{"id":29620,"date":"2015-02-12T00:00:00","date_gmt":"2015-02-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/intervento-in-libia-i-pro-e-i-contro\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:06","slug":"intervento-in-libia-i-pro-e-i-contro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/intervento-in-libia-i-pro-e-i-contro\/","title":{"rendered":"Intervento in Libia, i pro e i contro"},"content":{"rendered":"<p>La Libia si trova ormai da tempo in una situazione di anarchia. \u00c8 quello che in diritto internazionale viene qualificato come uno stato fallito (<i>failed state<\/i>). Il governo di Tobruk, che \u00e8 generalmente riconosciuto come il governo legittimo dalla comunit\u00e0 internazionale, controlla ben poco. <\/p>\n<p>Le milizie la fanno da padrone, ingenerando insicurezza negli operatori stranieri, tanto che la produzione di petrolio \u00e8 calata vertiginosamente. Vendite illegali di petrolio e traffici di armi aggravano la situazione, divenuta ancora pi\u00f9 pericolosa con la proclamazione di un califfato islamico a Derna. <\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 il rischio di una nuova Somalia a due passi dalle nostre coste, con tutto quello che ne pu\u00f2 seguire per la minaccia terroristica. Il paventato dissolvimento della Libia con la nascita di due o pi\u00f9 stati indipendenti non si \u00e8 finora realizzato poich\u00e9 le trib\u00f9 e le bande armate non sono riuscite a organizzarsi in un modello statale, almeno secondo i canoni classici della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p><b>Eubam e Unsmil<\/b><br \/>I rimedi tentati dalle istituzioni internazionali non hanno finora avuto successo. A parte l\u2019<i>European Union Border Assistance Mission<\/i> (Eubam), missione civile dell\u2019Unione europea (Ue), le speranze maggiori sono riposte nell\u2019opera delle Nazioni unite che agiscono mediante l\u2019<i>UN Support Mission in Libya<\/i> (Unsmil). Si tratta di una missione non armata, di natura politica, volta a favorire il dialogo tra le varie componenti del mosaico libico che si sono incontrate recentemente a Ginevra.<\/p>\n<p>L\u2019Unsmil, il cui mandato \u00e8 stato pi\u00f9 volte rinnovato dal Consiglio di sicurezza (Cds), opera sotto l\u2019egida del Segretario Generale dell\u2019Onu e del suo rappresentante speciale, Bernardino Leon. Non si tratta quindi di una missione di <i>peace-keeping<\/i> con il dispiegamento di una forza armata sul terreno.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, attraverso le parole del suo Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni e del Vice-Ministro Lapo Pistelli, ha dichiarato il suo appoggio a Leon e si \u00e8 resa disponibile a un intervento militare, ma solo sotto l\u2019egida Onu, escludendo ogni intervento unilaterale.<\/p>\n<p>In questa sede si indicano le opzioni ammissibili sotto il profilo del diritto internazionale e conformi alla nostra Costituzione.<\/p>\n<p><b>Legittima difesa<\/b><br \/>Un attacco missilistico o di un gruppo terroristico provenienti dalla costa libica sul nostro territorio non \u00e8 da escludere. In tal caso l\u2019Italia avrebbe il diritto di reagire in legittima difesa, senza dover chiedere autorizzazione del Cds. <\/p>\n<p>Ormai \u00e8 riconosciuto che la legittima difesa pu\u00f2 essere esercitata non solo nei confronti di uno stato, ma anche di un attore non statale. La reazione potrebbe essere messa in atto dopo che l\u2019attacco armato sia stato sferrato, ma anche nell\u2019imminenza dello stesso, ad es. se fonti di <i>intelligence<\/i> dovessero accertare che i missili puntati verso l\u2019Italia sono pronti a partire. <\/p>\n<p>Gli alleati potrebbero intervenire a fianco dell\u2019Italia, che avrebbe il diritto di invocare l\u2019art. 5 della Nato, ma anche l\u2019art. 47 del Trattato Ue (troppo spesso si dimentica che, secondo tale disposizione, in caso di aggressione i partner europei sono obbligati a fornire all\u2019aggredito aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso).<\/p>\n<p>L\u2019azione in legittima difesa pu\u00f2 durare per tutto il tempo necessario e comportare una presenza armata in territorio libico.<\/p>\n<p><b>Missione di Peace-Enforcement <\/b><br \/>Di regola il <i>peace-enforcement <\/i>richiede l\u2019autorizzazione del Cds. Esso comporterebbe uno stabile dispaccio di una forza multinazionale in territorio libico, con il compito di pacificare il territorio e ricostruirne il tessuto istituzionale. Tale forza potrebbe operare sotto l\u2019egida del Segretario Generale dell\u2019Onu, ma anche sotto comando di uno stato. <\/p>\n<p>L\u2019Italia sarebbe il candidato pi\u00f9 naturale. Si potrebbe per\u00f2 avere anche una missione congiunta Ue-Unione africana. Le difficolt\u00e0 consistono nell\u2019ottenere l\u2019assenso di tutti i membri permanenti del Cds. La Russia, scottata dall\u2019intervento Nato del 2011, difficilmente si pronuncerebbe a favore e quasi sicuramente opporrebbe il veto.<\/p>\n<p><b>Coalizione di volenterosi<\/b><br \/>Si tratterebbe di un\u2019operazione senza cappello Onu e quindi indigeribile per Gentiloni. Entrare in territorio altrui senza il consenso dello stato territoriale e senza l\u2019autorizzazione del Cds \u00e8 illegittimo, anche se vi sono fautori dell\u2019intervento umanitario (tra cui non \u00e8 da annoverare il sottoscritto). <\/p>\n<p>L\u2019ancora di salvataggio (o se si vuole la foglia di fico) potrebbe essere costituita dal Governo di Tobruk, quantunque non si tratti di un governo effettivamente rappresentativo. Come dimostra l\u2019esperienza (Kosovo, Iraq 2003), una risoluzione a posteriori del Cds potrebbe legittimare il fatto compiuto, sempre che Russia (e Cina) non si oppongano).<\/p>\n<p><b>Missione di peace-keeping<\/b><br \/>A differenza del <i>peace-enforcement<\/i>, il <i>peace-keeping<\/i> ha come scopo il mantenimento della pace, senza prendere posizione tra le fazioni in lotta e la forza di pace non \u00e8 autorizzata ad usare la forza, tranne a protezione dei suoi membri. <\/p>\n<p>Forse il <i>peace-keeping <\/i>potrebbe ottenere il consenso (o la non opposizione) della Russia, qualora fosse ancorato a un chiaro mandato. Sennonch\u00e9 la situazione libica richiede l\u2019\u201cimposizione\u201d della pace, non il \u201cmantenimento\u201d di una pace inesistente! Molto dipender\u00e0 dall\u2019iniziativa di Leon e dall\u2019esito delle trattative politiche, al cui successo potrebbe essere condizionato il successivo invio di una forza di <i>peace-keeping<\/i>.<\/p>\n<p><b>Trattato italo-libico del 2008   <\/b><br \/>Un\u2019eventuale azione militare italiana deve fare i conti con il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione del 2008. Esso contiene un paio di disposizioni che ribadiscono il divieto della minaccia e dell\u2019uso della forza (art. 3) e stabiliscono il divieto di compiere atti ostili in partenza dai rispettivi territori (art. 4). <\/p>\n<p>Le due disposizioni furono superate con disinvoltura durante l\u2019intervento del 2011. Esse non impedirebbero un intervento in legittima difesa o sotto l\u2019egida delle Nazioni unite. Il solo dubbio potrebbe essere sollevato in relazione a un\u2019azione armata non in legittima difesa e non autorizzata dall\u2019Onu. Ma \u00e8 sempre in vigore (o quantomeno sospeso) il Trattato del 2008? Questione complessa che non \u00e8 qui possibile esaminare.<\/p>\n<p>In conclusione, il diritto internazionale offre sulla carta un ampio ventaglio di possibilit\u00e0 per un intervento in Libia a protezione dei nostri interessi. Ovviamente per\u00f2, la legittimit\u00e0 internazionale deve essere coniugata con l\u2019opportunit\u00e0 politica e la disponibilit\u00e0 economica. E queste sono un\u2019altra cosa!<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Libia si trova ormai da tempo in una situazione di anarchia. \u00c8 quello che in diritto internazionale viene qualificato come uno stato fallito (failed state). Il governo di Tobruk, che \u00e8 generalmente riconosciuto come il governo legittimo dalla comunit\u00e0 internazionale, controlla ben poco. 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