettivo di respingere eventuali critiche che potrebbero venire dai sostenitori pi\u00f9 radicali del rigore di bilancio, la Commissione si \u00e8 premurata di dimostrare che ognuna di questa clausole \u00e8 consentita dal dispositivo del Patto attualmente in vigore. Le nuove clausole interpretative si collocano in un contesto di diritto costante e di regole in teoria inalterate.<\/p>\n<p>La Comunicazione contiene numerose precisazioni che definiscono le condizioni di applicabilit\u00e0 delle clausole di flessibilit\u00e0.<\/p>\n<p>A seconda che si tratti di paesi che si trovano nella parte preventiva o nella parte correttiva del Patto, la Comunicazione introduce una importante distinzione dell\u2019applicazione delle clausole. Sono precisazioni e distinzioni che in varia misura circoscrivono gli effetti delle innovazioni introdotte dalla Commissione.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle complessit\u00e0 interpretative e dei vari tecnicismi, la Comunicazione segna una significativa soluzione di continuit\u00e0 rispetto al passato.<\/p>\n<p>Essa infatti codifica (a uso esclusivo della Commissione che non dovr\u00e0 sottoporre questi criteri al giudizio degli Stati membri), nuovi criteri destinati a regolamentare il ricorso a quella flessibilit\u00e0 che era invocata da molte parti; introduce una maggiore discrezionalit\u00e0 nella applicazione del Patto di stabilit\u00e0 e sottrae l\u2019attuazione di quest\u2019ultimo all\u2019arbitrio di negoziati pi\u00f9 o meno sotterranei fra Commissione e stati membri.<\/p>\n<p><b>Attuazione pi\u00f9 intelligente del patto di stabilit\u00e0<\/b><br \/>\nSicuramente qualcuno giudicher\u00e0 queste proposte ancora troppo timide e insufficienti. Altri considereranno che nei fatti tradiscono lo spirito delle recenti riforme del Patto di stabilit\u00e0 (che avevano appesantito le regole e i vincoli sui bilanci nazionali).<\/p>\n<p>Personalmente ritengo che, date le circostanze (che sicuramente non consentono una revisione pi\u00f9 drastica delle regole vigenti) queste idee siano un utile passo avanti verso una attuazione pi\u00f9 intelligente del Patto di stabilit\u00e0; e verso una interpretazione e attuazione dei processi di aggiustamento fiscale pi\u00f9 coerente con la realt\u00e0 di una economia europea che ancora stenta a riprendersi.<\/p>\n<p>Pur costituendo un\u2019apertura concettuale non indifferente, la clausola sugli investimenti \u00e8 forse quella meno significativa. Non solo \u00e8 circoscritta (siamo ben lungi dalla \u201c<i>golden rule<\/i>\u201d invocata da molti soprattutto in Italia), ma \u00e8 anche di limitato utilizzo.<\/p>\n<p>In una certa misura \u00e8 gi\u00e0 stata anticipata da precedenti comunicazioni della Commissione. La clausola sulle condizioni del ciclo, per quanto possa apparire come una applicazione di un elementare criterio di buon senso, era per\u00f2 tutt\u2019altro che scontata fino a qualche settimana fa.<\/p>\n<p>Costituisce la novit\u00e0 di maggiore impatto anche immediato (lo si dovrebbe verificare entro marzo quando la Commissione esaminer\u00e0 le leggi di bilancio dei Paesi membri cos\u00ec come approvate dai rispettivi parlamenti).<\/p>\n<p>E infine la clausola sulle riforme strutturali (la pi\u00f9 importante, ma anche la pi\u00f9 difficile di attuare) corrisponde a quell\u2019obiettivo, da tutti condiviso, di collegare politiche di bilancio e politiche di riforma, incentivando le riforme con la flessibilit\u00e0, secondo quel \u201c<i>trade off<\/i>\u201d che in passato non si era riusciti a realizzare con lo strumento dei \u201c<i>contractual arrangements<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Giudizio quindi positivo, anche se c\u2019\u00e8 da chiedersi se tutto questo sar\u00e0 sufficiente. La risposta \u00e8 negativa. Non saranno queste modeste aperture in tema di flessibilit\u00e0, da sole, a fare la differenza. Sono per\u00f2 idee che si muovono nella giusta direzione, che testimoniano una diversa sensibilit\u00e0 della nuova Commissione.<\/p>\n<p>Parte del merito va anche al ruolo svolto dal governo italiano che, sfruttando anche il semestre di Presidenza, aveva collocato questo obiettivo tra le sue priorit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Novit\u00e0 importanti in materia di attuazione degli strumenti di controllo dei bilanci nazionali, contenuti nel Patto di stabilit\u00e0 e crescita. A presentarle \u00e8 stata, il 13 gennaio, la Commissione europea. 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