{"id":29960,"date":"2015-03-16T00:00:00","date_gmt":"2015-03-15T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/maratona-negoziale-savvicina-a-conclusione\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:13","slug":"maratona-negoziale-savvicina-a-conclusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/maratona-negoziale-savvicina-a-conclusione\/","title":{"rendered":"Maratona negoziale s&#8217;avvicina a conclusione"},"content":{"rendered":"<p>Dopo anni di tormentate trattative, il 2014 ha segnato uno spartiacque per gli <i>Economic Partneship Agreements<\/i> (Epa), accordi commerciali fra Unione europea (Ue) e blocco Africa, Caraibi, Pacifico (Acp).<\/p>\n<p>Con la firma di accordi regionali in tre dei cinque blocchi africani, la maratona degli Epa, iniziata nel 2002, sembra avvicinarsi al suo rettilineo finale.<\/p>\n<p><b>Epa si, Epa no<\/b><br \/>Gli Epa intendono mettere fine al sistema unilaterale di preferenze Ue-Acp, in favore di regimi \u2018asimmetrici\u2019 in base ai quali l\u2019Ue garantisce accesso senza dazi e quote ai paesi Acp, ottenendo in cambio aperture e liberalizzazioni dei mercati Acp di minor portata (fino al 75%).<\/p>\n<p>La base legale \u00e8 <a href= \"https:\/\/ec.europa.eu\/europeaid\/regions\/african-caribbean-and-pacific-acp-region\/cotonou-agreement_en\" target= \"blank\"><b><u>l\u2019accordo di partenariato Ue-Acp di Cotonou<\/u><\/b><\/a> (2000), erede degli accordi di Lom\u00e9, che prevede la fine del pluridecennale regime preferenziale riservato ai paesi Acp, incompatibile con i dettami liberoscambisti dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc).<\/p>\n<p>Per i fautori degli Epa tali accordi adatteranno le relazioni Ue-Acp alla realt\u00e0 del commercio globale odierno, terminando discriminazioni verso paesi terzi e assicurando compatibilit\u00e0 con le disposizioni dell\u2019Omc.<\/p>\n<p>Per i detrattori, gli Epa avvantaggeranno solo l\u2019Ue: se mal calibrate, le liberalizzazioni previste arrecherebbero danni irreversibili alle industrie nascenti in Africa.<\/p>\n<p>L\u2019impatto sul settore agricolo dei paesi africani \u00e8 tutto da valutare: con l\u2019eccezione di una nicchia di prodotti sensibili, gli Epa mettono i mercati africani davanti al rischio di invasione di prodotti agricoli europei a prezzi pi\u00f9 bassi.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 metterebbe fuori gioco i produttori africani che farebbero pi\u00f9 fatica ad entrare nel mercato europeo, considerate le barriere non tariffarie esistenti e la minor competitivit\u00e0 dovuta anche alle sovvenzioni della contestata Politica agricola comune europea.<\/p>\n<p>Per economie fortemente basate sull\u2019agricoltura come quelle africane, l\u2019impatto degli Epa sul commercio agricolo Ue-Acp \u00e8 quindi un nodo centrale.<\/p>\n<p><b>Epa in Africa, un percorso tortuoso <\/b><br \/>Se gli accordi Ue-Caraibi si sono conclusi rapidamente (2008), in Africa i negoziati Epa sono stati costellati di difficolt\u00e0 riguardanti modalit\u00e0, tempistiche, e grado delle liberalizzazioni, nonch\u00e9 la protezione di prodotti sensibili e le compensazioni per la perdita immediata delle entrate dei dazi doganali.<\/p>\n<p>Per incentivare la conclusione di accordi definitivi, l\u2019Ue ha concesso e poi esteso all\u2019ottobre 2014 la <a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/taxation_customs\/customs\/customs_duties\/rules_origin\/preferential\/article_785_en.htm\" target= \"blank\"><b><u>Market Access Regulation<\/u><\/b><\/a> che garantiva accesso senza dazi n\u00e9 quote ai prodotti dei paesi Acp firmatari di accordi \u2018interim\u2019.<\/p>\n<p>Questa mossa \u00e8 stata decisiva: nel 2014 sono stati conclusi accordi con tre blocchi africani: Africa occidentale (Ecowas),  australe (Sadc) e orientale (Eac).<\/p>\n<p>Nel 2015, con l\u2019approvazione da parte dei Parlamenti nazionali e la ratifica dei rispettivi Capi di Stato, gli Epa dovrebbero finalmente entrare in vigore nei blocchi firmatari.<\/p>\n<p>In Africa centrale e sud-orientale i negoziati sono invece ancora in corso a causa di spaccature interne ai blocchi. Per questi paesi il tempo stringe: nel 2015 \u00e8 prevista la revisione quinquennale dell\u2019Accordo di Cotonou e all\u2019orizzonte incombono le trattative per un nuovo accordo-quadro Ue-Acp, vista la spada di Damocle della scadenza di Cotonou nel 2020.<\/p>\n<p>Il tortuoso percorso dei negoziati Epa in Africa, costellato di incomprensioni, bizantinismi burocratici, ritardi strategici e deroghe non rispettate, ha a lungo costituito una spina nel fianco delle relazioni Ue-Acp.<\/p>\n<p>Con il tempo i rapporti di forza sono per\u00f2 cambiati e le carte al tavolo dei negoziati si sono rimescolate. Se l\u2019Ue \u00e8 stata indebolita da una crisi interna acutissima, le economie africane hanno vissuto un periodo di forte espansione, sviluppo e accresciuto peso politico. Bruxelles, conscia di questi cambiamenti, \u00e8 quindi passata da un atteggiamento intransigente a uno pi\u00f9 flessibile improntato sulla logica del compromesso.<\/p>\n<p><b>Apertura e protezione, un fragile equilibrio<\/b><br \/>Nel breve periodo l\u2019implementazione degli Epa porter\u00e0 con s\u00e9 costi di adattamento e squilibri commerciali, ma una valutazione obiettiva sull\u2019impatto di accordi di questa portata deve fondarsi su un\u2019ottica di medio e lungo termine.<\/p>\n<p>Allo stato attuale esprimere giudizi di merito risulta difficile, vista la pluralit\u00e0 delle variabili in gioco e l\u2019incertezza in merito alle modalit\u00e0 di implementazione. Certo \u00e8 che l\u2019insostenibilit\u00e0 di regimi commerciali preferenziali unilaterali in un panorama globale caratterizzato da economie sempre pi\u00f9 interdipendenti e aperte \u00e8 un fatto assodato per molti.<\/p>\n<p>Il mancato adeguamento del commercio Ue-Acp alla geografia economica contemporanea sarebbe politicamente miope per entrambi.<\/p>\n<p>I paesi africani in procinto di implementare gli Epa hanno per\u00f2 economie fondate sull\u2019esportazione di materie prime. Quasi nessuno esporta quei prodotti semi-lavorati o finiti, nei quali risiede il surplus economico maggiore e che garantiscono ritorni positivi dal libero scambio con altri blocchi.<\/p>\n<p>Nella storia economica moderna, le pi\u00f9 durevoli esperienze di crescita e sviluppo su scala regionale (industrializzazione in Europa nel diciannovesimo secolo e \u2018<i>East Asian miracle<\/i>\u2019 nella seconda meta del ventesimo)sono state caratterizzate da una fase iniziale di protezione commerciale di settori strategici.<\/p>\n<p>Questo \u2018farsi le ossa\u2019 predispone un\u2019economia ad affrontare i mercati globali con i dovuti anticorpi. In assenza di ci\u00f2, per paesi con strutture economiche poco diversificate &#8211; e quindi molto vulnerabili &#8211; le aperture previste dagli Epa potrebbero diventare un vero e proprio salto nel buio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo anni di tormentate trattative, il 2014 ha segnato uno spartiacque per gli Economic Partneship Agreements (Epa), accordi commerciali fra Unione europea (Ue) e blocco Africa, Caraibi, Pacifico (Acp). Con la firma di accordi regionali in tre dei cinque blocchi africani, la maratona degli Epa, iniziata nel 2002, sembra avvicinarsi al suo rettilineo finale. 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