{"id":30010,"date":"2015-03-19T00:00:00","date_gmt":"2015-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-sasso-lanciato-da-juncker\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:11","slug":"il-sasso-lanciato-da-juncker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/il-sasso-lanciato-da-juncker\/","title":{"rendered":"Il sasso lanciato da Juncker"},"content":{"rendered":"<p>Calato il clamore mediatico suscitato, non certo in Italia, dalle dichiarazioni di Jean-Caude Juncker sull&#8217;opportunit\u00e0 di costituire un esercito dell&#8217;Unione europea, vale la pena di fare qualche considerazione a freddo.<\/p>\n<p>Una prima osservazione riguarda la carica rivestita da Juncker: \u00e8 il Presidente della Commissione che, in quanto organo comunitario, non ha competenza alcuna in tema di sicurezza e difesa, materie gelosamente riservate all&#8217;area intergovernativa; le sue dichiarazioni pertanto costituiscono di per se stesse un segnale molto forte, al limite della provocazione, il che implica che i tempi sembrano maturi per affrontare il tema senza preclusioni concettuali.<\/p>\n<p><b>Organo in cerca di funzione<\/b><br \/>Interessante \u00e8 anche una delle motivazioni addotte, e cio\u00e8 che &#8220;un tale esercito ci aiuterebbe a concepire una politica estera e di sicurezza comune&#8221;, con un palese rovesciamento logico secondo cui l&#8217;organo \u00e8 destinato a creare la funzione, e non viceversa.<\/p>\n<p>Ci sarebbe da rimanere perplessi, ma prima sar\u00e0 il caso di considerare quanto sta accadendo nei singoli paesi europei: la crisi economica ha indotto quasi tutti, con pochissime eccezioni, a tagli pesanti nel settore della difesa, effettuati senza la minima coordinazione, con il risultato che tutti hanno tagliato le stesse capacit\u00e0, miopemente percepite come non pi\u00f9 indispensabili.<\/p>\n<p>Cos\u00ec oggi, ad esempio, sono praticamente scomparsi dagli arsenali degli stati membri i mezzi corazzati, salvo poi accorgersi che qualcuno ad Est questa capacit\u00e0 l&#8217;ha ben conservata!<\/p>\n<p>Ora apparirebbe saggio, se non logico, che i ministri della difesa dei paesi dell&#8217;Unione, per lo meno dei &#8216;willing and able, in un quadro di Cooperazione Strutturata Permanente, come previsto dal trattato di Lisbona, si riuniscano intorno ad un tavolo per concordare in modo coordinato i tagli, cos\u00ec che nel loro insieme i paesi europei conservino tutte le capacit\u00e0 necessarie in misura adeguata.<\/p>\n<p>Sarebbe un modo surrettizio di riprendere il concetto di specializzazione e presuppone un grado di mutua fiducia che, al presentarsi della necessit\u00e0, nessuno possa o voglia tirarsi indietro: ecco che l&#8217;organo darebbe forzatamente vita alla funzione. Vista sotto questa prospettiva, l&#8217;affermazione di Juncker non appare poi cos\u00ec fuori dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p><b>Protezionismo e mercato unico<\/b><br \/>Vale la pena di riflettere anche su un&#8217;altra delle argomentazioni esposte nell&#8217;intervista, quella sull&#8217;ottimizzazione della spesa per l&#8217;ammodernamento dei mezzi e degli equipaggiamenti: oggi non solo si spende meno del dovuto, ma si spende male e in modo inefficiente, perch\u00e9 nella miope visione protezionistica delle proprie industrie per la difesa, i singoli paesi disperdono le proprie risorse in una miriade di programmi concorrenti, con buona pace del concetto di mercato unico.<\/p>\n<p>Davvero l&#8217;Europa aveva bisogno di tre tipi di velivoli da caccia o di tredici veicoli blindati da trasporto truppe, con costi unitari saliti alle stelle e sacrificando il principio fondamentale dell&#8217;interoperabilita? <\/p>\n<p>Certo l&#8217;Unione non ha fatto molto per stimolare in modo virtuoso il comparto dell&#8217;industria della difesa, salvo emanare faticosamente direttive rimaste sostanzialmente inapplicate: basta dichiarare che un programma risponde all&#8217;irrinunciabile interesse strategico del paese (come ha fatto la Francia per il futuro blindato!) per eludere i dettami del mercato unico.<\/p>\n<p>Serve quindi un approccio diverso, propositivo e non normativo. Sarebbe cos\u00ec scandaloso se l&#8217;Unione in quanto tale, a somiglianza di quanto fatto per il programma Galileo, lanciasse lo sviluppo a fondi comuni del prossimo sistema d&#8217;arma complesso, assicurando ai paesi che decidessero di dotarsi di tale sistema benefici come l&#8217;esenzione dalla tassazione indiretta e lo scomputo dei fondi per l&#8217;acquisizione dal tetto del 3 % del deficit di bilancio? <\/p>\n<p>Le cifre in gioco, riferite agli equilibri finanziari, sarebbero minuzie, ma il segnale politico sarebbe straordinariamente forte e potrebbe costituire l&#8217;elemento di discontinuit\u00e0 necessario.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 le dichiarazioni di Juncker non sono campate in aria, ma al contrario possono costituire l&#8217;avvio di un dibattito che potrebbe portare lontano.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Calato il clamore mediatico suscitato, non certo in Italia, dalle dichiarazioni di Jean-Caude Juncker sull&#8217;opportunit\u00e0 di costituire un esercito dell&#8217;Unione europea, vale la pena di fare qualche considerazione a freddo. 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