{"id":30060,"date":"2015-03-24T00:00:00","date_gmt":"2015-03-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-cinesi-doltremare-che-lasciano-il-sogno-italiano\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:09","slug":"i-cinesi-doltremare-che-lasciano-il-sogno-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/i-cinesi-doltremare-che-lasciano-il-sogno-italiano\/","title":{"rendered":"I cinesi d\u2019oltremare che lasciano il &#8216;sogno italiano&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Sul ponte di Tashan, lungo la statale 330 che dalla citt\u00e0 di Wenzhou porta a Qingtian, storico focolaio di emigrazione dalla Cina verso l\u2019Europa, campeggia una grande scritta in lettere alfabetiche gialle su fondo blu cielo.<\/p>\n<p>Il messaggio \u00e8 ripetuto per tre volte, nelle diverse lingue dei paesi che oggi ospitano le maggiori collettivit\u00e0 di cittadini della Repubblica popolare cinese (Rpc) in Europa: italiano, spagnolo e francese.<\/p>\n<p><b>Tra foglie cadute e testuggini marine<\/b><br \/>\nQuella italiana recita: \u201cBenvenuto al distretto cinese d\u2019oltremare Qingtian\u201d, ma \u00e8 la versione francese che svela il senso vero di questi cartelli: \u201cBienvenue a Qingtian aux Chinois d\u2019outre-mer\u201d.<\/p>\n<p>Il benvenuto \u00e8 diretto, infatti, alle \u201cfoglie cadute che ritornano alle radici\u201d e alle \u201ctartarughe marine\u201d (gioco di parole sul diverso significato di termini omofoni: \u201ccoloro che tornano da oltremare\u201d\/\u201ctestuggini marine\u201d), ovvero agli emigranti e agli studenti o specializzandi che scelgono di tornare alla madrepatria dopo aver fatto fortuna o essersi formati all\u2019estero. Sottinteso: emigranti che tornano al \u201cpaese degli antenati\u201d per investirvi capitali, idee e competenze accumulate altrove.<\/p>\n<p>Lungo il corso degli anni Duemila, e con un\u2019impennata significativa dal 2007 in avanti, una quota consistente di chi aveva lasciato la Cina per formarsi all\u2019estero ha cominciato a tornare in patria.<\/p>\n<p>Lo hanno fatto soprattutto gli individui pi\u00f9 qualificati o in corso di alta formazione, ma il fenomeno ha gradualmente investito anche i migranti a bassa qualificazione trasferitisi in Europa.<\/p>\n<p>I primi indubbiamente sedotti dalle migliori prospettive di crescita e di carriera offerte da uno dei pochi contesti internazionali ad alta resilienza, dopo che la crisi finanziaria internazionale ha cominciato a farsi sentire in tutto l\u2019Occidente e oltre.<\/p>\n<p>I secondi, invece, in parte attratti dalle opportunit\u00e0 di investimento e speculazione offerte dalla vitalit\u00e0 del mercato cinese, in parte perch\u00e9 ormai disillusi rispetto alle possibilit\u00e0 di fare fortuna nei paesi europei di maggior insediamento cinese.<\/p>\n<p>L\u2019emigrazione dal Zhejiang ha conosciuto il primo picco proprio pochi anni prima dello scoppio della crisi. In Italia, ad esempio, i flussi pi\u00f9 consistenti si sono avuti negli anni 2003, 2004 e 2005, per lasciare poi il posto a incrementi decrescenti fino a un nuovo picco negli anni 2009, 2010 e 2011, cui \u00e8 seguita una fase di contrazione degli ingressi tuttora in atto.<\/p>\n<p>Dal 1994 al 2013 complessivamente 12.061 persone hanno fatto ritorno in patria. Oltre il 60%di questi ritorni si \u00e8 verificato negli ultimi cinque anni. Certo, non sono poi molti: rapportati ai 256.846 cittadini cinesi residenti in Italia nel 2013, \u00e8 un modesto 4,7%, che senza dubbio raccoglie anche molti anziani desiderosi di trascorrere il crepuscolo delle proprie esistenze nel paese natale.<\/p>\n<p>Visitando i contesti di origine, tuttavia, non si pu\u00f2 non restare colpiti dalla frequenza con cui ci si imbatte in persone giovani che dichiarano di essere tornati in Cina dopo aver trascorso periodi relativamente brevi in Italia.<\/p>\n<p>Nelle cittadine di media grandezza i \u201critornati\u201d sono persone di et\u00e0 inferiore ai trentacinque anni: in questi contesti urbani, tuttora pervasi da un certo fervore commerciale, queste persone svolgono mestieri (tassisti, portieri d\u2019albergo, commessi) che fino a met\u00e0 degli anni Duemila erano pi\u00f9 spesso riservati a migranti interni.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 avventurosi aprono piccoli esercizi commerciali, negozi di abbigliamento o bar \u201cin stile italiano\u201d. Quelli che in Italia hanno fatto fortuna sul serio tendenzialmente si dedicano all\u2019import-export, o si cimentano in arditi progetti di speculazione immobiliare.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europatown di Tonglu<\/b><br \/>\nUn buon esempio \u00e8 il progetto \u201cItalia in Tonglu\u201d, recentemente presentato presso la Camera di commercio italo-cinese da Jiang Wenyao (Oscar Jiang), presidente dell\u2019Associazione generale del commercio diQingtian in Italia.<\/p>\n<p>Tonglu \u00e8 una \u201ccittadina modello\u201d, a un\u2019ora d\u2019auto dalla capitale del turismo interno cinese, Hangzhou. Il progetto &#8211; in cui si \u00e8 impegnata una cordata di imprenditori transnazionali originari di Qingtian e residenti in Italia &#8211; prevede la realizzazione di una \u201cEuropatown\u201d, un quartiere che amalgami in un ibrido esotizzante parchi a tema, centri commerciali, hotel di lusso, spa resort e casin\u00f2 d\u2019ispirazione europea.<\/p>\n<p><i>China European City<\/i>, infatti, si presenta come un insieme coeso di edifici costruiti in modo da emulare i tratti caratteristici del borgo italiano tipico, ma con un tocco di gigantismo alla cinese (la piazza, il campanile, i portici&#8230;). L\u2019impatto estetico del rendering del progetto sull\u2019osservatore europeo \u00e8 straniante: un bizzarro esempio di esotismo occidentalista, ma sul consumatore cinese benestante &#8211; assicurano i proponenti &#8211; l\u2019effetto \u00e8 di grande seduzione.<\/p>\n<p>Per tutti quei cinesi che non possono o non vogliono recarsi all\u2019estero, questo surrogato offrir\u00e0 le medesima opportunit\u00e0 di acquistare i grandi marchi europei, mangiare e bere all\u2019europea, andare all\u2019opera o a un concerto, per poi svagarsi all\u2019ombra di cupoloni brunelleschiani e colonnati simil-Bernini. L\u2019area coinvolta \u00e8 di 400 mila metri quadrati, l\u2019investimento \u00e8 poco pi\u00f9 di 420 milioni di euro (al cambio di gennaio 2015).<\/p>\n<p><b>Se l\u2019epopea italiana non decolla<\/b><br \/>\nNon \u00e8 un caso che a proporre questo tipo di iniziative siano migranti transnazionali che risiedono in Italia o in altri paesi europei, e non <i>return migrants <\/i>ristabilitisi in Cina.<\/p>\n<p>Il fattore motivante del ritorno di questi ultimi &#8211; per quanto riguarda l\u2019area storica di provenienza dei \u201cnostri\u201d cinesi &#8211; sembra essere piuttosto il crollo delle aspettative, la fine del loro \u201csogno italiano\u201d.<\/p>\n<p>Emigrati sull\u2019onda dell\u2019ultima grande sanatoria e dei primi decreti flussi, convinti di poter realizzare a breve termine quelle \u201cepopee veloci\u201d di riuscita economica che avevano portato molti migranti degli anni Ottanta e Novanta dalla condizione di lavapiatti a quella di proprietario di una trattoria nel giro di meno di dieci anni, sono stati colti in contropiede dall\u2019impatto con le mutate condizioni del mercato del lavoro degli anni Duemila.<\/p>\n<p>I loro coetanei rimasti in Cina hanno spesso carriere pi\u00f9 rapide delle loro, che perseguono assieme ai propri amici e parenti, nei contesti in cui sono cresciuti. Quelli che raccontano la decisione di tornare dopo pochi anni in Italia lo fanno senza amarezza, contenti di essere tornati per tempo in un paese che sentono ancora in corsa, ancora capace di stupire il mondo e offrire loro una chance di realizzazione personale.<\/p>\n<p>Un paese che, a differenza di chi li ha preceduti, sono ancora in grado di sentire proprio, in cui si sentono a casa. E in cui, conservando i legami familiari con l\u2019estero, fare da snodo locale per le imprese di import-export gestite dai propri parenti in Europa, aprendo loro le porte del mercato cinese.<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Articolo pubblicato su <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sites\/default\/files\/orizzontecina_14-11-12.pdf\" target=\"blank\"><b><u> OrizzonteCina<\/u><\/b><\/a>, rivista online sulla Cina contemporanea a cura di Torino World Affairs Institute e Istituto Affari Internazionali<\/span><\/i>.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul ponte di Tashan, lungo la statale 330 che dalla citt\u00e0 di Wenzhou porta a Qingtian, storico focolaio di emigrazione dalla Cina verso l\u2019Europa, campeggia una grande scritta in lettere alfabetiche gialle su fondo blu cielo. 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