{"id":29850,"date":"2015-03-06T00:00:00","date_gmt":"2015-03-05T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libia-mettere-i-denti-alla-mediazione\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:17","slug":"libia-mettere-i-denti-alla-mediazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/libia-mettere-i-denti-alla-mediazione\/","title":{"rendered":"Libia, mettere i denti alla mediazione"},"content":{"rendered":"<p>In Libia, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati gli attacchi alle risorse, in particolare ai campi di produzione degli idrocarburi, ai terminali da cui sono esportati e alle infrastrutture, con un uso sempre pi\u00f9 intenso dell\u2019aviazione. <\/p>\n<p>Questo incremento di violenza, del tutto inconcludente, non ha un senso militare, bens\u00ec politico in quanto risponde al tentativo dei \u201cduri\u201d dell\u2019una e dell\u2019altra parte di ostacolare il negoziato Onu e impedire che, malgrado le enormi difficolt\u00e0, raggiunga il successo.<\/p>\n<p>La violenza che ha fatto seguito all\u2019entrata in scena dell\u2019Isis si aggiunge a quella degli schieramenti libici &#8211; i rivoluzionario-islamisti di Tripoli e i conservatori di Tobruk. Tuttavia, mentre \u00e8 un fattore che potrebbe portare la Libia ad uno scenario siriano qualora la mediazione fallisse e la guerra continuasse, per ora non ha nessun impatto sulle prospettive politiche della Libia.<\/p>\n<p><b>Duri contro moderati<\/b><br \/>Le prospettive politiche sono infatti ancora in mano ai due schieramenti che si combattono dal luglio dello scorso anno. Solo che, in questi giorni, lo sviluppo centrale \u00e8 la spaccatura che si \u00e8 verificata al loro interno fra duri e moderati. Essa si traduce nella rumorosa ma inconcludente pressione di azioni militari che hanno il precipuo scopo di tagliare l\u2019erba che sta appena nascendo sotto i piedi dei moderati, del negoziato e della pace.<\/p>\n<p>Oggi 6 marzo si \u00e8 aperta in Marocco un\u2019altra sessione del dialogo di facilitazione della pace organizzato dall\u2019Onu sotto la direzione dell\u2019ambasciatore Bernardino L\u00e9on, inviato speciale del Segretario Generale. I bombardamenti e gli attacchi che hanno avuto un culmine nei giorni scorsi hanno cercato appunto di sabotarla. Come si \u00e8 prodotta questa spaccatura?<\/p>\n<p>La stanchezza della popolazione e della societ\u00e0 civile per una guerra senza sbocco si \u00e8 manifestata inaspettatamente nell\u2019ambito della coalizione dei rivoluzionario-islamisti. <\/p>\n<p>Mentre i militari della coalizione attaccavano i terminali di El Sider e Ras Lanuf, il Consiglio municipale di Misurata, culla e custode della rivoluzione del 17 febbraio, si \u00e8 presentato ai negoziati dell\u2019Onu a Ginevra manifestando esplicita propensione al dialogo e compiendo atti conseguenti, come il ritiro dell\u2019interdetto sulla cittadina di Tawherga, che i misuratini nel corso della guerra rivoluzionaria punirono con l\u2019esilio dell\u2019intera popolazione avendo la citt\u00e0 parteggiato per Gheddafi.<\/p>\n<p>Nel campo avverso di Tobruk la faglia fra moderati e duri sta emergendo non fra militari e societ\u00e0 civile ma fra i militari (e i politici che li appoggiano) e quella parte di classe politica che contrasta l\u2019ascesa che il governo Al-Thinni, d\u2019accordo con l\u2019Egitto e i paesi arabi del Golfo, ha voluto assicurare al generale Khalifa Haftar, fino a nominarlo qualche giorno fa comandante supremo delle forze armate.<\/p>\n<p>L\u2019ascesa di Haftar e dei militari non \u00e8 avventa nel contesto di una seria riforma delle forze armate nazionali &#8211; che sarebbe un\u2019ottima cosa &#8211; ma come processo eminentemente politico che preannuncia, anche in Libia come in altri paesi arabi, una fase post-2011 di segno termidoriano e costituisce oggettivamente un atto di guerra verso la parte avversa e il tentativo di mediazione dell\u2019Onu.<\/p>\n<p><b>Tra rivoluzione e Termidoro<\/b><br \/>Nel parlamento e nel governo di Tobruk si sono levate molte e vivaci critiche contro la politica di Al-Thinni, in particolare da parte del ministro degli Interno al-Zanki. <\/p>\n<p>La Camera dei Deputati, ha prima votato per la sospensione del negoziato in risposta agli attacchi militari degli avversari, poi ha votato per la nomina di Haftar e infine, capovolgendo il voto di pochi giorni prima, per la presenza di Tobruk alla sessione dei negoziati che si sta svolgendo in Marocco e l\u2019invio di una delegazione. Sono chiari perci\u00f2 i segni di scontro all\u2019interno della coalizione conservatrice.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, i moderati, anche se riuscissero a prevalere, restano deboli di fronte ai militari e potrebbero facilmente rivelarsi incapaci di imporre loro un nuovo corso politico. <\/p>\n<p>Nella coalizione di Tobruk i civili sono debolissimi: Haftar non \u00e8 certo un Cincinnato; l\u2019Egitto lo sostiene e le forze armate, compreso Nadhuri, il Capo di stato maggiore, non sono \u201cAslan Gheddafi\u201d (uomini di Gheddafi), come sostiene l\u2019opposizione, ma soldati che dopo esser stati marginalizzati da Gheddafi e dai suoi pretoriani aspirano ora a un ruolo primario, ricalcato su quello di al-Sisi e dei militari egiziani. Non \u00e8 un ritorno al regime ma la prospettiva di un nuovo regime.<\/p>\n<p>Ma nella coalizione di Tripoli la prospettiva potrebbe essere diversa perch\u00e9 la forza militare, che si concentra su Misurata, \u00e8 composta da gruppi minoritari facenti capo ai Fratelli Musulmani, ai berberi e ad ex qaidisti, mentre il grosso \u00e8 collegato alla rete di uomini d\u2019affari e mercati misuratini che hanno sostenuto la rivoluzione e poi la coalizione contro i conservatori. <\/p>\n<p>Questa rete \u00e8 anche quella che sta dietro la differenziazione fra moderati e duri che \u00e8 ora emersa nell\u2019ambito della coalizione. <\/p>\n<p>A differenza dei militari che si stanno ricostituendo sotto l\u2019ala di Tobruk in una prospettiva termidoriana, sembra lecito pensare che ci sia invece una coesione politica fra la milizia cittadina di Misurata e il ceto che la finanzia e che assai probabilmente esercita una leadership politica su di essa pi\u00f9 genuina ed effettiva di quanto non accade a Tobruk.<\/p>\n<p><b>Essenziale una decisa iniziativa occidentale<\/b><br \/>Se questa spaccatura fra civili e militari esiste e se c\u2019\u00e8 qualche possibilit\u00e0 che una parte dei civili riesca a esercitare influenza sui propri militari, la mediazione ha pi\u00f9 potenzialit\u00e0 di quanto l\u2019opinione internazionale oggi non le attribuisca. <\/p>\n<p>Queste potenzialit\u00e0, che comunque esistono e sono all\u2019origine della differenziazione che si \u00e8 prodotta all\u2019interno delle coalizioni, non sono per\u00f2 sufficientemente appoggiate dai governi occidentali, che pure sono quelli che hanno riconfermato la strada del negoziato.<\/p>\n<p>La diplomazia occidentale deve imporre sanzioni personali, esercitare pressioni affinch\u00e9 i suoi alleati nella regione, come l\u2019Egitto, la Turchia e l\u2019Arabia Saudita, limitino o cessino il loro sostegno ai duri, infine &#8211; seguendo il suggerimento che \u00e8 appena venuto dall\u2019Onu &#8211; devono mettere in pratica una forma pi\u00f9 o meno coercitiva di sorveglianza marittima onde impedire i traffici di armi e petrolio che fanno capo, anche qui, ai duri di entrambe le parti. <\/p>\n<p>Stranamente, i paesi occidentali sostengono la mediazione, ma non sembrano voler mettere i necessari denti alla loro stessa politica.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" width=\"806\" height=\"453\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/_AW2hGk04r0\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Libia, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati gli attacchi alle risorse, in particolare ai campi di produzione degli idrocarburi, ai terminali da cui sono esportati e alle infrastrutture, con un uso sempre pi\u00f9 intenso dell\u2019aviazione. 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