{"id":30140,"date":"2015-03-31T00:00:00","date_gmt":"2015-03-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/somalia-in-cerca-di-pace-e-stabilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:21:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:21:07","slug":"somalia-in-cerca-di-pace-e-stabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/03\/somalia-in-cerca-di-pace-e-stabilita\/","title":{"rendered":"Somalia in cerca di pace e stabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Pace e stabilit\u00e0 sono da lungo tempo le priorit\u00e0 che la comunit\u00e0 internazionale ha identificato per la Somalia. L&#8217;obiettivo \u00e8 primario soprattutto per un paese che da decenni \u00e8 ostaggio di un conflitto che ha significativamente contribuito a qualificarlo come \u201cstato fallito\u201d a partire da quando, negli anni novanta, i primi interventi internazionali sono miseramente falliti.<\/p>\n<p>Le elezioni del 2012 e l\u2019approvazione del <i>New Deal Compact<\/i> nel 2013 hanno rilanciato il processo di pace e soprattutto la ricostruzione del paese,due processi che sono strettamente interconnessi. <\/p>\n<p>Il 2015 sar\u00e0 un anno cruciale per il processo di pace e ricostruzione con l\u2019approvazione della nuova Costituzione, prevista per fine anno, ed i preparativi per le elezioni del 2016. Tuttavia, in tale contesto, sono ancora numerose le insidie che minacciano la risoluzione della questione somala. <\/p>\n<p><b>Sicurezza ed estremismo<\/b><br \/>Garantire la sicurezza nel paese costituisce uno dei punti cardine nel processo di stabilizzazione somalo. Il principale ostacolo verso il pieno raggiungimento di tale obiettivo \u00e8 sicuramente Al-Shabaab, un gruppo terroristico affiliato ad Al-Qaeda che, pur essendo stato costretto ad indietreggiare a partire dal 2013, continua ad effettuare attacchi mirati contro le istituzioni somale ed i loro sostenitori internazionali. <\/p>\n<p>Gli attacchi condotti tra il 2013 e l\u2019inizio del 2015 in Kenya, nei confronti nella missione dell\u2019Unione Africana, Amisom, e di alcuni hotel dove membri delle istituzioni e della polizia somala erano riuniti, dimostrano che la politica del gruppo terroristico \u00e8 volta a delegittimare le istituzioni somale e a colpire chi le sostiene. <\/p>\n<p>Eppure, rispetto ad altri gruppi terroristici, Al-Shabaab si caratterizza per la sua capacit\u00e0 di aderire ed utilizzare a proprio favore le caratteristiche della societ\u00e0 somala, in primis le relazioni intra ed inter claniche. Il gruppo, infatti, ha dimostrato di sapersi ben adattare alla mutevolezza delle alleanze claniche, e di creare consenso grazie alla peculiarit\u00e0 di unire rivendicazioni nazionalistiche all\u2019ideologia religiosa tipica del salafismo. <\/p>\n<p>Nel tentativo di sconfiggere Al-Shabaab, la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 principalmente concentrata sull\u2019approccio militare, ma la battaglia che potrebbe davvero permettere di interrompere la scia di violenza sembra doversi combattere anche sul piano sociale, economico e politico, e ci\u00f2 sia all\u2019interno sia all\u2019esterno del paese. <\/p>\n<p>Tale battaglia potr\u00e0 essere vinta solo offrendo ai somali delle reali alternative in termini economici, e favorendo l\u2019implementazione di processi politici che siano inclusivi, capitalizzino le peculiarit\u00e0 della tradizione somala e che non vengano percepiti come contrastanti con i tratti culturali e religiosi propri del popolo somalo.<\/p>\n<p>In tale ottica va anche letto il contributo militare di Kenya ed Etiopia ad Amisom. Se \u00e8 infatti indubbio che la loro partecipazione ha permesso di infliggere dei duri colpi ad Al-Shabaab sul piano militare, non si dovrebbe dimenticare che i due paesi sono lontani dall\u2019essere neutrali rispetto all\u2019evoluzione del conflitto somalo. <\/p>\n<p>Nello specifico, questioni territoriali irrisolte e considerazioni legate alla composizione culturale e religiosa dei due paesi potrebbero allargare, anzich\u00e9 ridurre, il consenso per Al-Shabaab, come baluardo dell\u2019Islam e della cultura somala. <\/p>\n<p>Inoltre, Al-Shabaab non \u00e8 l\u2019unica minaccia alla sicurezza del paese. La mancata inclusione dei caratteristici mutamenti di alleanze claniche nel processo politico del paese rappresenta un nodo cruciale, da affrontare con estrema attenzione se si vuole spezzare la spirale di violenza che ha mantenuto il paese in conflitto finora. <\/p>\n<p>Sottovalutare questo aspetto significherebbe mettere un\u2019ipoteca inestinguibile sul processo di pace e sul futuro del paese come dimostrano le difficolt\u00e0 nella creazione di un\u2019amministrazione nello Juba e gli scontri nello Shabelle meridionale e nel Gedo del 2014. <\/p>\n<p><b>Costruire uno stato federale inclusivo<\/b><br \/>La questione del federalismo somalo \u00e8 un\u2019altra sfida fondamentale del processo di stabilizzazione come delineato dal <i>Compact<\/i> approvato nel 2013. <\/p>\n<p>Il <i>Somali Compact Progress Report<\/i>, presentato nel novembre 2014 al Forum di Copenhagen tra i partner internazionali e presieduto dalle Nazioni Unite e dal presidente del governo somalo, registra dei progressi nel dialogo tra il governo federale e le amministrazioni decentrate, in particolare la ripresa dei rapporti con il Puntland, interrotti nel 2013, e il dialogo con l\u2019amministrazione ad-interim dello Juba. <\/p>\n<p>Tuttavia, rimane irrisolta la questione dell\u2019amministrazione delle regioni centrali, per cui il processo di formazione amministrativa sembra soffrire enormemente delle divisioni tra clan. <\/p>\n<p>Inoltre, la questione del Somaliland, il quale beneficia di uno statuto particolare anche riguardo all\u2019implementazione del <i>Compact<\/i>, pone dei seri interrogativi riguardo al suo ruolo all\u2019interno della Somalia federale. <\/p>\n<p>Inevitabilmente, il Somaliland potrebbe fungere da precedente ed alimentare ulteriormente le spinte autonomiste delle varie regioni da costituirsi in stati federati con una conseguente incertezza circa la ripartizione delle competenze all\u2019interno dello stato federale, da approvarsi con la Costituzione a fine del 2015. <\/p>\n<p>Tuttavia, una spinta positiva \u00e8 da registrarsi grazie all\u2019approvazione da parte di governo e parlamento della Commissione per i confini ed il federalismo, incaricata di valutare i confini degli stati (gi\u00e0 esistenti o nascenti) e risolvere eventuali dispute territoriali. <\/p>\n<p>Ancora una volta l\u2019efficacia di tale misura dovr\u00e0 essere valutata in base alla sua capacit\u00e0 di costituirsi come processo inclusivo, poich\u00e9 nel precario equilibrio istituzionale somalo ignorare anche solo una delle voci potrebbe determinare innumerevoli passi indietro. <\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pace e stabilit\u00e0 sono da lungo tempo le priorit\u00e0 che la comunit\u00e0 internazionale ha identificato per la Somalia. 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