{"id":30040,"date":"2015-03-22T00:00:00","date_gmt":"2015-03-21T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-gattopardo-saudita-e-il-mercato-del-greggio\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:10","slug":"il-gattopardo-saudita-e-il-mercato-del-greggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/il-gattopardo-saudita-e-il-mercato-del-greggio\/","title":{"rendered":"Il gattopardo saudita e il mercato del greggio"},"content":{"rendered":"<p>Nel susseguirsi di notizie negative che stanno sconvolgendo lo scacchiere geopolitico, ve ne \u00e8 una che va controcorrente: lo spettacolare tonfo nelle <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=2904\" target= \"blank\"><b><u>quotazioni dell\u2019oro nero<\/u><\/b><\/a>, che a gennaio ha toccato quota 47 dollari al barile solo in parte temperato dal rialzo intorno ai 60 dollari registrato nelle ultime settimane.<\/p>\n<p>Illustri macroeconomisti hanno argomentato come un greggio a buon mercato possa rilanciare produzione industriale e domanda interna. Vi \u00e8 inoltre consenso sul fatto che il petrolio basso stia riducendo ulteriormente le gi\u00e0 deboli pressioni inflazionistiche, regalando alle banche centrali maggiori margini per attuare una politica monetaria espansiva.<\/p>\n<p>Analisti geopolitici evidenziano come l\u2019attuale congiuntura sui mercati energetici limiter\u00e0 il raggio d\u2019azione di regimi spesso problematici sullo scacchiere internazionale (Iran, Venezuela e Russia su tutti). Essa ridurr\u00e0 anche il flusso di denaro legato al complesso, ma reale, legame tra rendite petrolifere e finanziamento dell\u2019islamismo radicale. Indubbiamente buone notizie per un Occidente importatore cronico e in difficolt\u00e0 con diversi paesi produttori di petrolio, soprattutto nel mondo islamico.<\/p>\n<p><b>Arabia Saudita tiene bassa l\u2019asticella del prezzo<\/b><br \/>Pecca per\u00f2 di eccessivo ottimismo chi vede nel crollo dei prezzi una capitolazione dell\u2019Opec e un\u2019inversione strutturale dei rapporti di forza tra produttori e importatori.<\/p>\n<p>Infatti, se il trend ribassista \u00e8 da attribuire in primo luogo all\u2019eccesso di offerta sul mercato fisico, la sua tempistica ed entit\u00e0 sono state influenzate in maniera fondamentale dalle mosse del blocco di paesi dominanti all\u2019interno dell\u2019Opec, saldamente guidato dall\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Spalleggiati dagli alleati del Consiglio della cooperazione del Golfo, Ccg, (Kuwait, Qatar, Emirati, Bahrain e Oman), i principi sauditi hanno infatti accentuato il crollo delle quotazioni rifiutandosi, con il barile gi\u00e0 sotto agli 80 dollari, di annunciare un taglio della produzione al vertice Opec del 27 novembre scorso.<\/p>\n<p>L\u2019Arabia Saudita ha tenuto un tale atteggiamento nonostante un intervento fosse pienamente giustificato dalla situazione di mercato e richiesto quasi disperatamente da una fetta significativa di paesi Opec (Iran, Venezuela e Nigeria in primis) nonch\u00e9 da altri importanti produttori come Messico e Russia che partecipavano al vertice.<\/p>\n<p>La mossa \u00e8 stata poi puntellata il mese successivo dalle dichiarazioni del ministro del petrolio Ali al-Naimi sulla possibilit\u00e0 di un petrolio a 20 dollari.<\/p>\n<p><b>Shale, una vittoria di Pirro?<\/b><br \/>La narrativa trionfalista della \u2018vittoria energetica\u2019 dei trivellatori a stelle e strisce che spodestano gli sceicchi nel dominio del mercato petrolifero nasconde dunque una realt\u00e0 meno piacevole. Il settore shale americano avr\u00e0 pure sostituito il gigante saudita Saudi Aramco nel ruolo di \u201c<i>swing producer<\/i>\u201d in grado di influenzare le quotazioni, come argomenta Alan Greenspan sul <i>Financial Times<\/i>. Una cosa per\u00f2 \u00e8 essere <i>swing producer <\/i>per scelta, lasciando strategicamente fuori dal mercato fette consistenti della propria capacit\u00e0 produttiva (come fanno i sauditi da almeno 30 anni), un altro \u00e8 esserlo per necessit\u00e0, in quanto la propria produzione oscilla costantemente attorno alla soglia della profittabilit\u00e0 in uno scenario di estrema volatilit\u00e0 dei prezzi.<\/p>\n<p>Per la schiera di produttori indipendenti del Texas o del Nord Dakota un barile intorno ai 50-60 dollari significa flirtare con la bancarotta, soprattutto quando scadranno i contratti di <i>hedging<\/i> firmati per coprire la produzione dei prossimi uno o due anni.<\/p>\n<p>Una tale condizione non potr\u00e0 che portare a un ridimensionamento della produzione a stelle e strisce, nonostante i dati pi\u00f9 recenti ancora non segnalino un calo dei volumi estratti.<\/p>\n<p>Le formazioni geologiche scistose (<i>shale<\/i>), da cui proviene gran parte dell\u2019incremento del 65% nella produzione del petrolio americano negli ultimi cinque anni, necessitano di continui investimenti in nuove trivellazioni per mantenere i livelli di attivit\u00e0 attuali, ma l\u2019afflusso di liquidit\u00e0 dai mercati finanziari &#8211; complice anche l\u2019annunciata fine del <i>quantitative easing <\/i>promosso dalla Fed &#8211; rischia di affievolirsi. E senza capitali si svuoteranno anche i treni e gli oleodotti che trasportano il greggio americano verso le raffinerie del Golfo del Messico, non a caso &#8211; come ha mostrato Bassam Fattouh dell\u2019Oxford Institute of Energy Studies &#8211; le destinazioni preferite per il greggio saudita prima della <i>shale devolution<\/i>.<\/p>\n<p><b>Geopolitica dell\u2019abbondanza saudita<\/b><br \/>Nel lungo periodo, inoltre, \u00e8 difficile immaginare che i paesi del Golfo e i membri delle loro numerose famiglie reali si accontentino di vivere in un mondo di petrolio a buon mercato, privandosi dei lussi e dei privilegi globali che hanno saggiato durante l\u2019ultimo <i>commodity boom<\/i>.<\/p>\n<p>Anche questa volta l\u2019Arabia Saudita avrebbe a disposizione le armi per invertire la tendenza: basterebbe diminuire la produzione, cosa che si \u00e8 rifiutata di fare al vertice Opec di novembre. In presenza di un segnale opposto, i capitali finanziari potrebbero rientrare rapidamente sul mercato dei <i>futures <\/i>con aspettative rialziste, in un remake del rialzo del 2009-2010 dopo il crollo di fine 2008.<\/p>\n<p>Nulla di nuovo da Ryad: la nuova \u201cgeopolitica dell\u2019abbondanza\u201d assomiglia molto a quella vecchia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel susseguirsi di notizie negative che stanno sconvolgendo lo scacchiere geopolitico, ve ne \u00e8 una che va controcorrente: lo spettacolare tonfo nelle quotazioni dell\u2019oro nero, che a gennaio ha toccato quota 47 dollari al barile solo in parte temperato dal rialzo intorno ai 60 dollari registrato nelle ultime settimane. 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