{"id":29640,"date":"2015-02-14T00:00:00","date_gmt":"2015-02-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/prospettiva-generale-e-afghanistan-previsioni-e-analisi-di-una-guerra-non-vinta\/"},"modified":"2019-10-02T10:29:26","modified_gmt":"2019-10-02T08:29:26","slug":"prospettiva-generale-e-afghanistan-previsioni-e-analisi-di-una-guerra-non-vinta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/prospettiva-generale-e-afghanistan-previsioni-e-analisi-di-una-guerra-non-vinta\/","title":{"rendered":"&#8216;Prospettiva generale&#8217; e Afghanistan, previsioni e analisi di una guerra non vinta"},"content":{"rendered":"<p>La conclusione della missione Isaf ha portato a compimento la pi\u00f9 duratura operazione di combattimento condotta dagli Stati Uniti e dall\u2019Alleanza atlantica. <\/p>\n<p>Un impegno che proseguir\u00e0 ora in altre forme: da un lato la nuova missione \u201ctrain, advise e assist\u201d della Nato, la <i>Resolute Support<\/i>, dall\u2019altro l\u2019operazione di \u201ccombattimento\u201d statunitense nel solco dell\u2019esperienza di <i>Enduring Freedom<\/i>.<\/p>\n<p>Un processo di analisi incentrato sugli sviluppi dell\u2019Afghanistan impone di valutare gli elementi in grado di influire su un paese che si appresta ad affrontare il proprio futuro con maggiore autonomia grazie a:<br \/>&#8211;  il sostegno della comunit\u00e0 internazionale e l\u2019interesse alla stabilit\u00e0 degli attori regionali; <br \/>&#8211;    il compromesso politico tra i gruppi di potere legati alla diarchia Ghani-Abdullah (il primo presidente, e il secondo Chief executive officer, sorta di primo ministro <i>de facto<\/i> ma non &#8211; ancora &#8211; <i>de jure<\/i>);<br \/>&#8211;  la permanenza di una residua forza internazionale. <\/p>\n<p>A questi fattori si contrappongono la volont\u00e0 occidentale di chiudere un impegno durato troppo a lungo, e uno stato afgano debole, inefficiente, corrotto e guidato da una burocrazia incompetente.<\/p>\n<p><b>Stabilit\u00e0 afghana minacciata<\/b><br \/>Le minacce alla stabilizzazione sono la prosecuzione delle conflittualit\u00e0 alle quali le sole forze di sicurezza afghane non saranno in grado di far fronte, in particolare contro gruppi di opposizione armata sempre pi\u00f9 forti e capaci di riconquistare molte delle aree in precedenza tenute dalla coalizione e dai contingenti inquadrati nella missione Isaf.<\/p>\n<p>Molte le opportunit\u00e0 potenziali: l\u2019impegno dei <i>donor <\/i>internazionali, le ricchezze del sottosuolo, il ruolo di zona di transito dei traffici commerciali regionali e la cooperazione economica con Iran e Cina. Nel contesto di cooperazione e sostegno all\u2019Afghanistan attualmente vengono confermati il ruolo di Italia, Germania, Turchia e Stati Uniti, come attori dell\u2019impegno Nato post-2014.<\/p>\n<p>A fronte delle opportunit\u00e0, l\u2019assenza di truppe internazionali e la volont\u00e0 dei gruppi di opposizione di destabilizzare il paese rappresentano le maggiori minacce.<\/p>\n<p><b>Lo zampino del Califfo<\/b><br \/>In particolare, \u00e8 necessario porre l\u2019attenzione su un altro preoccupante fattore che ha recentemente fatto la sua comparsa, l\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d. <\/p>\n<p>Nel tentativo di penetrazione in Asia meridionale, il \u201ccaliffato\u201d \u00e8 riuscito a stimolare la scissione del movimento dei taliban pakistani e ad avviare attivit\u00e0 operative all\u2019interno dell\u2019Afghanistan, inducendo all\u2019insorgere di dinamiche che potrebbero portare, da un lato, all\u2019istituzione di una \u201clibera alleanza di <i>mujaheddin<\/i>\u201d dal forte impatto mediatico e, dall\u2019altro, a nuovi rapporti di conflittualit\u00e0 e competitivit\u00e0 tra gli stessi gruppi insurrezionali.<\/p>\n<p><b>Rischio collasso<\/b><br \/>Sul piano politico-sociale le principali variabili sono la capacit\u00e0 del governo afghano di mantenere un equilibrio tra i gruppi di potere, il<i> power-sharing <\/i>tra questi ultimi, e, non ultime, le elezioni politiche previste per settembre.<\/p>\n<p>Sulla sicurezza influir\u00e0 principalmente il fenomeno insurrezionale, che potrebbe determinare il collasso dello stato afghano. Nel complesso, il prossimo biennio sar\u00e0 contraddistinto da un aumento delle conflittualit\u00e0, una riduzione delle capacit\u00e0 statali, e una maggiore instabilit\u00e0 politico-sociale.<\/p>\n<p>\u00c8 altres\u00ec probabile uno stato afghano debole politicamente e incapace di gestire il<i> balance of power<\/i>, vulnerabile alle pressioni dei Gruppi di opposizione armata , instabile sul piano della sicurezza interna, incapace di gestire i finanziamenti internazionali.<\/p>\n<p>Senza mezzi termini o formule edulcorate, se l\u2019Occidente non sosterr\u00e0 adeguatamente le deboli istituzioni afgane e si avr\u00e0 il collasso dello stato, allora la sfida in Afghanistan sar\u00e0 persa, vanificando l\u2019attivit\u00e0 contro-insurrezionale condotta nell\u2019ultimo decennio.<\/p>\n<p>Il governo di Kabul \u00e8 infatti debole e sul lungo periodo non sar\u00e0 in grado di resistere all\u2019offensiva insurrezionale condotta senza soluzione di continuit\u00e0, se non avr\u00e0 aiuto dall\u2019esterno. <\/p>\n<p>La prospettiva \u00e8 che quanto pi\u00f9 la Nato ridurr\u00e0 la presenza sul terreno e il supporto alle forze afghane, tanto pi\u00f9 le aree periferiche cadranno sotto l\u2019influenza, prima, e il controllo, poi, dei gruppi di opposizione armata: dalla periferia verso il centro.<\/p>\n<p>La riduzione delle forze statunitensi, in particolare, garantir\u00e0 ai gruppi insurrezionali una maggiore capacit\u00e0 di concentrare unit\u00e0 e condurre azioni di massa. La prosecuzione delle azioni di combattimento si presenta come una scelta strategica dagli effetti a breve termine.<\/p>\n<p>In sintesi, lo stato afghano &#8211; limitato nella <i>governance<\/i>, dipendente sul piano economico e non in grado di contrastare il fenomeno insurrezionale &#8211; punta ora a un compromesso politico che dovr\u00e0 muovere verso un accordo con gli insorti afghani. Le premesse si muovono sui binari della <i>realpolitik<\/i>, con buona pace delle ambizioni democratiche.<\/p>\n<p><i>Claudio Bertolotti, analista strategico, ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici e docente di \u201cAnalisi d\u2019area\u201d, \u00e8 stato capo sezione contro-intelligence e sicurezza di Isaf in Afghanistan. \u00c8 membro dell\u2019Italian Team for Security, Terroristic Issues &#038; Managing Emergencies (Itstime) e ricercatore per l\u2019Italia alla \u201c5+5 Defense iniziative, 2015\u201d dell\u2019Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES)<\/i>.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La conclusione della missione Isaf ha portato a compimento la pi\u00f9 duratura operazione di combattimento condotta dagli Stati Uniti e dall\u2019Alleanza atlantica. 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