{"id":29600,"date":"2015-02-10T00:00:00","date_gmt":"2015-02-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-normalita-delleconomia-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:07","slug":"la-nuova-normalita-delleconomia-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/la-nuova-normalita-delleconomia-cinese\/","title":{"rendered":"La nuova normalit\u00e0 dell\u2019economia cinese"},"content":{"rendered":"<p>La \u201cnuova normalit\u00e0\u201d dell\u2019economia cinese scuote un po\u2019 Pechino, ma continua a fare invidia ai paesi di tutto il mondo. La crescita attuale \u00e8 \u201csolo\u201d al 7,4%, il dato \u00e8 il pi\u00f9 basso dal 1990, quando la Cina crebbe al 3,8% a causa delle sanzioni imposte dopo i fatti di Piazza Tiananmen.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 anche la prima volta dal 1998 (i dati sono pubblici solo dal 1995) che la crescita cinese \u00e8 inferiore al target fissato dal governo che, per il 2014, era del 7,5%. La crescita ha totalizzato 63,64 trilioni di yuan (10,26 trilioni di dollari) che non permettono alla Cina il soprasso sugli Stati Uniti come pronosticato, lasciando il paese del dragone al secondo posto tra le migliori economie al mondo.<\/p>\n<p><b>La crescita cinese rallenta<\/b><br \/>\u00c8 comunque la prima volta che la Cina supera i 10 trilioni e le sono serviti 14 anni mentre agli Usa 30 per raggiungere il risultato nel 2001.<\/p>\n<p>Nonostante il record a 10 trilioni, il reddito pro-capite cinese \u00e8 rimasto basso, intorno al novantesimo posto nel mondo, con 200 milioni di cinesi che vivono sotto la soglia di povert\u00e0. La riduzione della crescita ha portato anche le province cinesi a ridurre i loro target, alcuni anche di 5 punti, riportando tutto ad una situazione pi\u00f9 normale.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 cinesi si sono affrettate a parlare di una \u201cnuova normalit\u00e0\u201d della loro economia, dopo una crescita che ha superato il 10% dal 2000 al 2012, quando poi \u00e8 stata registrato un Pil al 7,7% mantenuto anche nel 2013.<\/p>\n<p>E le previsioni non sono rosee: secondo il Fondo monetario internazionale, la Cina dovrebbe crescere del 6,8% (-0,3 punti) nel 2015 e nel 2016 del 6,3% (-0,5 punti). L\u2019annuncio della normalit\u00e0 serve anche a calmierare posizioni e preoccupazioni: in primis quella della ricaduta occupazionale, temuta non poco da Pechino, ma anche quella del debito pubblico.<\/p>\n<p><b>Mercato immobiliare e dell\u2019acciaio in calo<\/b><br \/>Le cause del rallentamento della crescita cinese derivano in primo luogo da un cambiamento della stessa da un sistema basato sulle esportazioni dovute ai bassi prezzi di produzione, a un sistema basato sul consumo interno. <\/p>\n<p>Il mercato immobiliare \u00e8 in calo. Si tratta di uno dei fattori pi\u00f9 importanti dell\u2019economia cinese, nel quale gli investimenti l\u2019anno scorso sono cresciuti del 10,5%, molto al di sotto del 9,8% di crescita del 2013. Ora le vendite sono in calo del 7,6% e con l\u2019aumento dello spazio non venduto del 26,1%.<\/p>\n<p>Il calo dell\u2019immobiliare porta quello dell\u2019acciaio: anche se la produzione ha raggiunto il record di 822,7 milioni di tonnellate l\u2019anno scorso (circa la met\u00e0 della produzione globale) la crescita \u00e8 stata solo dello 0,9%, il dato pi\u00f9 basso dal 1981.<\/p>\n<p>Nel 2014, sono calati gli investimenti in infrastrutture, scesi a un tasso di crescita del 15,7%, contro un aumento su base annua del 19,6% nel 2013. <\/p>\n<p>I dati diffusi dall\u2019istituto nazionale di statistica hanno dimostrato una ripresa dell\u2019economia cinese nell\u2019ultima parte dell\u2019anno, con buoni segnali da vendite al dettaglio e la produzione industriale: la stessa ha registrato un calo rispetto al 2013, all\u20198,3% su base annua, in calo rispetto al 9,7% del 2013.<\/p>\n<p><b>Taglio dei tassi di interesse<\/b><br \/>Le autorit\u00e0 erano gi\u00e0 preoccupate, non a caso a novembre hanno deciso di tagliare i tassi di interesse. Difficile che, come fatto nel 2008, butteranno soldi nel sistema, perch\u00e9 aumenterebbero gi\u00e0 il notevole debito (240% del Pil), ma continueranno a cercare di stimolare la domanda interna cercando sempre pi\u00f9 di lasciare un modello industriale pesante verso uno pi\u00f9 efficiente aumentando i consumi interni.<\/p>\n<p>Il nuovo anno non \u00e8 cominciato sotto il buon auspicio. L\u2019attivit\u00e0 manifatturiera ha rallentato il suo corso, con il dato pi\u00f9 basso dall\u2019ottobre 2012 a 49,8, sotto di 0,3 rispetto a dicembre. Un dato superiore al 50 indica espansione, mentre al di sotto indica contrazione. Stessa performance anche per i servizi, che comunque si mantengono nella zona di crescita.<\/p>\n<p><b>Liquidit\u00e0 e bolle speculative<\/b><br \/>Il pericolo \u00e8 soprattutto la liquidit\u00e0. Le province sono gravemente indebitate sin dal 2008 e si cerca di trovare un metodo per favorire le aziende. La Banca centrale cinese ha deciso di tagliare il coefficiente della riserva obbligatoria delle banche di 50 punti base proprio per dare pi\u00f9 liquidit\u00e0 a sostegno delle imprese.<\/p>\n<p>La banca centrale ha anche deciso di ridurre di ulteriori 50 punti per alcune banche commerciali, impegnate soprattutto verso alcuni settori strategici come l\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>Si temono per\u00f2 bolle speculative. A provocarle potrebbero essere denaro non reale immesso nel mercato (si sta allargando lo scandalo di banche false e di sistemi finanziari malati) e un innalzamento dell\u2019inflazione che rende il potere di acquisto basso.<\/p>\n<p>Il dragone, ha bisogno di riforme strutturali importanti per normalizzare la sua economia. Si sta cercando di migliorare soprattutto l\u2019accesso al mercato. Dopo alcune sperimentazioni di innovazioni economiche e finanziarie nell\u2019area di libero scambio di Shanghai (aperta a settembre 2013), le autorit\u00e0 hanno ora deciso di estendere queste novit\u00e0 a tutto il paese.<\/p>\n<p>Il governo ha ben chiaro che senza riforme strutturali l\u2019economia cinese avr\u00e0 sempre una parte malata, ma non pu\u00f2 riformare di colpo. I tempi cinesi sono lunghi.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cnuova normalit\u00e0\u201d dell\u2019economia cinese scuote un po\u2019 Pechino, ma continua a fare invidia ai paesi di tutto il mondo. La crescita attuale \u00e8 \u201csolo\u201d al 7,4%, il dato \u00e8 il pi\u00f9 basso dal 1990, quando la Cina crebbe al 3,8% a causa delle sanzioni imposte dopo i fatti di Piazza Tiananmen. 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