{"id":29800,"date":"2015-03-05T00:00:00","date_gmt":"2015-03-04T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-la-campagna-elettorale-israeliana-diventa-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:17","slug":"se-la-campagna-elettorale-israeliana-diventa-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/se-la-campagna-elettorale-israeliana-diventa-internazionale\/","title":{"rendered":"Se la campagna elettorale israeliana diventa internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine, Benjamin Netanyahu \u00e8 riuscito a internazionalizzare le elezioni israeliane del prossimo 17 marzo. <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo l\u2019ha centrato con il <i>coup de theatre <\/i>del discorso al Congresso Usa, ma una prima avvisaglia vi era stata pochi giorni prima nel parlamento italiano, nascosta nelle pieghe del voto sulle mozioni a favore o contro il riconoscimento dello <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/archivio_articoli.asp?TagID=122\" target= \"blank\"><b><u> Stato di Palestina<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Internazionalizzare la campagna elettorale era ed \u00e8 importante per Netanyahu. Significa spostare il punto d\u2019osservazione. Distogliere l\u2019attenzione. E soprattutto concentrarsi sul (solito) sentimento che, non solo in Israele, \u00e8 capace di incidere sul consenso: la paura. <\/p>\n<p>Per i timori riguardanti la sicurezza di Israele, molti fondati ma non tutti, Netanyahu \u00e8 stato disposto a mettere in gioco i rapporti con il pi\u00f9 fedele, sicuro alleato, un paese &#8211; gli Stati Uniti &#8211; che ogni anno contribuisce con pi\u00f9 di tre miliardi di dollari alla saldezza di Israele, attraverso i diversi accordi stipulati negli anni. Camp David in primis. <\/p>\n<p>Netanyahu ha forzato di molto la mano, con Washington. E stavolta, diversamente dalle precedenti occasioni, l\u2019amministrazione Obama non si \u00e8 nascosta dietro ai sorrisi di circostanza. <\/p>\n<p>N\u00e9 il presidente Barack Obama n\u00e9 il suo vice Joe Biden hanno incontrato il primo ministro israeliano. E il messaggio \u00e8 stato chiaro anche nel Congresso: 42 deputati e 7 senatori democratici hanno deciso di non essere presenti durante il discorso di Netanyahu che di fronte a s\u00e9 ha dunque trovato solo i suoi strenui sostenitori, i repubblicani che lo avevano invitato.<\/p>\n<p><b>Negoziato sul nucleare<\/b><br \/>Il dossier iraniano, insomma, \u00e8 troppo importante perch\u00e9 l\u2019amministrazione Obama possa accettare, stavolta, che il negoziato sul nucleare possa essere messo a rischio dalla visione e dalla strategia di Netanyahu. <\/p>\n<p>Lo comprendono bene anche in Israele, sia i centristi che il centrosinistra, se \u00e8 vero che persino l\u2019ex ambasciatore negli Usa Michael Oren ha commentato duramente il discorso di Netanyahu con un secco: \u201cNon ha fornito nessuna idea nuova\u201d.<\/p>\n<p>Nessuna alternativa al negoziato in corso era presente infatti nel discorso del primo ministro israeliano che paga anche lo scotto dovuto ai precedenti colpi di teatro, come quello del discorso alle Nazioni Unite in cui si era presentato con il disegno di una bomba (nucleare iraniana) pronta a esplodere. <\/p>\n<p>Dopo le ultime rivelazioni, rese note da <i>Al-Jazeera<\/i> e da <i>The Guardian<\/i>, sulle diversit\u00e0 profonde di vedute tra Netanyahu e il Mossad, la stessa credibilit\u00e0 del premier sul dossier iraniano \u00e8 uscita indebolita.<\/p>\n<p>Alla fine, insomma, potrebbe essere John Kerry a guadagnarci dalle posizioni da falco di Netanyahu? In fondo, il segretario di Stato americano avrebbe buon gioco, con la controparte iraniana: potrebbe far comprendere &#8211; seppure ve ne fosse ancora bisogno &#8211; che \u00e8 meglio portare a casa un accordo sul nucleare con questa amministrazione, con l\u2019amministrazione Obama. <\/p>\n<p>Un fatto \u00e8 comunque chiaro: stavolta il disappunto della presidenza Usa \u00e8 stato evidente. Perch\u00e9 in gioco era la sovranit\u00e0 del governo di Washington, le scelte americane di politica estera.<\/p>\n<p><b>Mozioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina<\/b><br \/>Una situazione simile &#8211; con i dovuti, evidenti distinguo &#8211; si \u00e8 creata qualche giorno prima nel parlamento italiano. <\/p>\n<p>L\u2019internazionalizzazione della campagna elettorale israeliana \u00e8 arrivata tra i banchi di Montecitorio, il 27 febbraio scorso. Risultato: un florilegio di mozioni, pro o contro il riconoscimento (simbolico) dello Stato di Palestina, e una discussione francamente vaga, terribilmente intrisa di luoghi comuni, slogan, stereotipi. <\/p>\n<p>A emergere, \u00e8 stata solamente la paura di gran parte dei deputati di rimanere invischiati in una querelle considerata periferica, di fronte alle minacce dell\u2019autoproclamatosi \u201cstato islamico\u201d, al possibile intervento militare in Libia, al rovello siro-iracheno. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 occuparsi del conflitto israelo-palestinese, quando le emergenze e le urgenze internazionali sono altre? Questa \u00e8 sembrata la domanda di fondo, tra le pieghe di un dibattito stanco, privo della necessaria conoscenza sul terreno, dei fatti, degli uomini, delle sofferenze, della storia. <\/p>\n<p>Perch\u00e9 occuparsi del conflitto israelo-palestinese, alla vigilia delle ennesime elezioni israeliane, e rimanere invischiati nelle paure di Israele, proprio nella fase in cui impazzano i talkshow allarmisti sull\u2019islam, il terrorismo, la guerra prossima ventura?<\/p>\n<p><b>Discussione pilatesca<\/b><br \/>Una discussione pilatesca, \u00e8 stata definita. Una descrizione calzante, soprattutto per quell\u2019imperdonabile farsa delle mozioni di segno diverso approvate a pochi minuti di distanza l\u2019una dall\u2019altra. Una a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina, pur con tutte le cautele del caso. L\u2019altra che poneva talmente tanti paletti da voler rimandare la costituzione di uno Stato di Palestina a data da destinarsi. Cio\u00e8, mai.<\/p>\n<p>Imperdonabile, la farsa. Per diversi motivi. Anzitutto perch\u00e9 diminuisce la statura internazionale dell\u2019Italia. Rievocando antiche immagini di un\u2019Italietta senza coerenza, in una fase che avrebbe richiesto coraggio, in un senso oppure in un altro. <\/p>\n<p>In secondo luogo, imperdonabile perch\u00e9 consolida le voci sulle pressioni esercitate sui politici italiani per il rinvio della discussione, in maniera tale da non incidere sulla campagna elettorale israeliana. <\/p>\n<p>Che queste voci siano false, verosimili o vere, il danno \u00e8 ormai fatto. Di fronte all\u2019Europa, prima ancora che di fronte al Medio Oriente, l\u2019Italia non ha fatto una buona figura. <\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"560\" height=\"315\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jsGnAKe7NzE\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine, Benjamin Netanyahu \u00e8 riuscito a internazionalizzare le elezioni israeliane del prossimo 17 marzo. 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