{"id":30130,"date":"2015-03-30T00:00:00","date_gmt":"2015-03-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-piano-merkel-di-yanis-varoufakis\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:07","slug":"il-piano-merkel-di-yanis-varoufakis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/il-piano-merkel-di-yanis-varoufakis\/","title":{"rendered":"Il Piano Merkel di Yanis Varoufakis"},"content":{"rendered":"<p>Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha proposto un nuovo piano di investimenti europeo, che si aggiunge, tra i vari schemi avviati, promessi o inattuati, al cosiddetto Piano Juncker e al pi\u00f9 concreto <i>Quantitative Easing<\/i> (QE). <\/p>\n<p>Il piano avviato dalla Banca centrale europea (Bce) per l\u2019acquisto di titoli di stato europei \u00e8 l\u2019unico finora di dimensioni adeguate &#8211; oltre 1000 miliardi di euro &#8211; ad affrontare il problema di \u201crilanciare la crescita\u201d. <\/p>\n<p>Il Piano Varoufakis rappresenta una forma alternativa di <i>Quantitative Easing<\/i>: la Banca europea degli investimenti chiederebbe ai governi di guidare un programma per la ripresa, finanziato al 100% mediante obbligazioni dalla stessa Bei acquistate dalla Bce sul mercato secondario.<\/p>\n<p>Varoufakis lo chiamerebbe volentieri, se la Germania vi aderisse e ne permettesse il lancio, \u201cPiano Merkel\u201d. Proposta, vista la provenienza, amaramente canzonatoria e ironica.<\/p>\n<p><b>I limiti del Piano Juncker e del QE<\/b><br \/>Il suggerimento di Varoufakis mette in luce i limiti evidenti del Piano Juncker e il fatto che col QE la liquidit\u00e0 immessa nel sistema dalla Bce non si tramuta di per s\u00e9 in investimenti. Nonch\u00e9, com\u2019\u00e8 evidente, che i debiti si rimborsano meglio in una cornice di crescita che non di diffusa anemia e stagnazione. <\/p>\n<p>Mentre si grida al portento se, dopo avere perso negli ultimi sette anni numerosi punti percentuali di Pil, si torna a ritmi di crescita di qualche decimale di punti base all\u2019anno.<\/p>\n<p>Ma l\u2019idea che possa essere la Banca europea per gli investimenti (Bei) a propugnare piani di investimenti dei propri Stati membri, e non questi ultimi \u2013 potendo &#8211; a effettuarli, trascura tutta una serie di vincoli e di fattori.<\/p>\n<p>In primo luogo, la Bei non ha mai avuto problemi di provvista. Le sue obbligazioni, classificate AAA da tutte le agenzie di rating, godono di un mercato ampio e pronto ad assorbirle nella misura sinora normale, compresa tra 50 e 70\/80 miliardi di euro per esercizio. <\/p>\n<p>E mai la Bei, malgrado recenti e reiterati aumenti di capitale, ha accordato prestiti per pi\u00f9 di 70\/80 miliardi di euro l\u2019anno, erogandone al massimo 60, per limiti tecnici e statutari.<\/p>\n<p>Limiti che non vennero certo imposti negli Anni Cinquanta del Novecento per motivi di austerit\u00e0, che allora nessuno propugnava, tanto meno la Germania; ma piuttosto per assicurarsi che la Banca operasse con i criteri prudenziali propri del credito.<\/p>\n<p><b>I limiti e le caratteristiche della Bei<\/b><br \/>Il pi\u00f9 importante limite prudenziale imposto alla Bei dal suo statuto (art.16, punto 5), \u00e8 che il totale degli impegni derivanti dai prestiti e dalle garanzie accordati dalla Banca non pu\u00f2 essere superiore al 250 % del capitale sottoscritto, delle riserve, degli accantonamenti non assegnati e dell&#8217;eccedenza del conto profitti e perdite, dedotte le quote di partecipazione, versate o sottoscritte, in altre entit\u00e0.<\/p>\n<p>Su tale base al 31 dicembre 2013 (capitale sottoscritto 243,3 miliardi, riserve e profitti 36,2 miliardi, per un totale di 279,5 miliardi, meno 5,7 miliardi di partecipazioni), il totale degli impegni non poteva superare 680 miliardi di euro, a fronte di prestiti in essere e da erogare per circa 500 miliardi; un margine operativo di 180 miliardi circa, pari a circa tre anni di attivit\u00e0 ordinaria, al lordo dei rientri.<\/p>\n<p>La Banca ha rischiato, in passato, di perdere il rating massimo, in presenza di una massa di crediti di buona qualit\u00e0 e <i>performing<\/i>, ma rimborsabili da debitori caratterizzati anche da rating assai inferiori.<\/p>\n<p>Per ovviare al problema, e affrontare la crisi europea, sono stati effettuati aumenti del capitale sottoscritto della Banca di oltre il 40% nel 2009 (da 164,8 a 232, 4 miliardi di euro) e di altri 10 miliardi nel biennio scorso, quest\u2019ultimo versato, a differenza dei precedenti, per intero.<\/p>\n<p>Abbandonare criteri prudenziali &#8211; tenuto conto che il capitale della Banca \u00e8 rappresentato in misura predominante da impegni degli stati membri (il capitale versato \u00e8 pari al 9% di quello sottoscritto) &#8211; incluso il rapporto di 9-10 a uno tra prestiti e mezzi propri disponibili &#8211; non potrebbe che allontanare dal mercato la Bei, in particolare se fosse la Bce a dovere comprare titoli che il mercato assorbe senza difficolt\u00e0 in tutto il mondo.<\/p>\n<p>Le questioni vanno quindi affrontate dalla politica, e da una politica europea. Sta all\u2019Unione risolvere i problemi europei, senza devolverli alle banche; e alla Grecia risolvere i propri. <\/p>\n<p>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha proposto un nuovo piano di investimenti europeo, che si aggiunge, tra i vari schemi avviati, promessi o inattuati, al cosiddetto Piano Juncker e al pi\u00f9 concreto Quantitative Easing (QE). 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