{"id":29650,"date":"2015-02-16T00:00:00","date_gmt":"2015-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-libia-a-giocarci-la-faccia\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:05","slug":"in-libia-a-giocarci-la-faccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/in-libia-a-giocarci-la-faccia\/","title":{"rendered":"In Libia a giocarci la faccia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia, afferma il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, \u00e8 pronta a fare la sua parte e non intende sottrarsi alle sue responsabilit\u00e0. Si parla evidentemente della Libia, dove la situazione va peggiorando. <\/p>\n<p>I negoziati condotti dall\u2019inviato delle Nazioni Unite, Bernardino Le\u00f3n, non hanno alcun impatto sul terreno. Gli scontri armati si moltiplicano mentre il quadro conflittuale si destruttura rapidamente, mettendo in ombra i due schieramenti pi\u00f9 noti, che si riconoscono l\u2019uno nel Parlamento che siede a Tobruk (riconosciuto internazionalmente) e l\u2019altro in parti del vecchio Parlamento di Tripoli.<\/p>\n<p>Non si era mai trattato di raggruppamenti coerenti e coesi, quanto del temporaneo convergere degli interessi di centinaia di bande e micro-gruppi dietro alla leadership politico-militare di pochi pi\u00f9 decisi signori della guerra, ma ora sembriamo vicini allo sfascio generale, a maggior gloria dei terroristi puri e duri, quelli tradizionalisti di Al-Qaida (Ansar Al-Sharia), in perdita di velocit\u00e0, e quelli vicini a Daesh (lo pseudo-califfato).<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo in particolare sembra in fase crescente, con la conquista almeno temporanea di un terminale petrolifero e l\u2019ottenuto riconoscimento da parte del \u201ccaliffo\u201d dei suoi tre Wilayat libici (Al-Barqah, ad oriente, Al-Tarabulus, ad occidente e Al-Fizan a Sud).<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che bisogner\u00e0 fare qualcosa per controllare e ridurre la minaccia, ma che cosa, con chi e come? Tutto questo deve ancora essere chiarito.<\/p>\n<p><b>Possibili alleati con preferenze<\/b><br \/>L\u2019unica cosa che Gentiloni ripete continuamente \u00e8 che intendiamo muoverci solo nell&#8217;ambito legale multilaterale, preferibilmente quello stabilito dalle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza non per\u00f2 sembra vicino ad esprimersi. Ci sono alternative, ma rimane comunque la domanda di fondo: con chi e per fare che?<\/p>\n<p>In Libia sono gi\u00e0 attivi svariati attori internazionali, legittimi e illegittimi, e ognuno ha i suoi obiettivi. Ad esempio \u00e8 presente l\u2019Egitto, assieme agli Emirati Arabi Uniti e all&#8217;Arabia Saudita. Questi paesi sono certamente interessati a combattere Daesh, che \u00e8 anche operativo nel Sinai, contro le truppe egiziane, ed in genere questi paesi vogliono la messa al bando dei movimenti politici islamici ispirati ai Fratelli Mussulmani. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che \u00e8 difficile immaginare una conclusione positiva dei conflitti libici che non veda la collaborazione di una parte almeno dei movimenti politici di tale ispirazione, anche se dovr\u00e0 essere pi\u00f9 chiara la divisione tra terroristi e non.<\/p>\n<p>La Turchia ha attivamente aiutato, contribuito ad armare e sostenuto politicamente i Fratelli Mussulmani di Misurata e di Tripoli, arrivando anche a subire imbarazzanti vicinanze con i terroristi di Ansar Al-Sharia. Proprio per questo ha pessimi rapporti con l\u2019Egitto e i sauditi, ma potrebbe diventare un passaggio obbligato per definire un eventuale obiettivo politico comune a pi\u00f9 schieramenti.<\/p>\n<p>In ogni caso bisogner\u00e0 evitare alleanze troppo motivate ideologicamente che potrebbero facilmente portare a una spartizione dei fatto della Libia in due o tre territori, ognuno in preda alla sua forma locale di guerriglia e sostanzialmente ingovernabile. Lo spettro della Somalia \u00e8 vicino.<\/p>\n<p><b>Alleati europei cercasi, specie se capaci<\/b><br \/>Essenziale \u00e8 anche capire che cosa faranno i nostri alleati europei. L\u2019Italia non pu\u00f2 n\u00e9 deve andare in Libia per conto suo, magari con una generica benedizione statunitense, e poi trovarsi a mediare con i turchi da una parte e gli egiziani dall&#8217;altra: \u00e8 la ricetta di un disastro annunciato, a tutti i livelli.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto deve avere il supporto deciso e consistente di almeno un paio di altri grandi paesi europei: sarebbe bello se ci fosse anche la Francia (ammesso di riuscire a stabilire un piano politico comune), ma ci dovranno comunque essere la Germania e magari la Spagna e la Polonia. Capisco che altri vedano al loro orizzonte essenzialmente l\u2019Ucraina, ma i problemi del Mediterraneo non sono certo n\u00e9 meno urgenti, n\u00e9 meno gravi.<\/p>\n<p>Le opzioni militari possono essere svariate, ma l\u2019ideale sarebbe quello di ottenere un accordo per nuove elezioni politiche da condurre sotto il controllo delle Nazioni Unite, o quanto meno dell\u2019Unione Africana, con la garanzia delle forze della missione internazionale, che dovrebbe poi lasciare rapidamente il paese.<\/p>\n<p>Il parallelo potrebbe essere quello con la \u201cMissione Alba\u201d che conducemmo in Albania in un momento di dissoluzione dello stato e riusc\u00ec a spezzare il circolo vizioso, dando inizio ad un nuovo ciclo molto pi\u00f9 \u201cvirtuoso\u201d.<\/p>\n<p>A differenza di quell&#8217;esempio, che quasi non vide l\u2019uso effettivo della forza, questa volta \u00e8 probabile che la lotta al terrorismo debba vedere alcune operazioni militari di una certa consistenza e sicuramente importanti attivit\u00e0 di sorveglianza delle frontiere meridionali e dell\u2019intera regione desertica.<\/p>\n<p>Tuttavia, in questo caso, sarebbe bene non immaginarsi un avversario molto pi\u00f9 potente di quello che in realt\u00e0 non sia. Tutto dipender\u00e0 per\u00f2 dalla bont\u00e0 e dalla tenuta dell\u2019accordo politico iniziale tra le parti che avranno accettato di invitarci a operare nel loro paese.<\/p>\n<p><b>Se non c\u2019\u00e8 accordo, stare sulla difensiva<\/b><br \/>Se tale accordo si rivelasse impossibile, le alternative sono molto meno piacevoli e soddisfacenti. In particolare potrebbe divenire non solo legalmente pi\u00f9 difficile, ma strategicamente non opportuno, dispiegare forze sul territorio libico e bisogner\u00e0 adottare una strategia essenzialmente difensiva.<\/p>\n<p>Questo non significa rintanarsi in casa in attesa degli attacchi avversari, ma preoccuparsi molto meno delle conseguenze che le nostre scelte avranno sulla Libia e sul suo futuro: primum vivere.<\/p>\n<p>Un rigido blocco aero-navale, ad esempio, potrebbe essere accompagnato da incursioni e altre operazioni sul territorio libico per assicurarne la tenuta e sventare eventuali attacchi.<\/p>\n<p>Potrebbe anche essere opportuno, in collaborazione con i paesi confinanti della Libia, intervenire massicciamente e\/o selettivamente contro gruppi di contrabbandieri di armi e di uomini e in genere per bloccare ogni flusso trasfontaliero incontrollato.<\/p>\n<p>Analogamente intensa e invasiva dovrebbe essere l\u2019attivit\u00e0 di intelligence. Tutto ci\u00f2 sarebbe giustificato dalla incapacit\u00e0 o non volont\u00e0 delle autorit\u00e0 libiche di controllare i nostri nemici, ma inevitabilmente renderebbe anche pi\u00f9 difficile distinguere tra amici e nemici, con conseguenze negative per tutti.<\/p>\n<p>Questi sono i due estremi opposti di un eventuale intervento in Libia: di gestione della crisi il primo, strettamente difensivo il secondo. Vedremo se andremo nell&#8217;una o nell&#8217;altra direzione, o ne tenteremo qualcun\u2019altra. Una cosa per\u00f2 sembra certa, non sar\u00e0 possibile dimenticarsi un\u2019altra volta della nostra vecchia quarta sponda.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_AW2hGk04r0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia, afferma il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, \u00e8 pronta a fare la sua parte e non intende sottrarsi alle sue responsabilit\u00e0. Si parla evidentemente della Libia, dove la situazione va peggiorando. I negoziati condotti dall\u2019inviato delle Nazioni Unite, Bernardino Le\u00f3n, non hanno alcun impatto sul terreno. 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