{"id":29530,"date":"2015-02-02T00:00:00","date_gmt":"2015-02-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gentiloni-e-il-nuovo-interventismo-umanitario\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:09","slug":"gentiloni-e-il-nuovo-interventismo-umanitario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/gentiloni-e-il-nuovo-interventismo-umanitario\/","title":{"rendered":"Gentiloni e il nuovo interventismo umanitario"},"content":{"rendered":"<p>Quanto lontano e con quali mezzi militari \u00e8 lecito e opportuno spingersi per contribuire alla guerra globale contro il terrore? Questo \u00e8 uno degli interrogativi sollevati dalla recente escalation di violenza provocata dal terrorismo di matrice islamica e jihadista.<\/p>\n<p>Traendo le giuste lezioni dagli interventi militari e i fallimenti del peacekeeping negli ultimi dieci anni, l\u2019Italia pu\u00f2 contribuire a sviluppare un nuovo tipo di inteventismo. <\/p>\n<p>Esso deve essere volto a evitare il proliferale di stati falliti e canaglia nel lungo periodo, allargando l\u2019orizzonte strategico e sviluppando una logica  comprensiva di intervento. <\/p>\n<p>Tale strategia deve andare oltre i limiti del non intervento sul terreno semplificato nello slogan \u00abno boots on the ground\u00bb, affrontando in maniera efficace le conseguenze post-intervento, in particolare il cambio di regime ove esso si verifichi. L\u2019interventismo deve evitare, non creare, destabilizzazione come accaduto in Iraq e in Libia. <\/p>\n<p><b>Europa divisa tra legittimazione unilaterale e multilaterale<\/b><br \/>A fronte dei maggiori conflitti e delle crisi umanitarie degli ultimi dieci anni, l\u2019Europa si \u00e8 divisa fra stati propensi a intervenire in prima linea e unilateralmente (Francia e Regno Unito) e paesi, come la Germania, che hanno avuto un atteggiamento pi\u00f9 prudente, inquadrato in una cornice di legittimazione multilaterale (Onu) e con un contributo militare limitato. <\/p>\n<p>Queste divergenze hanno impedito all\u2019Unione europea di sviluppare una capacit\u00e0 d\u2019azione nei teatri di crisi, lasciando ampio margine di manovra alle \u00abcoalizioni dei volenterosi\u00bb. <\/p>\n<p>L\u2019Italia ha assunto una posizione mediana. A partire dall\u2019intervento Nato in Jugoslavia, il nostro paese ha avuto spesso un ruolo di primo piano nella gestione delle crisi, come dimostra la nostra presenza nella missione Unifil (Libano) e Kfor (Kosovo). <\/p>\n<p>Non senza andare, in alcuni casi, contro l\u2019opinione pubblica (Iraq 2003). D\u2019altra parte, soprattutto negli ultimi anni, l\u2019Italia ha avuto un atteggiamento diverso da quello di Francia e Gran Bretagna, assumendo un pi\u00f9 basso profilo rispetto all\u2019attivismo di Parigi e Londra in Libia, Mali e Siria. <\/p>\n<p><b>La linea interventista di Gentiloni<\/b><br \/>Il Ministro degli esteri Paolo Gentiloni sembra pronto ad aprire una nuova fase interventista della nostra politica estera. \u00abL\u2019impegno per peacekeeping e per i diritti umani \u00e8 uno degli elementi su cui si fonda la politica estera italiana\u00bb, ha dichiarato il Ministro in una recente intervista rilasciata a<i> Il Foglio<\/i>, con riferimenti concreti alla necessit\u00e0 di considerare un contributo italiano pi\u00f9 deciso contro la minaccia posta dall\u2019autoproclamatosi \u00abstato Islamico\u00bb e un possibile ritorno dei nostri militari in Libia. <\/p>\n<p>A seguito degli attacchi di Parigi, Gentiloni ha ribadito che \u00abil non interventismo non risolve i nostri problemi\u00bb e ha confermato la sua linea interventista \u00aba tutto campo\u00bb, seguendo il paradigma della 3D secuity (defence, diplomacy and development). <\/p>\n<p>La posizione della Farnesina \u00e8 tutt\u2019altro che fuori luogo. Un riesame delle caratteristiche della nostra strategia di sicurezza, e quindi degli obiettivi e dei mezzi dell\u2019interventismo umanitario, \u00e8 doveroso per far fronte al crescere della minaccia jihadista e coordinare risposte con i nostri alleati.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte strategico di una tale politica interventista \u00e8 per\u00f2 cruciale, al fine di limitare i rischi ed evitare errori commessi in passato. <\/p>\n<p>I rischi non si limitano solo alla possibilit\u00e0 di fomentare la nascita di cellule terroristiche dentro i nostri confini, gli attacchi verso obiettivi civili o le perdite che potrebbero subire le nostre forze armate in missione. <\/p>\n<p>Nel lungo periodo, interventi mal pianificati possono portare all\u2019emergere di stati falliti, con ripercussioni pi\u00f9 o meno dirette sulla sicurezza nazionale in termini di flussi migratori, crisi energetiche, instabilit\u00e0 a livello regionali nel vicinato meridionale, come ci sta mostrando il caso libico. <\/p>\n<p>La Libia \u00e8 infatti un chiaro esempio di come un\u2019operazione relativamente breve e apparentemente efficace possa condurre uno stato al fallimento e al caos tribale, se non inserita in una strategia di pi\u00f9 lungo respiro che includa misure non militari. <\/p>\n<p>Vi \u00e8 ormai largo consenso sul fatto che gli errori commessi in Libia non si debbano ripetere in circostanze future, ad esempio in Siria. Ci\u00f2 implica una revisione del concetto di interventismo che includa misure inclusive ed integrative, secondo la logica europea del \u201dcomprehensive approach\u201d. <\/p>\n<p><b>Parlamento e politica estera <\/b><br \/>In altre parole, sia benvenuta una nuova stagione interventista della politica estera italiana, a condizione che lo strumento militare sia inteso a sostegno di una strategia pi\u00f9 ampia di peace and state-building, che includa mezzi civili, riforma del sistema di sicurezza e dello stato di diritto.<\/p>\n<p>I due ingredienti per sviluppare tale strategia sono consenso fra partiti politici e risorse economiche adeguate. <\/p>\n<p>Il nostro Parlamento dovrebbe verificare, il prima possibile, l\u2019esistenza di tale consenso e la disponibilit\u00e0 delle risorse economiche, anche considerato il quadro di crisi economica. Con questi due ingredienti, l\u2019interventismo all\u2019italiana pu\u00f2 andare molto lontano e contribuire a un sistema internazionale pi\u00f9 pacifico. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto lontano e con quali mezzi militari \u00e8 lecito e opportuno spingersi per contribuire alla guerra globale contro il terrore? Questo \u00e8 uno degli interrogativi sollevati dalla recente escalation di violenza provocata dal terrorismo di matrice islamica e jihadista. 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