{"id":30020,"date":"2015-03-20T00:00:00","date_gmt":"2015-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-strategia-della-tensione-premia-netanyahu\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:10","slug":"la-strategia-della-tensione-premia-netanyahu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/la-strategia-della-tensione-premia-netanyahu\/","title":{"rendered":"La strategia della tensione premia Netanyahu"},"content":{"rendered":"<p>Israele ha scelto. Il Likud, guidato dal primo ministro in carica Benjamin Netanyahu, resta il primo partito nazionale, con 30 seggi nelle elezioni del 17 marzo.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza di centro, l\u2019Unione sionista, composta dal partito laburista di Isaac Herzog e da Hatnuah dell\u2019ex-ministro della giustizia Tzipi Livni, ha ottenuto 24 seggi. <\/p>\n<p>Terza forza politica, confermando almeno in questo i sondaggi pre-voto, \u00e8 la Lista unita dell\u2019alleanza di partiti arabi e arabo-israeliani con 13 seggi, seguita dal partito dell\u2019ex ministro delle finanze Yair Lapid con 11, e dal partito Kulanu, nuova formazione dell\u2019ex ministro Likud Moshe Kahlon con 10.<\/p>\n<p>I seggi restanti si sono ripartiti tra le correnti ultraortodosse, nazional-religiose e della sinistra-marxista israeliana, forze che insieme hanno conquistato i rimanenti 32 su 120 scranni della Knesset. <\/p>\n<p>Sembra certo che sar\u00e0 Netanyahu a ricevere l\u2019incarico di creare un nuovo governo dal presidente israeliano Reuven Rivlin, che avvier\u00e0 le consultazioni domenica. I risultati ufficiali saranno presentati il 25 marzo, ma pochi si aspettano cambiamenti dopo che il Comitato Centrale per le Elezioni ha completato lo spoglio dei voti la mattina del 19 marzo.<\/p>\n<p><b>Vittoria della strategia della tensione<\/b><br \/>Rimangono da controllare alcune incongruenze e possibili infrazioni, ma il risultato politico in quella che \u00e8 stata definita un\u2019elezione decisiva per tracciare le priorit\u00e0 future del paese \u00e8 ormai chiaro: ha vinto la strategia della tensione; hanno vinto il cinismo e la testardaggine di alcuni politici israeliani che non paiono preoccuparsi del crescente isolamento internazionale di Israele, ma solo dei propri calcoli politici. <\/p>\n<p>Hanno vinto i coloni, che votando in massa (80%) hanno assicurato il persistere del dominio israeliano nei territori occupati palestinesi. <\/p>\n<p>S\u2019\u00e8 cos\u00ec confermata la tendenza che da anni vede la societ\u00e0 israeliana spostarsi sempre pi\u00f9 verso la destra ultra-nazionalista religiosa e che ancora una volta ha rinnovato al potere Netanyahu, un personaggio che deve proprio al sostegno dei coloni gran parte della propria ascesa politica. <\/p>\n<p>Il consenso per il Likud proveniente dalle colonie israeliane nei Territori occupati \u00e8 aumentato di 10.000 voti rispetto alle elezioni del 2013: voti che Netanyahu sapeva di dovere sottrarre agli altri partiti di destra per fare s\u00ec che il Likud restasse il primo partito. <\/p>\n<p>Per questa ragione, il premier aveva deciso di uscire allo scoperto, dichiarando senza mezze misure che un voto per lui avrebbe rappresentato un voto contro la creazione di uno Stato palestinese, scenario che &#8211; a suo dire &#8211; avrebbe spalancato le porte della Cisgiordania all\u2019estremismo islamico in salsa Isis.<\/p>\n<p>In particolare, il giorno delle elezioni, a urne aperte, Netanyahu aveva sollecitato i suoi simpatizzanti a precipitarsi al voto con un messaggio di dubbia legalit\u00e0 costituzionale, secondo cui il futuro della destra israeliana al potere era in pericolo per via dei voti della minoranza araba in Israele. <\/p>\n<p>Una mossa che ha irritato anche la Casa Bianca, \u201cprofondamente amareggiata\u201d dalle parole di Netanyahu. <\/p>\n<p>La strategia ha per\u00f2 funzionato: l\u2019affluenza \u00e8 aumentata dal 67.8% nel 2013 al 72.3% e in otto delle dieci principali citt\u00e0 israeliane, con le consuete eccezioni di Tel Aviv e Haifa, il Likud \u00e8 stato il primo partito. <\/p>\n<p><b>Frammentazione altre formazioni<\/b><br \/>L\u2019incapacit\u00e0 delle formazioni politiche di centro di fare fronte unito contro la destra di Netanyahu, e in particolare l\u2019orientamento di una larga fetta dell\u2019elettorato moderato a votare per il partito di Yair Lapid, hanno limitato il consenso per l\u2019Unione sionista, unica sigla che avrebbe potuto superare il Likud. <\/p>\n<p>I partiti avranno ora tempo fino al 22 aprile per accordarsi sulla composizione del nuovo governo. Il presidente Rivlin, favorevole alla creazione di un governo di unit\u00e0 nazionale tra il Likud e l\u2019Unione Sionista, ha visto questo scenario andare in frantumi proprio per la controversa campagna elettorale di Netanyahu. <\/p>\n<p>Herzog ha ora teorizzato la necessit\u00e0 di rimanere all\u2019opposizione, spianando la strada a quello che molto probabilmente sar\u00e0 un governo nettamente spostato a destra, un\u2019alleanza tra il Likud e i partiti del ministro degli esteri Avigdor Lieberman e del nazionalista religioso Naftali Bennett, con l\u2019aggiunta del partito Kulanu cui Netanyahu potrebbe affidare il ministero delle finanze e di una formazione d\u2019impronta ultra-ortodossa. <\/p>\n<p>     <b>Crisi dei rapporti fra Usa e Israele<\/b><br \/>Dagli Stati Uniti, l\u2019amministrazione Obama non ha nascosto la delusione per la vittoria di Netanyahu, avvertendo il leader israeliano che le politiche Usa sul processo di pace in Medioriente verranno \u201crivisitate\u201d alla luce del suo chiaro rifiuto della formula dei due Stati. <\/p>\n<p>Obama stesso, nella telefonata di congratulazioni al neo-eletto Netanyahu, ha espresso un forte dissenso con i propositi del leader israeliano.<\/p>\n<p>La crisi dei rapporti fra Usa e Israele potrebbe portare sorprese. Se \u00e8 difficile pensare che gli aiuti economici e militari possano diminuire, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 che l\u2019approccio diplomatico statunitense sul processo di pace subisca modifiche: finora, Washington \u00e8 sistematicamente ricorsa al veto pro Israele nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e ha fatto pressioni sugli alleati per evitare il riconoscimento lo Stato della Palestina. <\/p>\n<p>Spetter\u00e0 al nuovo inviato speciale europeo per il Medioriente, l\u2019ambasciatore Fernando Gentilini, il compito di seguire una linea comune europea nei confronti del nuovo governo israeliano. <\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai servono posizioni decise capaci di rendere chiare le conseguenze economiche, politiche e anche di sicurezza a cui va incontro Israele per il cinismo dei propri politici e le politiche coloniali da loro perseguite nella Cisgiordania occupata.<\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Israele ha scelto. 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