{"id":29660,"date":"2015-02-16T00:00:00","date_gmt":"2015-02-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cancelliera-pivot-nelle-partite-europee\/"},"modified":"2017-11-03T15:22:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:22:05","slug":"la-cancelliera-pivot-nelle-partite-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/02\/la-cancelliera-pivot-nelle-partite-europee\/","title":{"rendered":"La Cancelliera pivot nelle partite europee"},"content":{"rendered":"<p>\u201cTemo di meno la potenza della Germania che non la sua inazione\u201d. Cos\u00ec disse Radek Sikorski nel novembre del 2011 e l\u2019affermazione fece scalpore, venendo dall\u2019allora ministro degli esteri di quella Polonia che dell\u2019\u201cazione\u201d del vicino tedesco ha conosciuto molti effetti nel corso della sua travagliata storia. E adesso?<\/p>\n<p>Adesso due complessi processi negoziali, dai quali dipender\u00e0 molto dell\u2019ordine europeo dei prossimi anni, sono in corso e resteranno di fatto aperti per un po\u2019, al di l\u00e0 dei ricorrenti annunci di successo o di fallimento che i nostri mezzi di comunicazione sono ansiosi di darci ogni giorno. Orbene, in entrambi ricopre un ruolo centrale una Cancelliera tedesca che fino a ieri validamente contendeva al presidente statunitense il titolo di \u201cleader riluttante\u201d.<\/p>\n<p>La posizione di Angela Merkel sar\u00e0 centrale, ma non \u00e8 facile. Per la portata intrinseca delle due crisi parallele, innanzitutto. In un mondo al contempo economicamente globalizzato e strategicamente frantumato \u00e8 in questione la collocazione geopolitica dell\u2019Unione europea (Ue) con i suoi confini e le sue zone-cuscinetto: oggi rispetto alla Russia, domani rispetto ad altri vicini non meno sgradevoli. <\/p>\n<p><b>Integrazione Ue e alleanza con Usa<\/b><br \/>\u00c8 in questione il processo di integrazione europea nel cuore stesso della zona euro, con un rischio di sfaldamento esteso al tutto, compresi i comuni valori fondanti, contestati all&#8217;interno da sciovinisti, xenofobi e populisti e all&#8217;esterno dallo zar moscovita che non a caso li sostiene. <\/p>\n<p>Ed \u00e8 in questione anche il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti a fronte della pi\u00f9 grossa sfida dalla fine della Guerra Fredda, sfida che si tenta di vincere con gli strumenti della cosiddetta \u201csicurezza ibrida\u201d: economici,finanziari, informatici e di immagine anzich\u00e9 militari.<\/p>\n<p>I due processi negoziali non son certo l\u00ec per risolvere tutte queste questioni, ma sono indicativi del percorso che si intende seguire per affrontarle. Percorso arduo, lungo il quale sappiamo in partenza che i successi saranno ambigui e insufficienti, mentre gli insuccessi rischiano di esser gravi e forse irreversibili. <\/p>\n<p><b>Asse Partenone-Cremlino?<\/b><br \/>Contribuisce alle difficolt\u00e0 dei negoziati la natura delle controparti, entrambe ostiche ancorch\u00e9 molto diversamente. Da un parte Vladimir Putin, un ex-Kgb incline alla menzogna e alla manipolazione dei fatti, e tuttavia oggetto di grande consenso nazionalista interno pur nella prospettiva di un drammatico impoverimento conseguente all&#8217;effetto combinato delle sanzioni economiche e del crollo dei prezzi del petrolio. <\/p>\n<p>Dall&#8217;altra Alexis Tsipras, un ex-radical chic incline al populismo e al sinistrismo,che gode anch&#8217;egli di appoggi interni di tipo nazionalista, ma accompagnati, questi, dal desiderio di uscire da un drammatico impoverimento seguito alla lunga fase di vita vissuta al di sopra dei propri mezzi. <\/p>\n<p>In base al principio che gli opposti si incontrano, entrambi hanno sventolato la possibilit\u00e0 di aiutarsi a vicenda, l\u2019uno offrendo l\u2019aiuto delle sue casse pur in via di svuotamento e l\u2019altro cercando di indebolire l\u2019arma delle sanzioni, l\u2019unica di cui si pu\u00f2 avvalere un\u2019Europa saggiamente non bellicosa. L\u2019ipotesi di un asse fra il Partenone e il Cremlino non \u00e8 molto credibile, ma aiuta a vedere che il legame fra i due processi negoziali va oltre la contemporaneit\u00e0. <\/p>\n<p>Poi ci sono i compagni di viaggio. Giustamente Merkel, pur tenendo la crisi dell\u2019Ucraina nell&#8217;ambito europeo, \u00e8 volata a Washington, dove Barack Obama, finora provvidenzialmente incline alla cautela (dopo i disastri ereditati dall&#8217;aggressivit\u00e0 del suo predecessore), \u00e8 diviso fra la convinzione diffusa oltre-Atlantico che agitare la minaccia delle armi aiuta sempre la diplomazia e il ragionevole sospetto che almeno con Putin potrebbe non essere cos\u00ec. <\/p>\n<p>Obama \u00e8 per\u00f2 premuto da un Congresso dominato da repubblicani dal grilletto facile e poco inclini ad apprezzare il fatto che le sanzioni economiche contro la Russia costano agli europei pi\u00f9 di quanto costerebbe loro inviare carichi d\u2019armi a Kiev &#8211; letali o non che fossero. <\/p>\n<p>Nella crisi con la Grecia, peraltro, il sostegno del Presidente Usa va alla flessibilit\u00e0 e alla crescita, quindi cade paradossalmente pi\u00f9 dalla parte dei sostenitori di Tsipras, tradizionalmente anti-americani di sinistra o di destra, che da quella del rigido ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schoeuble, pur di antica fede atlantica. Ma nell\u2019uno come nell\u2019altro contesto le preferenze degli Stati Uniti non sembrano poter essere decisive.<\/p>\n<p><b>Partita europea<\/b><br \/>La partita si gioca prevalentemente in Europa, dove il composito schieramento dei partner dell&#8217;Ue vede variamente divisi falchi e colombe, \u201cflessibilisti\u201d e \u201crigidisti\u201d a seconda del processo negoziale considerato. La presenza del Presidente francese di spalla alla Cancelliera tedesca attorno ai bianchi tavoli di Kiev, Mosca e Minsk, e la distanza da essi del Primo Ministro britannico simboleggiano ad un tempo i pesi rispettivi e la disponibilit\u00e0 ad operare congiuntamente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come l\u2019assenza dei vertici dell&#8217;Ue (ma non l\u2019Alto Rappresentante Mogherini che non \u00e8 al livello dei capi di governo) simboleggia il prevalere dell\u2019approccio intergovernativo su quello integrato. Le istituzioni comuni sono tuttavia la sede dell\u2019altro processo negoziale, quello dell\u2019area euro, dove tutti i partecipanti sono uguali in teoria, ma uno, per dirla con Orwell, \u00e8 pi\u00f9 uguale degli altri. La vera differenza sta nella presenza, qui, di un attore indipendente e a vocazione federale come la Banca centrale europea.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, il nodo pi\u00f9 difficile da sciogliere nello scenario di una Germania che esce dall&#8217;inazione sta forse proprio nella Repubblica federale stessa. Il ruolo centrale della Merkel discende meno dall&#8217;ambizione del personaggio e pi\u00f9 dalla centralit\u00e0 &#8211; geopolitica nell&#8217;Eurasia e geoeconomica nell&#8217;Ue &#8211; riacquistata dallo stato tedesco, anche grazie a gentile concessione della Francia e della Gran Bretagna, avare di integrazione europea per miope fierezza nazionale. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la centralit\u00e0 stenta a prendere i connotati della leadership nell&#8217;operare della dirigenze tedesca, cio\u00e8 lungimiranza e strategia. Per spiegarci, gli Stati Uniti hanno assunto la guida dell\u2019Occidente nella seconda met\u00e0 del secolo scorso non solo vincendo la guerra, ma anche lanciando il Piano Marshall. <\/p>\n<p>La partita dell\u2019Ucraina non si gioca solo nella guerra negoziale con Putin, ma nella capacit\u00e0 di far sorgere in quel paese uno stato e un\u2019economia efficienti, per il che, calcola il finanziere Soros, ci vorr\u00e0 almeno il decuplo delle risorse al momento contemplate. <\/p>\n<p>E la partita della Grecia non si vince solo brandendo l&#8217;icona tedesca del bilancio virtuoso, che altrove, in assenza del forte avanzo commerciale, rischia di portare all&#8217;asfissia economica. Occorre alimentare con risorse un programma di uscita comune dalla recessione. Ma dai contabili che circondano la &#8220;leader riluttante&#8221; ci si pu\u00f2 aspettare un Piano Marshall foss&#8217;anche in formato supermini?<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cTemo di meno la potenza della Germania che non la sua inazione\u201d. Cos\u00ec disse Radek Sikorski nel novembre del 2011 e l\u2019affermazione fece scalpore, venendo dall\u2019allora ministro degli esteri di quella Polonia che dell\u2019\u201cazione\u201d del vicino tedesco ha conosciuto molti effetti nel corso della sua travagliata storia. E adesso? 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