{"id":29610,"date":"2015-02-11T00:00:00","date_gmt":"2015-02-10T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/o-per-paura-o-per-speranza-di-guadagno-oppure-per-onore\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:06","slug":"o-per-paura-o-per-speranza-di-guadagno-oppure-per-onore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/o-per-paura-o-per-speranza-di-guadagno-oppure-per-onore\/","title":{"rendered":"O per paura, o per speranza di guadagno, oppure per onore"},"content":{"rendered":"<p>Problemi con la Russia? Noi italiani certamente non ne abbiamo. Si tratta di un paese cui ci legavano relazioni commerciali particolarmente forti, da cui in buona parte dipendevamo per le forniture di gas e che per decenni era stato un forte riferimento ideologico per circa un terzo della nostra popolazione. <\/p>\n<p><b>Storie diverse e percezioni diverse<\/b><br \/>Inoltre, bench\u00e9 la sua flotta sia gi\u00e0 presente in acque mediterranee, e che tale presenza appaia destinata a crescere nel prossimo futuro, la Russia rimane un paese lontano dall&#8217;Italia: gi\u00e0 in tempi di guerra fredda faticavamo ad immaginarcela come un pericolo costantemente incombente. Figuriamoci adesso, ad una generazione circa di distanza da quel conflitto mai combattuto!<\/p>\n<p>In un orizzonte pi\u00f9 vasto, la Russia appare come la naturale candidata ad un rapporto pi\u00f9 stretto con l&#8217;Unione europea (Ue), cos\u00ec da sfruttare al meglio la loro complementarit\u00e0. Si tratterebbe, oltretutto, di un ruolo per cui la Russia rimane l&#8217;ultima possibile candidata dopo che la progressiva islamizzazione rischia di fare della Turchia un partner non credibile.<\/p>\n<p>Quanto detto per l&#8217;Italia \u00e8 certamente valido, per buona parte dei paesi dell&#8217;Unione, almeno di quelli che Donald Rumsfeld, negli anni di G:W.Bush, accorpava nella \u201cvecchia Europa&#8221;. <\/p>\n<p>Il discorso si fa invece molto diverso , allorch\u00e9 si passa alla &#8220;nuova Europa&#8221;, vale a dire agli Stati rimasti prigionieri dell&#8217;Urss per circa un cinquantennio ed a quelli che, come i baltici, erano stati addirittura inseriti nell&#8217;Unione Sovietica. <br<<br \/>L\u00ec i problemi con la Russia sono particolarmente gravi, coinvolgendo sentimenti importanti quali la paura e l&#8217;odio. Paura per un possibile ritorno russo, temuto con tale intensit\u00e0 da generare reazioni cos\u00ec negative che potrebbero, nel tempo, trasformare quello che per ora \u00e8 soltanto un incubo in una &#8220;self fullfilling prophecy&#8221;.<\/p>\n<p>Odio tanto intenso da motivare, come avviene in Lettonia ed Estonia, leggi che trasformano le minoranze russofone in cittadini di seconda categoria, cos\u00ec da impedire la formazione di una \u201cpartito russo\u201d legittimo che potrebbe minacciare l\u2019indipendenza.<\/p>\n<p><b>Europa a guida tedesca o americana?<\/b><br \/>La Germania ha con la Russia lo stesso tipo di fruttuosi rapporti economici e pericolosa dipendenza energetica che caratterizza l&#8217;Italia, ma in pi\u00f9 appare indecisa ad assumere quel ruolo di leadership europea cui molti fattori sembrano inesorabilmente destinarla.<\/p>\n<p>Un ruolo che comporta privilegi e vantaggi ma che \u00e8 nel contempo ricolmo di oneri e di rischi. Primi fra tutti, nel caso in oggetto, quello di riuscire a rendere pi\u00f9 razionale il comportamento della &#8220;nuova Europa&#8221;, agendo in maniera tale da mitigare il suo odio verso la Russia e da porre un freno alle sue esagerate paure.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, \u00e8 chiaro come una oculata prudenza dovrebbe essere d&#8217;obbligo ogni volta che l&#8217;Ue tratta con la Russia su temi che almeno una delle parti, se non tutte e due, considerano come particolarmente delicati.<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;Ucraina invece \u00e8 avvenuto tutto il contrario nonostante che quanto era successo in Georgia alcuni anni fa avrebbe dovuto farci comprendere come la Russia assolutamente non tollerasse intromissioni che considera pericolose per la propria sicurezza nell&#8217;area che valuta come il suo &#8220;near abroad&#8221;.<\/p>\n<p><b>Ucraina al confine tra Washington e Mosca<\/b><br \/>Perch\u00e9 dunque aver scelto un comportamento tra l\u2019assurdo e il suicida? Da quando sono divenuti la superpotenza per antonomasia, gli Usa tendono a considerare per molti aspetti anche se stessi come un paese europeo. O forse, meglio, tendono a considerare l&#8217;Europa come una loro esclusiva riserva di caccia, un pochino come il loro &#8220;near abroad&#8221;.<\/p>\n<p>Probabilmente non hanno torto, visto che l&#8217;unica cosa che potrebbe mettere in forse a breve scadenza il primato americano nel mondo sarebbe proprio la separazione degli Usa dalla Ue, l&#8217;unico alleato con cui essi condividono oltre a momentanei interessi anche valori permanenti.<\/p>\n<p>La crisi ucraina non \u00e8 di conseguenza solo una crisi fra Ue e Russia ma anche, pi\u00f9 e prima di questa, una crisi scoppiata per definire con chiarezza ove finisca il &#8220;near abroad&#8221; russo ed inizi quello americano.<\/p>\n<p>Ogni ipotesi di soluzione rischia cos\u00ec di decadere, o di non essere addirittura presa in considerazione, se non \u00e8 gradita in partenza a tutti e tre i protagonisti. Oltretutto in questo momento, mentre \u00e8 nell&#8217;interesse dell&#8217; Europa, e forse anche della Russia, chiudere il pericoloso contenzioso quanto prima possibile, l&#8217;interesse dell&#8217;America sembra invece essere quello di prolungarlo.<\/p>\n<p> Oltre a ricompattare i vecchi legami fra gli Stati europei e gli Usa la tensione ha infatti ridato una ragion d&#8217;essere alla Nato, ha affondato definitivamente il progetto del gasdotto Southstream che avrebbe consentito al gas russo di aggirare il ricatto ucraino, ha evidenziato a tutti gli stati europei come la Germania non sia ancora n\u00e9 pronta n\u00e9 disposta a sostituirsi agli Stati Uniti quale leader di riferimento e sta rilanciando quel progetto della cintura di missili anti missile schierati in Europa cui gli americani, pur accantonandolo, non avevano mai completamente rinunciato.<\/p>\n<p>Il permanere del contenzioso infine rende utopica l&#8217;ipotesi dell&#8217;accordo fra Ue e Russia di cui si \u00e8 gi\u00e0 fatto cenno e che avrebbe permesso la nascita di una entit\u00e0 capace di insidiare nel tempo il primato americano nel mondo, un ruolo che per ora rimane riservato unicamente alla Cina.<\/p>\n<p><b>Pace senza onore, o onore senza pace?<\/b><br \/>Non ci resta quindi che sperare che la consapevolezza del rischio immanente convinca tutti che \u00e8 giunto il momento di recedere dalle prese di posizione pi\u00f9 dure per elaborare un compromesso che consenta a ciascuno di salvare la faccia.<\/p>\n<p>Un punto, quest&#8217;ultimo, estremamente importante. Putin accusa l&#8217;Occidente di avere umiliato per anni l&#8217;orgoglio russo. Il Presidente Obama promette ai cadetti di West Point che non permetter\u00e0 a nessuno di trasformare gli Stati Uniti nella seconda potenza del mondo. Gli stessi Stati europei oppongono resistenza ad una maggiore integrazione, malgrado evidenti vantaggi, per non rinnegare almeno in parte una storia nazionale gloriosa.<\/p>\n<p>Sono tutti fatti che evidenziano quanto sia forte l&#8217;orgoglio dei protagonisti coinvolti in questa vicenda e quanto essi tengano a salvaguardare ci\u00f2 che considerano come il proprio onore.<\/p>\n<p>Tucidide, nel parlare delle guerre, precisa come esse scoppino &#8220;o per paura, o per speranza di guadagno oppure per onore&#8221;. <\/p>\n<p>Nel pasticciaccio ucraino paura ed interessi, cio\u00e8 speranza di guadagno, giocano gi\u00e0 un ruolo molto forte. Se trasformassimo poi questo conflitto anche in una questione d&#8217;onore la misura sarebbe colma ed il volano che abbiamo da tempo avviato potrebbe rivelarsi inarrestabile.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Problemi con la Russia? Noi italiani certamente non ne abbiamo. Si tratta di un paese cui ci legavano relazioni commerciali particolarmente forti, da cui in buona parte dipendevamo per le forniture di gas e che per decenni era stato un forte riferimento ideologico per circa un terzo della nostra popolazione. 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