{"id":29790,"date":"2015-03-04T00:00:00","date_gmt":"2015-03-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/paura-dei-foreign-fighters-ma-non-troppa\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:18","slug":"paura-dei-foreign-fighters-ma-non-troppa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/paura-dei-foreign-fighters-ma-non-troppa\/","title":{"rendered":"Paura dei foreign fighters, ma non troppa"},"content":{"rendered":"<p>Molti ufficiali delle intelligence statunitense ed europea temono che l&#8217;ondata di terrorismo si diffonda anche in Europa. E la gran parte dei problemi deriva proprio dal nutrito numero di <i>foreign fighters <\/i>occidentali coinvolti.<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/shapiro.jpg\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p>Nonostante le paure e il concreto pericolo che le anima, la minaccia rappresentata dai combattenti stranieri in Siria e Iraq potrebbe essere facilmente esagerata. Alcuni precedenti e le informazioni provenienti dalla Siria invitano a considerare taluni fattori che riducono &#8211; e quasi eliminano &#8211; la potenziale minaccia terroristica rappresentata dei combattenti stranieri giunti in Siria.<\/p>\n<p>&#8211; Molti muoiono, facendosi esplodere in attacchi suicidi o rimanendo uccisi in scontri a fuoco con opposte fazioni.<br \/>\n&#8211; Alcuni non fanno ritorno a casa, ma continuano a combattere nella zona del conflitto o nella successiva battaglia jihadista.<br \/>\n&#8211; Altri maturano una rapida disillusione e una percentuale di questi torna a casa senza abbracciare nuove, violente cause di lotta.<br \/>\n&#8211; Altri ancora vengono arrestati o fermati dai servizi di intelligence.<\/p>\n<p>Il pericolo sollevato dal timore del ritorno in patria dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2970\" target=\"blank\"><b><u>foreign fighters<\/u><\/b><\/a> \u00e8 reale, ma i servizi di sicurezza europei e statunitensi hanno gli strumenti per ridurre la minaccia. Questi dovranno essere adattati al nuovo contesto siriano e iracheno.<\/p>\n<p>Il modello qui in basso mostra come sia i vari fattori precedentemente elencati sia delle efficaci strategie possono (ma non necessariamente lo faranno) ridurre il rischio rappresentato dai combattenti nelle milizie straniere.<\/p>\n<p align=\"left\"><img decoding=\"async\" src=\"IMAGE\/shapiro1.jpg\" border=\"0\" hspace=\"5\" vspace=\"5\" \/><\/p>\n<p><b>Foreign fighters in viaggio<\/b><br \/>\nAnzitutto, bisogna prendere in considerazione il momento della decisione: \u00e8 necessario pensare di ridurre il numero di quanti partono verso le zone di guerra prima di tutto cercando di interferire nel processo decisionale.<\/p>\n<p>I paesi occidentali dovrebbero mettere in campo una contro-narrativa che evidenzi la brutalit\u00e0 del conflitto e la violenza intestina fra jihadisti. Altrettanto cruciale \u00e8 pensare di sviluppare attraenti alternative pacifiche al combattimento per aiutare le popolazioni colpite dagli scontri in Medio Oriente.<\/p>\n<p>I programmi di assistenza territoriale possono anche contribuire a migliorare l&#8217;attivit\u00e0 di spionaggio locale. Trovarsi in giro per la comunit\u00e0 consente in primis al personale dei servizi un maggiore accesso alle informazioni sui potenziali fondamentalisti.<\/p>\n<p>In secondo luogo, tali programmi consentono agli addetti dell&#8217;intelligence di entrare in contatto con persone che possano essere reclutati per fornire informazioni su altri aspiranti jihadisti.<\/p>\n<p>Interrompere il transito che passa per la Turchia \u00e8 una delle pi\u00f9 promettenti risposte all&#8217;esigenza di contrastare la minaccia di stranieri arruolati fra le schiere dei fondamentalisti islamici per Europa e Stati Uniti.<\/p>\n<p>I governi occidentali dovrebbero inaugurare una pi\u00f9 efficace cooperazione con le autorit\u00e0 turche, le quali non sempre hanno considerato il freno al flusso di combattenti stranieri come la loro massima priorit\u00e0.<\/p>\n<p>Proprio mentre in Turchia cresce la preoccupazione rispetto al pericolo jihadista, l&#8217;intelligence e i servizi di polizia occidentali dovrebbero approfittarne per creare canali di comunicazione privilegiati con gli omologhi di Ankara.<\/p>\n<p>In tal modo, i servizi di sicurezza turchi verrebbero avvisati della presenza di soggetti diretti in Siria attraverso il passaggio turco. Al contempo verrebbero invitati a negare loro l&#8217;accesso dal confine turco o a fermarli alla frontiera siriana e deportarli.<\/p>\n<p>Altrettanto essenziale \u00e8 la cooperazione fra i servizi degli Stati europei e fra le intelligence europea e statunitense.<\/p>\n<p><b>Addestramento e indottrinamento terroristico<\/b><br \/>\nI <i>foreign fighters <\/i>vengono poi addestrati in Siria o in Iraq, perlopi\u00f9 fuori dal raggio di influenza euro-americana. Persino laggi\u00f9 ci sono per\u00f2 sottili modi di interferire con l&#8217;indottrinamento terroristico.<\/p>\n<p>I servizi occidentali dovrebbero fare quanto in loro potere per ingenerare nei leader estremisti in Iraq e Siria il dubbio circa l&#8217;effettiva lealt\u00e0 dei musulmani volontari provenienti da ovest.<\/p>\n<p>Se infatti le organizzazioni jihadiste cominciassero a vedere gli stranieri come potenziali spie o come portatori di turbamento, potrebbero assegnarli a ruoli non combattenti, mettendone alla prova la fedelt\u00e0. Per esempio, potrebbero rifiutarsi di arruolarli o offrirgli un biglietto di sola andata come kamikaze.<\/p>\n<p>Subito dopo il ritorno dei combattenti stranieri nei luoghi di provenienza \u00e8 arduo allontanarli dalla violenza e dal jihad. \u00c8 questo il quarto gradino del processo che stiamo descrivendo. I servizi di sicurezza occidentali riferiscono che di solito sanno quando i <i>foreign fighters <\/i>fanno ritorno e che molti rimpatriano ancora pieni di dubbi.<\/p>\n<p>Un primo adempimento per i servizi, in questa fase, deve essere l&#8217;identificazione delle priorit\u00e0 fra gli ex combattenti, cos\u00ec da individuare quelli che tra loro necessitano di maggiore attenzione: le nostre interviste, tuttavia, segnalano che una tale mappatura \u00e8 effettuata incoerentemente (e talvolta nulla affatto) fra i servizi d&#8217;intelligence d&#8217;occidente.<\/p>\n<p>\u00c8 inevitabile: alcuni individui pericolosi mancheranno all&#8217;appello e taluni di quelli identificati come non particolarmente pericolosi potrebbero costituire un minaccia poco pi\u00f9 tardi; tuttavia, la prima impressione \u00e8 fondamentale per stabilire le priorit\u00e0 dell&#8217;intervento da realizzare su chi fa rientro.<\/p>\n<p><b>Scongiurare attacchi terroristici <\/b><br \/>\nPer fermare i<i> foreign fighter<\/i> dal pianificare attacchi terroristici, i servizi di sicurezza devono mantenere alta l&#8217;attenzione sul problema dei rimpatriati e fare in modo di avere sufficienti risorse per monitorarli.<\/p>\n<p>Solitamente, chi fa la spola fra Siria e Iraq si pone all&#8217;attenzione dei servizi. Di contro, continuare a vigilare, a fronte di un crescente numero di combattenti di ritorno nei propri paesi, diventer\u00e0 pi\u00f9 arduo per mere ragioni legate alle risorse in campo.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, proprio la sua stessa efficacia pu\u00f2 finire per operare a scapito dell&#8217;attivit\u00e0 di intelligence: riducendo l&#8217;insidia in maniera apprezzabile, infatti, i servizi ridimensionano il pericolo e quindi creano l&#8217;illusione che vi sia bisogno di meno risorse.<\/p>\n<p>Un modo per calmierare questo effetto \u00e8 rappresentato dalla &#8220;diffusione&#8221; del carico di responsabilit\u00e0 condividendo le informazioni con la polizia locale, le altre forze dell&#8217;ordine e le organizzazioni sociali della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e l&#8217;Europa hanno gi\u00e0 schierato efficaci misure per ridurre in maniera consistente la minaccia terroristica rappresentata dai combattenti jihadisti occidentali che fanno ritorno a casa e per limitare la portata di un qualsivoglia attacco che possa verificarsi.<\/p>\n<p>Queste misure possono e devono essere migliorate e, aspetto ancor pi\u00f9 importante, adeguatamente equipaggiate. Lo standard di successo non pu\u00f2 essere la perfezione. Se cos\u00ec fosse, i governi occidentali sarebbero destinati a fallire e, peggio ancora, a schierare una reazione sproporzionata che non farebbe altro che sprecare risorse e causare pericolosi errori di strategia politica.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: xx-small;\">L\u2019articolo \u00e8 un estratto dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.brookings.edu\/research\/papers\/2015\/01\/western-foreign-fighters-in-syria-and-iraq-byman-shapiro\" target=\"blank\"><b><u>originale<\/u><\/b><\/a>, tradotto da Gabriele Rosana, stagista dell\u2019area comunicazione dell\u2019Istituto Affari Internazionali<\/span>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti ufficiali delle intelligence statunitense ed europea temono che l&#8217;ondata di terrorismo si diffonda anche in Europa. E la gran parte dei problemi deriva proprio dal nutrito numero di foreign fighters occidentali coinvolti. 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