{"id":29450,"date":"2015-01-25T00:00:00","date_gmt":"2015-01-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/trattare-sempre-pagare-forse\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:17","slug":"trattare-sempre-pagare-forse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/01\/trattare-sempre-pagare-forse\/","title":{"rendered":"Trattare sempre, pagare forse"},"content":{"rendered":"<p>Da una parte il fronte dei fautori della linea dura, dall\u2019altra quello che legittima la trattativa e il pagamento di un riscatto. Questi gli schieramenti che si confrontano nel dibattito pubblico sul pagamento o meno dei riscatti, tornato in auge dopo il rilascio di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo.<\/p>\n<p>Evidentemente, limitarsi a posizioni &#8220;ideologiche&#8221; o di principio impedisce una discussione costruttiva sull\u2019argomento. Introdurre qualche elemento e sfumatura in pi\u00f9 pu\u00f2 aiutare.<\/p>\n<p><b>Riscatti come incentivi al terrorismo<\/b><br \/>La motivazione principale a sostegno della linea dura \u00e8 che a) s\u2019incentiva i sequestratori a rapire altre persone e b) si finanzia il terrorismo. <\/p>\n<p>Allora per quale motivo i sequestratori dello pseudo \u201cstato islamico\u201d, pur conoscendo la politica intransigente di Londra e Washington introdotta dopo l\u201911 settembre, sono andati a cercare, catturare e decapitare ostaggi inglesi e statunitensi? <\/p>\n<p>I paesi che sentono il dovere morale, per ragioni costituzionali o meno, di proteggere fino in fondo i propri cittadini in zone di guerra, sanno che questa posizione pu\u00f2 portare a compromessi. Sanno anche per\u00f2 che il problema non si pone pi\u00f9 in termini di una valigetta piena di soldi solamente.<\/p>\n<p>Con lo \u201cstato islamico\u201d, gi\u00e0 ricco grazie a una pluralit\u00e0 di fonti di finanziamento, c\u2019\u00e8 stato un \u201csalto di qualit\u00e0\u201d e un cambio di direzione, con gli ostaggi usati pi\u00f9 che altro con finalit\u00e0 politico-mediatiche: si vedano  i casi di Steven Sotloff, David Haines, Alan Henning e Peter Kassig, ma anche quello di Herv\u00e9 Gourdel, l\u2019escursionista francese decapitato in Algeria lo scorso autunno prima ancora di poter intavolare qualsiasi trattativa perch\u00e9 in realt\u00e0 serviva ad un gruppo locale per accreditarsi come alleato del Califfato.<\/p>\n<p><b>Importanza della trattativa<\/b><br \/>Il primo aspetto funesto della linea dura, quindi, \u00e8 che presuppone la morte dell\u2019ostaggio. E poich\u00e9 l\u2019opinione pubblica dei paesi intransigenti \u00e8 stata abituata dai propri governi a non aspettarsi altro, perch\u00e9 sforzarsi per salvarlo? <\/p>\n<p>La scelta della Gran Bretagna e degli Usa significa questo innanzitutto: aver svalutato la \u201ctrattativa\u201d come strumento preventivo ed essersi quindi amputati negli anni di una rete di contatti e d\u2019<i>intelligence<\/i> &#8211; creando quello che gli esperti chiamano \u201csystemic gaps\u201d &#8211; al punto da doversi appoggiare, in certe aree, a quelle di altri paesi.<\/p>\n<p>Qualsiasi interlocutore o intermediario \u00e8 per loro \u201cun terrorista e noi non parliamo con i terroristi\u201d, salvo decidere come ritorsione di andare a bombardare a tappeto ed essere cos\u00ec trascinati nell\u2019ennesima guerra dove la conta dei morti \u00e8 ben superiore.<\/p>\n<p><b>Ipocrisia della linea dura<\/b><br \/>Come segnalato dallo scrittore franco-americano Jonathan Littell (Repubblica, 26\/11\/2014), la linea dura \u00e8 anche venata di notevole ipocrisia. <\/p>\n<p>I suoi fautori sono ricorsi in questi anni sia allo scambio di prigionieri (per gli Usa si vedano i cinque Talebani di alto profilo in cambio di un soldato e altri casi analoghi), sia alle triangolazioni (si pensi al ruolo giocato dall\u2019oligarca russo Boris Berezovskij per la liberazione di due operatori umanitari inglesi in Cecenia in cambio dell\u2019asilo politico in Gran Bretagna o a quello del Qatar che allent\u00f2 i cordoni della borsa per il rilascio dell\u2019ostaggio americano Peter Theo Curtis).<\/p>\n<p>Per complicare le cose, gruppi armati di piccole dimensioni catturano chiunque capiti sotto mano, frutto pi\u00f9 di occasione che di pianificazione. Solo in un secondo tempo cercano di capire che cosa farsene.<\/p>\n<p>In tali casi, decidere a priori di non trattare \u00e8 poco lungimirante, quasi folle: questo deve dipendere solo dal contesto, dagli interlocutori e soprattutto dalla credibilit\u00e0 del mediatore.<\/p>\n<p>   Forse \u00e8 venuto il momento per statunitensi e inglesi di rivedere la loro linea dura, &#8211; dura poi solo fino a un certo punto- e dagli esiti contraddittori.<\/p>\n<p>Per gli altri invece, quelli che pagano, \u00e8 giunta l\u2019ora di mettere al bando ogni ambiguit\u00e0 e ammetterlo, anzi rivendicarlo, apertamente. In fondo, il vero rischio della linea morbida \u00e8 di pagare un riscatto e non avere l\u2019ostaggio in cambio. Questo s\u00ec che sarebbe da considerare un fallimento.<\/p>\n<p> . <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da una parte il fronte dei fautori della linea dura, dall\u2019altra quello che legittima la trattativa e il pagamento di un riscatto. 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